Parco del Colosseo, il Tar manda (ancora) ko Franceschini: vince la Raggi

08 giugno 2017 ore 9:07, Americo Mascarucci
Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso con il quale il Comune di Roma contestava il decreto di istituzione del Parco del Colosseo, voluto dal ministro della Cultura, Dario Fraceschini. Il Ministro non ci sta e annuncia ricorso, visto che è la seconda bocciatura nel giro di poche settimane da parte dell'organo amministrativo.
Parco del Colosseo, il Tar manda (ancora) ko Franceschini: vince la Raggi

IL RICORSO - Lo scorso 21 aprile Roma Capitale, su iniziativa della sindaca, aveva presentato un ricorso al Tar del Lazio chiedendo l’annullamento del decreto del 12 gennaio 2017, che istitutiva il Parco Archeologico del Colosseo: si trattava dell’ultima fase di una Riforma che aveva già conferito autonomia gestionale, economica e scientifica a 31 Musei e Parchi italiani, assegnando loro un direttore autonomo – non interno alle amministrazioni pubbliche – tramite bando internazionale.
Riforma ritenuta non adeguata dalla Raggi perché generava "uno scompenso tra il sito archeologico centrale di Roma e la restante parte del patrimonio capitolino. "È inaccettabile che a Roma ci siano aree di serie A e aree di serie B - aveva denunciato la Raggi -  in pratica sembra che il governo voglia gestire in totale autonomia e senza alcuna concertazione il patrimonio culturale dell’amministrazione stessa". 

LA SENTENZA - Oltre a un eccesso di potere, secondo i giudici che hanno accolto il ricorso del Comune sarebbe stato anche violato il principio della leale collaborazione tra enti. Per il Tar del Lazio, con l’istituzione del Parco il Campidoglio Il Comune avrebbe anche subito dei danni, perdendo parte degli incassi, e la città avrebbe risentito della sua unità archeologica. Anche per questo i giudici amministrativi hanno ritenute fondate le censure con le quali Roma Capitale "si duole del fatto che non vi sia stata alcuna condivisione delle scelte che hanno portato alla individuazione di tale area limitata di competenza del Parco archeologico del Colosseo". 
"Nel caso di specie - si legge in uno dei passaggi della sentenza - è evidente che pur avendo il Ministero proceduto alla riorganizzazione dei propri uffici, ha inciso sulle prerogative di Roma capitale in relazione alla assoluta unicità della disciplina relativa al Colosseo e all'area dei Fori, considerato che la quantità degli incassi derivanti da tale area limitata ma rilevantissima sul piano dell'interesse (culturale ed economico) nazionale, comporta che anche solo la differente ripartizione delle risorse tra diversi uffici del Ministero influisce sulla valorizzazione di tutti i beni culturali situati all'interno dell'intero territorio di Roma capitale. Si deve infatti considerare che gli incassi del Colosseo erano destinati alla Soprintendenza per l'archeologia di tutto il Comune di Roma e, poi, alla area interna alle Mura Aureliane, oltre ai siti esterni a tale area espressamente individuati nel decreto del 9 aprile 2016". 

LA REAZIONE DI FRANCESCHINI - Il Ministro non ci sta e contrattacca: "Purtroppo non posso dire che sono stupito. Stesso Tar, stessa sezione della sentenza sui direttori stranieri. Fatico però a capire perché 31 Musei e Parchi Archeologici autonomi, dagli Uffizi a Pompei, vadano bene e il trentaduesimo, il Parco del Colosseo, giuridicamente identico a tutti gli altri, invece no. Leggeremo la sentenza, cosa per ora impossibile, e ovviamente la impugneremo subito".

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