Ballottaggio Roma, Piso: «Primo: combattere Marino. Secondo: rilanciare il Pdl»

06 giugno 2013 ore 11:52, Francesca Siciliano
Ballottaggio Roma, Piso: «Primo: combattere Marino. Secondo: rilanciare il Pdl»
«Basta con questa “discontinuità” come clava contro Alemanno: è solo uno slogan». Vincenzo Piso, deputato Pdl e coordinatore regionale del Lazio, intervistato da IntelligoNews traccia il quadro completo della situazione politica capitolina (e a due giorni dal ballottaggio) su tutte le «non-proposte» di Ignazio Marino: «L'Uomo di Bettini». Dunque si scrive Marino ma si legge Bettini? (ride) «Esatto. Bettini da qualche anno è il deus ex machina della sinistra capitolina. Ma non mi sembra ci sia da stupirsi». Siete riusciti a farlo capire ai romani? «Questo non ci interessa né deve interessare ai romani. I cittadini, al contrario, dovrebbero capire che quelle di Marino in realtà sono non-proposte: ad oggi, infatti, il candidato piddì non ha mai affrontato in maniera seria, chiara e decisa i grandi temi che interessano la Capitale». Ci faccia un esempio. «Cosa vuol fare Marino in materia di rifiuti? E sul tema dei servizi sociali? Alemanno, al contrario, ha alle spalle cinque anni di amministrazione. E ha voglia di dialogare con la cittadinanza romana per venire incontro a tutte le esigenze più disparate». Riuscirà a garantire la discontinuità invocata da Alfio Marchini? «Il discorso della discontinuità è un discorso che, visto nella realtà, è una stupidaggine. Perché ogni amministrazione, quando succede alla precedente, inevitabilmente deve accollarsi una serie di scelte e responsabilità già intraprese prima. E tanto più queste scelte sono di carattere strategico, tanto più pesano». Ci può fare, anche in questo caso, un esempio? «La metropolitana B1 sulla quale l'amministrazione Alemanno è stata duramente criticata e per la quale sono stati spesi 750milioni di euro». Non è servita? «Ha una frequenza di 10 minuti. Le metropolitane hanno un senso se transitassero ogni due, massimo tre minuti. Ma così...». Quindi? «Quindi torno al punto di partenza: la discontinuità è uno slogan. La verità è che l'amministrazione dovrebbe dialogare con i cittadini. Cosa che spesso non viene fatta perché si pensa più a perorare gli interessi forti». L'astensionismo al primo turno caratterizzerà anche il secondo? «L'astensionismo è un problema che effettivamente abbiamo riscontrato in maniera fortissima: l'attenzione degli italiani nei confronti della politica è calata  notevolmente». Colpa di chi? «La politica ci ha messo del suo...». Come convincerete gli astenuti a recarsi alle urne? «Stiamo facendo capire ai cittadini che votare per il sindaco della Capitale è importante. E in più dobbiamo far capire quali sono stati i meriti della giunta Alemanno». Quali sono stati? «Temi di assoluta importanza. Il risanamento economico in primis: non scordiamoci che la giunta uscente si è trovata ad operare in una situazione di crisi economica senza precedenti. E nonostante tutto ci è riuscita. Non mi sembra poco». Continui. «Quel pacchetto di norme varate per Roma Capitale, che hanno dato alla nostra città un grande potere amministrativo e di governance in grado di fare la differenza. Roma non può essere governata allo stesso modo di una cittadina come Varese: merita delle norme specifiche e delle attenzioni ad hoc». Quali sono stati gli errori commessi da Alemanno in campagna elettorale? «Partiamo col dire che errare è umano. Ma tutto sommato credo che la campagna elettorale del sindaco sia stata condotta proprio per portare avanti tutte quelle battaglie di interesse per i romani». Quindi è andato tutto per il meglio? «Quando si comunica vi è bisogno che ci siano orecchie interessate ad ascoltare. E comunicare in alcuni casi non è facilissimo...». Se Alemanno perdesse si accontenterebbe di fare il consigliere di opposizione in Comune? «Per farmi questa domanda vuol dire che non conosce bene Gianni Alemanno...». Chiedo a lei proprio perché lo conosce meglio di me. «Alemanno è un uomo dotato di un forte senso del lavoro e di una capacità di confrontarsi che non ha eguali. Se (facendo gli scongiuri del caso) non dovesse riconquistare il Campidoglio farebbe il consigliere comunale. Cos'altro?». Magari guardare a questa nuova Alleanza Nazionale che sta nascendo alla destra del Pdl? «Alemanno ha già chiarito in diverse occasioni di non essere interessato a progetti virtuali. Lui fa parte del progetto Pdl, un partito ampiamente premiato dai nostri elettori, un'esperienza vincente, senza se e senza ma». Questa difesa del Pdl è a nome di Alemanno o di Piso? «E' il mio pensiero sul Pdl. Ma non credo che quello del sindaco sia molto distante dal mio». Nel Pdl c’è un dibattito interno tra chi sostiene che basti il Cavaliere per vincere e chi, come «Cicchitto, vuole strutturare il partito. Lei a quale scuola appartiene? «Non penso ci sia una contrapposizione. Anzi: possiamo far convivere un grande leader (che gli altri non hanno) e un partito che si andrà sempre più a strutturare sul territorio. Le pare poco?».    
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