Amato (Popolo della Famiglia): "Ma quale movimento mono-tema: le nostre idee e la differenza coi 5S"

07 marzo 2016 ore 11:28, Marco Guerra
“Porteremo a votare gli elettori che hanno già bruciato le tessere elettorali”. Gianfranco Amato, cofondatore insieme a Mario Adinolfi del Popolo della famiglia, spiega ad IntelligoNews le ragioni della discesa in campo e della necessità di far nascere una nuovo partito politico fondato sulla famiglia. “Non siamo un movimento mono tema – sottolinea l’avvocato membro del comitato promotore del Family day – la famiglia è il prisma attraverso cui guardare tutte le questioni sociali”.

Qual è il programma per le amministrative? Governare un ente locale quale politiche familiari implica?

Amato (Popolo della Famiglia): 'Ma quale movimento mono-tema: le nostre idee e la differenza coi 5S'
“Sfatiamo la prima obiezione: non siamo un movimento mono-tematico. La famiglia non è un tema ma il tema. Come disse Giovanni Paolo II nel 1998 parlando ai membri della giunta della Regione Lazio: “La famiglia è il prisma attraverso cui considerare tutti i problemi sociali e attraverso cui passano tutte le questioni politiche”. Quindi abbiamo un programma nutrito ed esaustivo di 319 pagine si chiama compendio della Dottrina sociale della Chiesa, lì c’è tutto. Certo ormai è considerato dai politici sedicenti cattolici uno strumento arrugginito, ma sta a noi portarlo fuori dal cassetto. Per esempio ci chiedono sui temi pratici come l’immigrazione come la pensate lei ed Adinolfi. Il nostro programma è molto chiaro anche su questo, al punto 298 del IV capitolo, lettera F, si prevede che la regolamentazione dei flussi secondo criteri di equità e di equilibrio è una delle condizioni indispensabili per ottenere che gli inserimenti avvengano con le garanzie richieste per la dignità della persona umana. Il compendio parla di tutto non solo di famiglia, lavoro, economia…ma anche di ambiente. C’è tutto e molto di più dei programmi fumosi degli altri partiti”.

Quindi la famiglia è la parola chiave per…

“Ribadisco, è il prima attraverso cui rappresentare tutti i problemi sociali e tutte le questioni politiche, la famiglia non è uno dei tanti capitoli di una programma fumoso. E Giovanni Paolo II non stava parlando all’Onu quando ha pronunciato queste parole ma ai membri di una giunta regionale”.

Vuole dire che anche gli enti locali sono importanti nella battaglia per la famiglia?

“I Comuni possono fare tantissimo per la famiglia. Poi è noto che politica italiana a tutti i livelli è anti-familista. Anche in Francia e Germania c’è più attenzione, penso ad esempio al quoziente famigliare. In Italia invece abbiamo sempre avuto una politica anti familista che Renzi sta portando avanti. Ecco, noi ci permettiamo di invertire questa politica dopo settant’anni, perché devo dire che anche ai tempi della Dc non c’è stata grande attenzione per la famiglia. Questo governo ha poi dimostrato che 14 milioni di famiglie eterosessuali valgono meno di 7000 sedicenti coppie omosessuali. Con riconoscimento di questo nuovo modello familiare introdotto dalle unioni civili, perché il 12 comma parla espressamente di vita famigliare, l’Italia dimostra che non si preoccupa di tutelare la famiglia indicata nell’articolo 29 della Costituzione ma di inventare un nuovo modello di famigliare”.

Quali sono i vostri avversari e i vostri "amici"?

“Sono avversari tutti quelli che sono a favore di un modello alternativo di famiglia e Roma mi pare che tutti i candidati sono a favore delle unioni civili. A Roma chi non vuole un candidato favorevole a tutto questo può votare Mario Adinolfi sindaco. Nostri amici sono tutti coloro che si riconoscono in questa grande metafora di Giovanni Paolo II: quelli che credono che la famiglia sia la cellula della società da cui deve ripartire la ricostruzione del tessuto sociale. Amici sono tutti coloro che hanno a cuore fermare la corsa verso il nulla. Adesso tenteranno di introdurre le adozioni, ci sarà il salva Vendola per rendere legale l’utero in affitto. Ecco noi vorremmo arrestare questa deriva antropologica. Tutto nasce dal grande tradimento infame del 25 febbraio, se si fosse fermato il ddl Cirinnà, e Alfano non avesse votato la fiducia, non sarebbe nato il Popolo della famiglia. Questo tradimento ha determinato un vuoto di rappresentanza e la necessità di scendere in campo. Ora non c’è altra possibilità che costruire dal basso, evitando gli errori di Ferrara e Magdi Allam. Noi dobbiamo ripercorrere lo schema vincente dei grillini. Questa è un’occasione che non si poteva perdere”.

Roma e i romani secondo voi non avevano alternative?

“I romani che non vogliono modello alternativo di famiglia hanno come unica lista di riferimento il Popolo della famiglia”.

Mercoledì la riunione coi “compagni di viaggio” del Family day...

“Il Comitato nazionale difendiamo i nostri figli ha una funzione distinta, sono due realtà autonome, sarebbe un errore se il Comitato diventasse soggetto politico. Il Comitato deve continuare con la sua funzione che ha svolto benissimo finora con indiscussa e autorevole guida di Massimo Gandolfini, nei cui confronti nutriamo massima stima. Noi tenteremo di cambiare i numeri in parlamento”.

Come partito volete strutturarvi e allargare la base con i congressi locali?

“La storia dei congressi è vecchia, noi vogliamo ripetere la storia dei Cinque stelle. Il vangelo dice 'imparate dai figli delle tenebre'. Loro sono stati bravi, va detto loro chapeau! Ma non hanno avuto successi eclatanti, basta vedere come è andata a Parma. A differenza dei Cinque stelle che hanno un popolo virtuale, noi abbiamo un popolo reale. Tutta gente incontrata per l'Italia. Io ho mangiato a casa loro, ci ho perfino dormito in alcuni casi. Ho battuto l’Italia in lungo e largo tutti i giorni. Sono volti concreti. I Cinque Stelle sono un popolo aggregato sulla rete e c’è una grande differenza”.

Cosa rispondete a coloro che dicono portate via voti al centro-destra facendo una favore a Renzi?

“L’ultimo incontro che ho fatto prima della nascita del partito è stato a Pescara, dove c’erano 800 persone e un tizio che mi confessato di aver bruciato il certificato elettorale dopo il tradimento Alfano. Io gli ho dato i mie recapiti e il giorno dopo annunciato il Popolo della famiglia mi chiamato dicendomi solo “Dio vi benedica, ora so chi votare”. Quello è uno che non avrebbe votato più niente. La nostra aspirazione è far tornare a votare quella stragrande maggioranza italiani che già si astiene e che dopo il tradimento di Alfano avrebbe visto aumentare le sue schiere. L’unica possibilità che abbiamo di portare alle urne questa gente è far crescere il Popolo della famiglia, non c’è ne sono altre”.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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