Rizzo (Pc): "Sabato a Roma riparte il comunismo. Il riformismo è finito"

07 novembre 2014 ore 9:40, Andrea De Angelis
Venticinque anni dopo la caduta del muro di Berlino torna il mito della rivoluzione russa con l'evento "Viva la rivoluzione sovietica!", che si terrà sabato 8 novembre a Roma al Centro Congressi di via dei Frentani 4. IntelligoNews ne ha parlato con Marco Rizzo, segretario del Partito Comunista...  
Rizzo (Pc): 'Sabato a Roma riparte il comunismo. Il riformismo è finito'
    Sabato a Roma tornano i comunisti? «Sì e con un chiara visione teorica di quello che sono i comunisti». Ovvero? «Ovvero con un riferimento preciso alla rivoluzione sovietica e al marxismo-leninismo che è stato abbandonato in larga parte dagli anni di Chrušcëv per arrivare a Gorbacëv con tutti i disastri che ne sono derivati.  Noi sosteniamo da un punto di vista teorico che non è fallito il socialismo, quello che ha portato un Paese medievale come la Russia degli zar del 1917 a diventare la seconda potenza industriale del mondo dopo soli vent'anni. Una nazione che ha saputo battere il nazismo e stare in parità nella Guerra fredda...». Il muro è però caduto da un quarto di secolo... «Quello fu il fallimento del revisionismo del socialismo. Il socialismo c'è con Lenin e con Stalin, ma con l'arrivo di Chrušcëv, il Ratzinger comunista (ride), vengono introdotti elementi di mercato e viene distrutta la costruzione organizzativa del partito e nonostante tutto ci vorranno trent'anni per mandare definitivamente a quel paese la baracca con Gorbacëv». Per sconfiggere il capitalismo è necessaria, dite, una rivoluzione, ma non crede che per far scendere i cittadini in piazza serva, paradossalmente, ancora più povertà? Nel 1917 in Russia non vi era il benessere dell'Italia odierna... «Pensiamo però all'innovazione tecnologica, i prodotti vengono prodotti in pochissimo tempo, funzionano meglio e quindi si potrebbe lavorare tutti e molto meno. In realtà il socialismo funzionerebbe molto di più in una società altamente tecnologica ed avanzata». Rizzo, ma a pancia piena ha mai visto fare una rivoluzione? «Il mio è un dato oggettivo, poi c'è il dato soggettivo che è quello che mi dice lei, cioè che dentro il meccanismo di una società come la nostra l'individualismo la fa da padrone.  Anche la cultura stessa dei lavoratori lo dimostra: gli operai si mobilitano ormai, ma non per colpa loro, sia chiaro, bensì della sinistra e del revisionismo che ci è stato, solo quando sono licenziati! Non c'è solidarietà, c'è mobilitazione individuale». Bisogna mobilitarsi il giorno prima di essere assunti, dice lei, e non il giorno dopo essere stati licenziati... «L'elemento dell'attribuzione della coscienza è fondamentale per definirsi come classe collettiva, altrimenti è come le tasse per la Sanità: se nessuno le pagasse quando devo andare al Pronto Soccorso troverei chiuso, invece voglio trovare aperto». Quindi Renzi ha già vinto la battaglia con i sindacati se nell'Italia del 2014 si muove solo chi è licenziato... «Questo sindacato non fa paura a Renzi perché sta dentro un'ipotesi di società assolutamente concertativa, di cogestione, ma quei margini lì di riformismo sono esauriti! Potevano ancora funzionare negli anni '60 e '70 quando il contesto geopolitico in cui era immersa l'Italia era diverso, oggi siamo un Paese di provincia! Non c'è una sola lotta offensiva, non ne esiste una: sono tutte lotte difensive, su vertenze di chiusura di aziende». Chi deve venire dunque sabato a Roma? «Vogliamo giovani pronti a vivere una contestazione durevole e vera per il cambiamento! Vogliamo lavoratori che vivono la contraddizione di questo sistema ingiusto sulla propria pelle». Chi non volete invece? «Nessun politico della sinistra radicale degli ultimi venti anni, quelli che sono pronti a cambiare nome, da 'L'Arcobaleno' alla 'Rivoluzione Civile', persone pronte ad abbassare la bandiera rossa pur di rientrare in Parlamento».    
caricamento in corso...
caricamento in corso...