Mafia Capitale: dai filoni d'inchiesta collaterali arrivano le prime condanne (e il PD non è salvo)

07 gennaio 2016 ore 16:06, Luca Lippi
Che fine ha fatto il maxi processo a Mafia Capitale? Riprenderemo a parlarne non appena riprende l’attività giudiziaria sull’inchiesta originaria, al momento si può parlare dei vari filoni dell’inchiesta denominata “Mafia Capitale” che corrono paralleli all’inchiesta centrale, e uno di questi è appunto il filone dal quale esce con le ossa rotte l’ex assessore alla casa del comune di Roma, Daniele Ozzimo (quota PD nella giunta dell’ex sindaco di Roma Ignazio Marino) condannato a 2 anni e due mesi di reclusione; 2 anni e 4 mesi di reclusione all'ex consigliere comunale di Centro democratico Massimo Caprari. La decisione è stata presa dal gup Alessandra Boffi, che ha interamente accolto le richiesta dei pm Paolo Ielo, Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini per l'accusa di corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio.

Mafia Capitale: dai filoni d'inchiesta collaterali arrivano le prime condanne (e il PD non è salvo)
Ozzimo, secondo l'accusa, avrebbe accettato una tangente di 20 mila euro sotto forma di contributi elettorali nel maggio del 2013 e ottenuto l'assunzione di un'amica al Bioparco. In cambio l'ex assessore si sarebbe speso per far lievitare i fondi per i lavori di pulizia delle spiagge e la manutenzione del verde pubblico appaltati alle coop di Salvatore Buzzi nel X municipio, quello di Ostia, sciolto per mafia. La responsabilità penale si è confermata anche per Gerardo e Tommaso Addeo (collaboratori di Luca Odevaine ex capo di gabinetto del sindaco Valter Veltroni, poi al vertice della polizia provinciale con Nicola Zingaretti), che hanno avuto un anno e dieci mesi. Due anni e due mesi li ha avuti Paolo Solvi (Udc). Sempre oggi, altri 4 imputati hanno patteggiato la pena. Due anni e otto mesi per Francesco Ferrara, due anni e sei mesi per Domenico Cammisa, Salvatore Menolascina e Carmelo Parabita, oltre alla confisca di 400mila euro: sono queste le condanne che gli ex dirigenti della cooperativa 'La Cascina'hanno concordato, d'intesa con la Procura di Roma, davanti al gup Alessandra Boffi. 
Erano accusati di concorso in corruzione nei confronti di Luca Odevaine, il quale, come componente del Tavolo di Coordinamento Nazionale sull'accoglienza per i richiedenti e i titolari di protezione internazionale, avrebbe ricevuto dai quattro "la promessa di una retribuzione di 10mila euro mensili, aumentata a 20mila dopo l'aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile del 2014 relativo all'appalto per la gestione del Cara di Mineo", affinché si creassero le condizioni per assegnare i flussi di immigrati alle strutture gestite dal gruppo La Cascina, previo accordo con i dirigenti della stessa cooperativa del contenuto del bando.

autore / Luca Lippi
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