Roma, il Piano Rom o Fake Plan di Virginia Raggi: cosa non torna

07 giugno 2017 ore 16:52, Luca Lippi
Il 'Piano di superamento dei campi rom', di Virginia Raggi, annunciato con inadatti trionfalismi altro non sarebbe che un simil Fake Plan. Chissà in quanti si saranno fatti la domanda di quale sarebbe stato il destino di centinaia di rom evocati nel piano del sindaco della Capitale. Beh il conto è presto fatto.

Il piano vero della Raggi - In sintesi l’unica azione concreta fissata dalla Raggi prevederebbe, secondo il Piano operativo stabilito dalla stessa amministrazione, entro la primavera del 2021 la fuoriuscita dall’insediamento di La Barbuta e Monachina di una decina di famiglie per una spesa a famiglia pari a 345.454 euro ed una spesa procapite superiore ai 63.000 euro. Somme gestite da chi vincerà l’appalto di prossima uscita e molto rilevanti.
Roma, il Piano Rom o Fake Plan di Virginia Raggi: cosa non torna
I gap del progetto - Il progetto ha come punto di partenza un target di riferimento, i 505 rom di origine bosniaca e macedone presenti a La Barbuta e i 113 rom di origine prevalentemente bosniaca residenti a Monachina per un totale di 113 nuclei familiari. Quale però il target reale destinatario dell’azione? Il Fatto Quotidiano spiega: “Si stima che circa il 10% dei rom presenti nei campi deciderà di sottoscrivere il Patto di Responsabilità Solidale e di partecipare attivamente ai percorsi di accompagnamento all’occupazione e alla casa”. I risultati attesi dall’Azione prevedono infatti il coinvolgimento, entro la fine del progetto, di soli ‘60 individui’. Saranno pertanto una decina le famiglie rom, ad uscire entro il 2021 dai due insediamenti. Che resteranno lì, con soli 60 ospiti in meno.
E così anche nel 2017 i rom continueranno a stare nei campi, i giornalisti saranno costretti ancora ad ascoltare il nulla, Virginia Raggi a cercare di raccapezzarci qualcosa da questa esperienza di sindaco della Capitale e Beppe Grillo a fare la fronda nel tentativo di mantenere viva l’attenzione sul M5S e non sui suoi fallimenti nel concreto. Il teatrino, però, potrebbe finire in autunno, dopo le elezioni politiche, a Roma, sarà probabilmente un’altra storia.

Il giubilo di Beppe Grillo – Ha commentato sul suo blog Beppe Grillo: “Applausi per Virginia Raggi e l’amministrazione 5 Stelle di Roma. Quella dei campi rom era una questione che nessuno aveva mai chiuso, forse neppure affrontato, ma sulla quale tanti (troppi) hanno magnato. Da adesso si inizia a chiuderli, per sempre. E i soldi per farlo ce li facciamo dare dall’Unione Europea, nessun costo extra per i romani. Un capolavoro”.

La Raggi spiega - Ha scritto il sindaco della Capitale sulla sua pagina Fb: “Oggi ho annunciato che finalmente nella Capitale saranno superati i campi rom. Partiremo da subito intervenendo in due campi, La Barbuta e La Monachina, che ospitano oltre 700 persone. Mettiamo così fine alla mangiatoia dei soldi dei cittadini che per anni c’è stata con Mafia Capitale: fondi pubblici finiti nelle tasche della criminalità. Abbiamo ottenuto 3,8 milioni di euro dall’Unione Europea che investiremo in questo progetto”. L’annuncio è risuonato su tutti i quotidiani locali e nazionali senza però ulteriori dettagli che finalmente, grazie alle doti ‘investigative’ del Fatto Quotidiano, siamo riusciti a conoscere.

La verità sui fondi europei - Il merito di aver avuto accesso ai fondi europei va alla Giunta Marino. E’ grazie alla sua ultima delibera, la numero 350 del 28 ottobre 2015 che sono stati intercettati i 3,8 milioni di euro dalla Commissione Europea per essere destinati al progetto. Quest’ultimo è stato riscritto totalmente solo nell’aprile 2017 dalla Giunta Raggi. 
Sul fronte scuola “sarà favorito l’obiettivo specifico che prevede di favorire i processi di prescolarizzazione e di scolarizzazione dei bambini rom”. Nell’ambito del lavoro si sottolinea come “l’incremento dell’occupazione tra rom contribuirà a diminuire il tasso di criminalità”. Sull’abitare la Giunta avanza l’impegno generico, per chi non è autosufficiente ad attivare “interventi di supporto finanziati dall’Unione europea” mentre sul versante salute si implementerà la medicina preventiva e l’educazione alla salute”. In sostanza una sorta di granaiuola di banalità propulsive di populismo fine a se stesso.

In conclusione – Allo stato dell’arte, a Roma non si vede luce all’ombra di mondezza sparsa nelle strade e rami degli alberi che toccano terra. I marciapiedi sono impraticabili, dalla capitale sta migrando il terziario privato e la sicurezza è sempre meno percepita. Ora anche mettersi a ignorare i romani superstiti, sembrerebbe obiettivamente troppo. 

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autore / Luca Lippi
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