Nessuna pietà per Rizzoli malato: no agli arresti domiciliari. Accanimento ideologico?

08 marzo 2013 ore 12:55, Marta Moriconi
Nessuna pietà per Rizzoli malato: no agli arresti domiciliari. Accanimento ideologico?
Niente domiciliari per Angelo Rizzoli. Nessuna ulteriore pietà per l'ex editore rinchiuso dal 14 febbraio scorso nel centro detentivo dell'ospedale Sandro Pertini. Il tribunale del riesame di Roma, si apprende, ha rigettato la richiesta degli arresti domiciliari per il produttore cinematografico malato di sclerosi a placche dall'età di 18 anni e fiaccato da insufficienza renale, diabete, ipertensione arteriosa. Eppure quando le Fiamme Gialle entrarono a casa Rizzoli per procedere all'arresto le condizioni del manager apparvero, da subito, incompatibili con la detenzione in cella. Tanto che il suo difensore di fiducia, Franco Coppi, presentando un'istanza urgente al pubblico ministero per sollecitare la modifica del provvedimento restrittivo, era riuscito a fargli evitare la caserma di via dell'Olmata. Il Gip, d'intesa con la Procura, avevano disposto il trasferimento al «Sandro Pertini». Arrestato con l'accusa di bancarotta fraudolenta, gli si contesta un crac finanziario da 30 milioni di euro, ma per Rizzoli non è tempo di pietà. Ora gli avvocati attendono di leggere le motivizioni del rigetto e del prolungamento della carcerazione preventiva che gravano su un uomo malato, più che su un imprenditore. A certificare il suo stato salute due perizie medico-specialistiche. Ma non sono bastate. E' accanimento ideologico?  
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