Anzio, casi di febbre virale Chikungunya. Sintomi e rischio diffusione

09 settembre 2017 ore 18:04, Stefano Ursi
Tre casi di Chikungunya sono stati identificati nella zona di Anzio dall’Istituto Superiore di Sanità e dall’INMI Spallanzani. Lo rende noto un comunicato dell'ISS, in cui si legge che i pazienti hanno riferito la comparsa dei sintomi nel mese di agosto e nessuno di essi aveva viaggiato all’estero nei 15 giorni che hanno preceduto a l’insorgenza dei sintomi. Al momento quindi l’ipotesi più verosimile è che i casi si siano infettati nell’area di domicilio. Sulla base delle informazioni attualmente disponibili – prosegue Iss – il rischio complessivo di un'ulteriore diffusione è considerato basso a livello regionale e molto basso al livello nazionale ed internazionale.

Anzio, casi di febbre virale Chikungunya. Sintomi e rischio diffusione
Zanzara tigre - Pixabay
Immediatamente sono state attuate tutte le misure di controllo e di prevenzione, in collaborazione con il Servizio Regionale per l'Epidemiologia, Sorveglianza e controllo delle Malattie Infettive della Regione Lazio e il supporto del Ministero della Salute, previste nell’ambito del ''Piano Nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare (Aedes sp.)''. Ai fini di contrastare l’epidemia, spiega l'Istituto, sono state attualmente messe in campo la sorveglianza epidemiologica attiva dei nuovi casi, un’indagine retrospettiva per identificare i casi che attualmente non è ancora possibile definire, una sorveglianza della zanzara tigre per descrivere il vettore presente nell’area e l’entità di tale presenza.

Sono state inoltre sospese le donazioni di sangue nell’area colpita e pertanto il rischio di infettarsi attraverso la donazione, spiega la nota, è anch’esso considerato molto basso. Sono state poi attuate misure di disinfestazione per ridurre ulteriormente il rischio di contagio. Il virus responsabile della Chikungunya appartiene alla famiglia delle togaviridae, del genere degli alphavirus. È trasmesso dalle zanzare del genere Aedes, come Aedes aegypti (la stessa che trasmette la febbre gialla e la dengue) ed è presente soprattutto in zone rurali, mentre è raro o addirittura assente in vicinanza dei centri abitati. Un altro importante vettore è Aedes albopictus, comunemente chiamata zanzara tigre, che è anche presente nei centri abitati del nostro paese.

Dopo un periodo di incubazione di 3-12 giorni, si manifesta una sintomatologia simil-influenzale che include febbre alta, brividi, cefalea, nausea, vomito e soprattutto importanti artralgie (da cui deriva il nome chikungunya, che in lingua swahili significa "ciò che curva" o "contorce"), tali da limitare molto i movimenti dei pazienti che quindi tendono a rimanere assolutamente immobili e assumere posizioni antalgiche. Si può sviluppare anche un esantema maculopapulare pruriginoso. Il tutto si risolve spontaneamente, in genere in pochi giorni, ma i dolori articolari possono persistere anche per mesi. La prima epidemia nota è stata descritta nel 1952 in Tanzania, anche se già nel 1779 era stata descritta un’epidemia in Indonesia forse attribuibile allo stesso agente virale. A partire dagli anni Cinquanta, varie epidemie di chikungunya si sono verificate in Asia e in Africa. In Europa nell'agosto 2007 sono stati notificati i primi casi autoctoni in Emilia Romagna.

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autore / Stefano Ursi
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