Il giovane ebreo Pontecorvo (Dreyfus): "Charlie Hebdo, è cambiato solo l'obiettivo. E' una guerra di civiltà: colpa del buonismo"

09 gennaio 2015 ore 15:30, Marta Moriconi
pontecorvo La strage di Charlie Hebdo ha sconvolto il mondo. E le religioni. Anche il Papa, oggi, ha condannato duramente la violenza. E la Comunità ebraica? Abbiamo intercettato Gianluca Pontecorvo, co-fondatore del progetto Dreyfus, e gli abbiamo chiesto di esprimerci il suo stato d'animo e la sua opinione. Come commentate quanto accaduto a Parigi a Charlie Hebdo? "Purtroppo quanto successo ieri (e oggi) a Parigi ci lascia senza parole ma non sorpresi. Sono anni che questo tipo di attacchi terroristici avvengono in Europa, vedi Tolosa, Bruxelles e Parigi contro sedi di istituzioni ebraiche. Forse è cinico dirlo ma oggi è semplicemente cambiato, di poco, l'obiettivo". Ora la Francia cosa dovrebbe fare? E l'Europa dovrebbe svegliarsi scrivono, ma come? "La Francia, come anche il tutto l'Occidente, oggi si sveglia profondamente colpita in casa propria. Avvenne già l'11 Settembre di quattordici anni fa. Purtroppo ci troviamo davanti ad una guerra di civiltà che prosegue da anni e alla quale con troppo buonismo ci siamo posti in questi anni. La soluzione non è riprendersela con gli immigrati o criminalizzare un'intera religione. Con la becera demagogia di alcuni politici si alimenta solo un pericoloso fuoco che rischia di esplodere e di cui oggi vediamo solo alcune scintille. Molte informazioni sono già in possesso delle autorità ma oggi, ancor di più, è diventato di primaria importanza capire chi sono gli istigatori di questo odio violento contro l'Occidente e fermarli prima che entrino in casa nostra. Oggi di fatto ci stiamo solo curando le ferite ma il danno è fatto. Sono morte troppe persone". La libertà di stampa è un valore dell'Occidente senza se e senza ma, eppure... come valutate le vignette che ritraggono anche a voi in maniera dissacrante? "Tra le persone uccise ieri nell'attentato alla redazione di Charlie Hebdo c'era anche Georges Wolinski, vignettista ebreo. Proprio da quella stessa redazione in passato erano uscite vignette contro l'ebraismo ma la risposta è stata diversa. Nessun assalto con Ak47 e nessuna esecuzione a sangue freddo. La libertà d'espressione e di satirà è un diritto conquistato nei secoli a suon di dolorose gocce di sangue. Tante e troppe persone hanno perso la vita in passato per vedere ancora oggi questo scempio". Scorre sul web la tesi del complotto. I terroristi hanno perso la scarpa, sbagliato palazzo e si discute sul raid in diretta. Perché tanti sospetti quando gli attacchi riguardano islamici? "Purtroppo la moda del "complottismo" non si riferisce solo ad avvenimenti tristi come gli attacchi terroristici di matrice islamica. Basti pensare al polverone alzato da Fahrenheit 911 o dal caso, poi smentito, del ragazzo palestinese Mohammed Al Dura. Le immagini ancora una volta parlano chiaro e chi le commenta in questo modo non merita ulteriori risposte. E' fondamentale verificare la veridicità delle fonti e degli avvenimenti ma se dovessimo metterci a fare debunking su ogni singolo caso che qualche mente ottusa rivendica come falso sul web, non ne usciremmo più". Voi, come ebrei, avete paura? E in Italia siete in allerta? "Gli ebrei storicamente vivono da centinaia di anni in costante pericolo, e purtroppo non è solo una sensazione. Le statistiche dimostrano che il tasso di antisemitismo anche in Europa negli ultimi anni è alle stelle. Solo in Francia negli ultimi mesi abbiamo visionato decine di attacchi nei confronti delle comunità ebraiche locali. Fortunatamente in Italia le istituzioni tutelano i cittadini italiani di fede ebraica ma il pericolo è sempre dietro l'angolo. Nonostante ieri il Viminale ieri abbia alzato i livelli di sicurezza ma abbia al contempo rasserenato gli animi confermando che l'Italia non vive la stessa situazione Oltralpe, l'attentato alla sinagoga di Roma del 9 Ottobre 1982 commesso da attentatori palestinesi è una ferita che ancora fa troppo male".
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