In manette “Mister monnezza”: ecco chi è Cerroni, il “sovrano” di Malagrotta

09 gennaio 2014 ore 17:10, Americo Mascarucci
In manette “Mister monnezza”: ecco chi è Cerroni, il “sovrano” di Malagrotta
Circa un anno fa i telegiornali lo avevano immortalato all’uscita della sede del Ministero dell’Ambiente mentre salutava, quasi con aria di sfida, i rappresentanti dei comitati cittadini venuti a contestarlo. Manlio Cerroni, il “re della mondezza”, il patron della discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta sul traffico dei rifiuti condotta dai carabinieri del NOE. Si trova ora agli arresti domiciliari insieme all’ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa.
Cerroni e la 'mondezza', un binomio vincente, imprescindibile. La carriera dell’avvocato (così è stato sempre soprannominato pur non avendo praticamente mai esercito l’attività forense) si è sviluppata tutta all’ombra dei rifiuti, un business che gli ha permesso di diventare negli anni una sorta di “padrone assoluto” nel mercato dell'immondizia a Roma e nel Lazio. Nessun uomo è stato forse mai odiato ed al tempo stesso adulato come lui. Tutti a parole hanno sempre contestato il presunto regime di monopolio creato da Cerroni nel settore dei rifiuti, ma tutti i politici che si sono succeduti negli anni alla guida della Regione Lazio ed al Comune di Roma hanno preferito assecondare, e mai sfidare, il “sovrano di Malagrotta”. “Perché – si diceva – alla fine Cerroni fa comodo a tutti ed al momento opportuno sa essere generoso e riconoscente, a destra, a sinistra, al centro”. Voci ovviamente, pettegolezzi da malelingue, che la dicevano lunga però sul potere, reale o presunto, che l’imprenditore aveva saputo consolidare intorno a sé, sfruttando un comparto, quello dello smaltimento dei rifiuti, che puzza tanto quanto l’imponente mole di denaro che consente di incamerare. L’arresto di Cerroni ha lasciato increduli, per anni è stato considerato un “intoccabile”. La magistratura sembra decisa a fare piena luce sulla gestione della ‘mondezza’ nel Lazio ed ecco che, inevitabilmente, nel mirino degli inquirenti sono finiti anche i funzionari della Regione, quelli che, tanto per essere chiari, firmavano gli atti amministrativi con cui venivano aumentate le tariffe a carico dei Comuni laziali che conferivano i rifiuti nei suoi impianti. Ora sta ai magistrati fare chiarezza e dimostrare la sussistenza delle accuse che hanno portato Cerroni ed altre sei persone agli arresti (per loro ovviamente, come per tutti, deve valere il principio della presunzione d’innocenza). E più di qualcuno è già pronto a scommettere che, l'inossidabile “mister monnezza”, anche stavolta saprà dare del filo da torcere ai suoi accusatori.
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