Renzi su Consip "con vendetta": "Il complotto, le cicatrici e il ritorno"

10 marzo 2017 ore 11:08, Americo Mascarucci
Non crede ad un complotto contro di lui ma ammette di aver pestato parecchi piedi e quindi di poter essere oggetto delle attenzioni vendicative di qualcuno. L'ex premier Matteo Renzi ha rotto il silenzio e un'intervista al quotidiano La Stampa parla anche dell'inchiesta Consip in cui è coinvolto il padre Tiziano, evidenziando come "nonostante le tante cicatrici" sia pronto a rialzarsi. 
"Se qualcuno pensasse che a fronte del momentaneo indebolimento io abbia perso energia e grinta, commetterebbe un gravissimo errore" sembrerebbe minacciare fra le righe.
Renzi su Consip 'con vendetta': 'Il complotto, le cicatrici e il ritorno'

 IL GIGLIO MAGICO
"Quattro o cinque toscani quarantenni giù di lì: questo sarebbe il mio sistema di potere? - attacca Renzi -  Non male come accusa soprattutto in un Paese che ha vissuto per vent'anni il clamoroso conflitto d'interessi di Berlusconi. La mia forza e la mia debolezza - dice - sono state lo star fuori da certi ambienti della Roma politico-burocratica: vogliono farmela pagare per i padrini che non ho e non ho mai avuto".
Premesso questo poi l'ex segretario del Pd snocciola tutta una serie di incarichi affidati dal suo Governo, elenco nel quale non comparirebbe nessun fiorentino. 

LA SCISSIONE DEL PD
Sugli scissionisti Renzi sembra tagliare corto:
"Quel che dovevo dire l’ho detto quando hanno deciso di lasciare il Pd. Non ho nulla da aggiungere: possono fare quel che credono. L’importante è che le regole delle nostre primarie siano rispettate. Insomma, io non vedo complotti, non ci credo: né a quelli dei magistrati né a quelli dei miei avversari politici".

LA SFIDA A TRE
Poi Renzi parla della sfida congressuale e dello scontro con Orlando ed Emiliano.
"Il lungo confronto avviato servirà appunto a capire le differenze che ci sono fra di noi. Ma una cosa voglio dirla subito: non sono d’accordo con la separazione dei ruoli tra segretario e premier. Una simile scelta toglierebbe molta forza proprio al premier. Quando ho combattuto in Europa per ottenere maggiori margini di flessibilità per il nostro Paese, ho vinto non perché ero il presidente del Consiglio italiano, o almeno non solo per quello: ce l’abbiamo fatta perché ero il leader del maggior partito nella famiglia socialista, col 40% ottenuto alle europee". 


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