Mafia Capitale, Gabrielli All'antimafia: "4 comuni a rischio scioglimento"

06 agosto 2015, Americo Mascarucci
Ci sarebbe anche il tranquillo Sant’Oreste, centro posto alle pendici del Monte Soratte a pochi chilometri da Roma fra i comuni che, secondo quanto riferito dal Prefetto della Capitale Franco Gabrielli di fronte alla Commissione Parlamentare Antimafia, rischierebbero lo scioglimento per mafia. Gli altri che correrebbero lo stesso rischio sono i vicini Morlupo, Sacrofano e Castelnuovo di Porto. 

Il Prefetto è stato ascoltato dalla Commissione in merito alle risultanze dell’inchiesta Mafia Capitale e soprattutto sui contenuti della relazione che lo stesso Gabrielli ha inviato al Ministro degli Interni Angelino Alfano sullo stato delle infiltrazioni mafiose nel governo capitolino. A sorpresa il
Mafia Capitale, Gabrielli All'antimafia: '4 comuni a rischio scioglimento'
Prefetto ha evidenziato come le infiltrazioni siano andate ben oltre i confini della Capitale interessando anche parte dell’hinterland. “Non mi pare sia da sottovalutare il campanello d'allarme che risuona in altre località della provincia di Roma – ha spiegato Gabrielli in audizione - dove di recente si sono verificati gravi episodi di mala amministrazione e si è reso necessario procedere alla sospensione dei sindaci di Marino e Guidonia, entrambi arrestati per gravi fatti di corruzione. 

Roma e la sua provincia presentano fattori che continuano a renderle permeabili ai traffici illeciti delle organizzazioni criminali». 

Poi annuncia: «Ho quattro comuni - Morlupo, Sacrofano, Castelnuovo di Porto e Sant'Oreste - a rischio scioglimento, che sono stati oggetto di accessi delle commissioni. Nei prossimi giorni definiremo una valutazione che porteremo all'attenzione del ministro dell'Interno». 

Quattro comuni dunque della Provincia di Roma potrebbero ritrovarsi sciolti per mafia, e questa è la prima volta che un provvedimento del genere va a riguardare località poste a nord di Roma. In passato infatti erano stati interessati soltanto quelli situati più a sud della Capitale, in particolare quelli in Provincia di Latina, più vicini alla Campania. Si tratta ovviamente al momento soltanto di un’ipotesi visto che comunque la parola finale sull’eventuale scioglimento di questi comuni, spetterà al Consiglio dei Ministri. Tuttavia l’analisi tracciata dal Prefetto di Roma davanti alla commissione è a dir poco devastante. “L'attività illegale di Massimo Carminati e soci – ha spiegato – è la naturale evoluzione di un modello copiato da Cosa Nostra degli anni '70-80 con l'insediamento a Roma del cassiere Giovanni Pippo Calò, uomo capace di intessere alleanze sia con la delinquenza della Banda della Magliana sia con frange dell'estremismo nero. i sodalizi storici vedono la Capitale come un terreno strategico per il riciclaggio del denaro sporco, tant'è che la mappa della criminalità organizzata nell'area di Roma individua attive affiliazioni delle tre mafie storiche ognuna in zone precise, il che lascia supporre un accordo spartitorio sia per zone che per interessi». 

“Questa divisione – spiega Gabrielli - è articolata con la presenza della 'ndrangheta per il riciclaggio tramite la acquisizione di immobili e attività commerciali, con 'ndrine del Vibonese, Crotonese e Reggino che hanno intessuto rapporti con i sodalizi romani, soprattutto i Casamonica. La Camorra, invece, si concentra in alcune zone ben precise della Capitale, oltre all'investimento di capitali sporchi nel mercato immobiliare del Centro storico i sodalizi campani sviluppano le proprie attività illecite nei quartieri dell'Esquilino con il clan Giuliano, e di Ostiense con il clan Zaza in collegamento con i Mazzarella con interessi sulle attività di ristorazione e alberghiere, ma anche traffico di stupefacenti con il clan Moccia a Tor Bella Monaca. E ancora - sottolinea Gabrielli - Cosa Nostra fa riferimento alla famiglia Triassi e concentra i propri interessi sul riciclaggio a Ostia insieme al clan Fasciani».

Insomma chi pensava che la mafia fosse un affare tutto meridionale dovrà rivedere certe convinzioni. A Roma non si incontrano certo picciotti armati di lupara e coppola, ma distinti signori che fanno i loro affari all’ombra delle cosche e ben inseriti ovunque sotto l’apparente immagine rispettabile e buonista. 

Uno scenario da brivido.

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