Caffè mob al Virgilio contro i genitori anti- blitz per droga: "Sconcertante protesta"

07 aprile 2016 ore 13:43, Americo Mascarucci
Un "caffè mob" per la preside anti-droga del Liceo Virgilio di Roma.
Una trentina di presidi romani accompagnati da qualche docente e da un gruppo di genitori hanno inscenato  la "colazione di solidarietà" con Irene Baldriga, la preside del liceo Virgilio da settimane al centro, di forti polemiche dopo il blitz dei carabinieri nel cortile dell'istituto per arrestare uno studente di 19 anni mentre spacciava un grammo e mezzo di hashish a un suo compagno 14enne. 
Il Corriere della Sera racconta di un vero e proprio braccio di ferro in atto tra la preside dell'Istituto e una rappresentanza di genitori che poco hanno gradito l'intervento delle forze dell'ordine. 
I genitori ci stanno a precisare di non essere affatto favorevoli al consumo di droga a scuola e di non voler in nessun modo difendere lo spacciatore arrestato ma di contestare le modalità del blitz delle forze dell’ordine che avrebbe, stando a quanto riferiscono "terrorizzato2 i figli minorenni alcuni dei quali hanno subito perquisizioni.
Però certamente gli attacchi alla preside non sono stati un bel segnale e sono sembrati invece più interessati a minimizzare o peggio giustificare certi "comportamenti illeciti". Come se la scuola sia il luogo in cui è lecito fare tutto e dove le forze dell'ordine non dovrebbero avere nemmeno diritto di accesso. 

Caffè mob al Virgilio contro i genitori anti- blitz per droga: 'Sconcertante protesta'
Dopo la lettera di solidarietà da parte di 61 docenti del liceo, a sostenere l’operato della preside scende in campo anche l’Anp (Associazione nazionale presidi). 
"La collega ha fatto soltanto il suo dovere chiamando le forze dell’ordine — spiega Mario Rusconi, responsabile dell’associazione per Roma e Lazio — è un pubblico ufficiale e la scuola non è certo un’area che gode di extraterritorialità. Non avrebbe potuto opporsi all'entrata dei carabinieri perché avrebbe commesso un reato e provare a impedirlo sarebbe stato anche un segnale educativamente disdicevole, come sancire che la scuola è una zona franca dove tutto è permesso e si può anche spacciare. E’ chiaro che si deve puntare sul dialogo e il coinvolgimento dei ragazzi sul tema delle tossicodipendenze, dei pericoli, dei motivi psicologici che ci sono dietro. Ma quello era il momento di ristabilire la legalità e a tutela dell’istituzione scolastica, del personale della scuola, degli studenti e delle loro famiglie". 

Rusconi denuncia anche il clima di ostilità che si è creato intorno alla preside stessa: "E’ stata minacciata, rincorsa per i corridoi, insultata con frasi sessiste e il giorno dopo si è trovata anche i cancelli dell’istituto sigillati con il silicone — racconta ancora il responsabile dell’Anp — ci sono alcuni studenti che sfruttano i momenti di turbolenza come una palestra per la loro futura vita politica. Per noi invece la scuola è una palestra di democrazia sia per chi entrerà in Parlamento che per chi farà il fruttivendolo. Ma il fatto più grave — conclude Rusconi — è stato l’assordante silenzio delle istituzioni: dai sindacati al ministero, nessuno si è fatto avanti per dire una parola di conforto alla collega. E’ facile parlare del preside sceriffo che spara su docenti e studenti per poi sfilarsi da qualsiasi tipo di partecipazione e solidarietà nei momenti difficili. Noi invece siamo al suo fianco con un caffè mob e regaleremo alla preside anche una tazza-ricordo".

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