Legge elettorale, opzione fiducia contro i franchi tiratori: chi sono

10 ottobre 2017 ore 11:12, Americo Mascarucci
Giornata cruciale per il Rosatellum bis la nuova legge elettorale licenziata dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera e che oggi pomeriggio approderà nell'aula di Montecitorio. La legge prevede l'elezione dei parlamentari al 64% con sistema proporzionale e il restante 36% con i collegi uninominali. Alla Camera si procederà su base nazionale, al Senato su base regionale. Lo sbarramento d'ingresso è fissato al 3% per i singoli partiti e al 10% per le coalizioni. Il territorio nazionale sarà diviso in collegi plurinominali che dovrebbero essere definiti entro 30 giorni dall'approvazione della legge con un decreto del governo. Il Rosatellum bis prevede che i collegi plurinominali siano formati con l'accorpamento di collegi uninominali. Ogni collegio plurinominale non dovrebbe eleggere in nessun caso più di 7-8 deputati, ma potrebbe eleggerne molti di meno a seconda della Regione.
Nei singoli collegi plurinominali le liste sono bloccate, scelta che non va in contrasto con le indicazioni della Consulta che aveva bocciato i listini bloccati in grandi collegi. In questo caso i collegi dovrebbero essere abbastanza piccoli da garantire la riconoscibilità dell'eletto, anche in previsione del fatto che i nomi sono tutti scritti sulla scheda elettorale.
Legge elettorale, opzione fiducia contro i franchi tiratori: chi sono

VERSO LA FIDUCIA
La legge elettorale approderà alla Camera oggi alle 15 e si procederà con voto segreto. Sulla carta a sostegno del testo ci sarebbe un'ampia maggioranza che va dal Partito Democratico a Forza Italia, passando per Alternativa Popolare per finire alla Lega. Contrari il Movimento 5Stelle, Fratelli d'Italia ed Articolo 1- Mdp che sempre sulla carta non avrebbero i  numeri per  bloccare la legge. Peccato che tante passate esperienze consiglino di diffidare di ciò che è sulla carta, dal momento che i voti segreti hanno spesso dimostrato una forte discrepanza da ciò che è teoricamente scontato a ciò che invece si rivela poi praticamente smentibile. Ecco perché di fronte al rischio che possano tornare in azione i "franchi tiratori" Governo e Pd sarebbero decisi a procedere col voto di fiducia. E fonti ben accreditate riferiscono di un pressing del Capo dello Stato sul premier Gentiloni perché scelga questa strada. Mattarella del resto sono mesi che sta invocando una nuova legge elettorale che uniformi i sistemi di Camera e Senato e metta al riparo il Paese dal rischio dell'ingovernabilità. Ma si tratta naturalmente di voci.

I FRANCHI TIRATORI
La pattuglia dei franchi tiratori potrebbe essere molto più numerosa di quanto potrebbe sembrare. Soprattutto nel Pd si temono possibili imboscate da parte delle minoranze, dove parecchi non gradirebbero l'intesa Renzi-Berlusconi considerandola propedeutica ad un futuro progetto di larghe intese dopo le elezioni. I rischi maggiori potrebbero arrivare dall'ala cosiddetta orlandiana da sempre convinta della necessità di ricostruire il campo del centrosinistra tenendo dentro anche Mdp e Sinistra Italiana. Approvare il Rosatellum bis chiuderebbe definitivamente le porte alla possibilità di recuperare i fuoriusciti Dem traslocati in Mdp e nel contempo vanificherebbe il progetto di Giuliano Pisapia di fare da aggregatore del campo progressista. 
Il voto di fiducia limiterebbe al massimo la possibilità di azione dei franchi tiratori, mettendo in salvo la legge. Alle critiche politiche si aggiungono poi i malumori sul sistema di voto. C'è chi non vuole i listini bloccati e preferirebbe le preferenze, chi invece vorrebbe il proporzionale puro, chi il ritorno al Mattarellum. Malumori che attraverserebbero tutte le forze che, a parole, si sono dette d'accordo con il Rosatellum. Per assurdo gli unici che potrebbero votare senza dubbi sono i parlamentari del Carroccio pronti a dire sì a qualsiasi legge pur di tornare presto alle urne. Per il resto dal Pd a Fi i distinguo non mancherebbero come testimoniano i malumori espressi dai singoli parlamentari a microfoni spenti. Il voto di fiducia, in un simile scenario e con la necessità di accelerare i tempi, sembrerebbe sempre più inevitabile. A Gentiloni l'ultima parola.

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