Roma, troppe cadute sui marciapiedi. Consigli legali: come non rimetteterci caviglie, tempo e soldi

07 maggio 2014 ore 11:34, Micaela Del Monte
Roma, troppe cadute sui marciapiedi. Consigli legali: come non rimetteterci caviglie, tempo e soldi
A Roma le buche sono l'incubo più grande di automobilisti, motociclisti e soprattutto ciclisti e se pensate che girare a piedi vi renda meno vulnerabili, vi sbagliate di grosso.
Le buche romane non "infestano" solamente le strade, ma anche i marciapiedi e questo fa sì che ogni qual volta che qualcuno ha voglia o necessità di fare una passeggiata o di uscire privo di mezzi di locomozione rischia di giocarsi caviglie, ginocchia e braccia, nell'incappare in radici di albero che gonfiano il terreno, in crateri nell'asfalto o in lastre porfido grigio che ballano pericolosamente. Tutti trabocchetti che tendono a causare gli stessi danni delle deformazioni stradali che troviamo al centro delle carreggiate in strada. Dalla periferia al centro, da nord a sud, ovunque uscire con passeggino o in carrozzella se si ha qualche handicap motorio, si trasforma in un lungo percorso a ostacoli, soprattutto se si è anziani. Roma è in balia delle buche di qualsiasi dimensione e di qualsiasi profondità. I referti dei pronto-soccorso capitolini parlano di cadute accidentali, traumi dai più leggeri ai più gravi con conseguenze a volte tragiche che hanno portato a emorragie cerebrali e alla morte.
Roma, troppe cadute sui marciapiedi. Consigli legali: come non rimetteterci caviglie, tempo e soldi
"Naturalmente nei nostri sistemi informatici con cui classifichiamo l'ingresso dei pazienti da prendere in cura - spiega Massimo Magnanti, medico del pronto soccorso del San Giovanni e segretario del Sindacato dei professionisti dell'emergenza sanitaria - non e prevista una voce ad hoc per la caduta da marciapiede, anche perché si presuppone non debba essere un problema; eppure l'evento, che finisce catalogato fra incidenti stradali o cadute accidentali, e tra i più frequenti. Capita spesso di avere a che fare con contusioni o fratture provocate da episodi che di per se sembrano banali, ma che in persone particolarmente fragili possono arrecare danni di una certa importanza". Ma dopo, che fare? Non sempre i i cittadini denunciano. La giurisprudenza parla di cause che durano, tra primo grado, ricorsi e appelli, anche fino a dieci anni per ottenere un risarcimento dal Comune o dall'ente pubblico o privato responsabile. L'orientamento della Cassazione e per la "presunzione di responsabilità per danni da cose in custodia". Praticamente paga chi dovrebbe "vigilare" sul tratto di marciapiede disastrato. E i singoli Municipi, portati in tribunale dai pedoni feriti, possono a loro volta rivalersi sulle ditte appaltatrici a cui e stata affidata la manutenzione. L'importante e dimostrare il "nesso causale tra l'infortunio generato dall'insidia e i danni riportati". Quindi, se si incappa in qualche marciapiede "disfatto" gli esperti legali consigliano: chiedere subito l'intervento dei vigili urbani; scattare qualche foto dal cellulare del luogo dell'incidente; fare mettere a verbale i testimoni dell'accaduto; recarsi subito al pronto soccorso per farsi refertare anche se le lesioni non sono evidenti, ma si ha dolore.
caricamento in corso...
caricamento in corso...