Che fine ha fatto Antonio Di Pietro? Pedemontana in bilico...

11 aprile 2017 ore 11:26, intelligo
Non è facile che un solo uomo sia in grado dividere in maniera tanto netta un’intera nazione, eppure Antonio Di Pietro ci è riuscito perfettamente. Per lui l’Italia si è spaccata come una pesca matura tra chi lo ha visto come una sorta di angelo vendicatore sceso dal cielo per cancellare 50 anni di ingiustizie, e chi lo ha avvertito come un individuo che ha distrutto un intero sistema, politico ed economico, per poi fare politica lui. Solo chiacchiere, vogliamo invece raccontarvi di quest’uomo che in un momento preciso della storia della nostra Nazione – nel bene o nel male - ebbe per essa vitale importanza.
Che fine ha fatto Antonio Di Pietro? Pedemontana in bilico...
Antonio Di Pietro nasce a Montenero di Bisaccia, in Abruzzo, il 2 Ottobre del 1950,
sotto il segno della Bilancia. Già da bambino si mostra un tipo pratico, disinvolto, uno stratega nato, leader della sua comitiva, e sempre pronto a trovare la soluzione più equa in ogni diatriba. E del resto il suo segno zodiacale ha come simbolo proprio una bilancia da mettere in equilibrio, che è anche  l’immagine stessa della giustizia: sarà dunque strano poi se nella sua vita sceglierà di essere prima uomo delle forze dell’ordine e poi magistrato?
Comunque, la sua è una famiglia modesta, di contadini attaccati alla terra, anche se Antonio sceglie di studiare e si diploma perito elettronico. In cerca di fortuna, nel 1971 a soli 21 anni, lascia il paesello natio che pochissimo offre ai suoi giovani, ed emigra a a Böhmenkirch, in Baden-Württemberg, in Germania.  Lì trova lavoro come operaio lucidatore di metalli in una fabbrica, e arrotonda la paga con un secondo lavoro serale, in una segheria. Con i soldi che riesce a mettersi da parte, torna in Italia nel 1973 e si iscrive alla facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Milano.  Per sostenersi, lavora anche come impiegato civile dell’Aeronautica Militare. Si laurea nel 1978 e l’anno successivo partecipa a un concorso pubblico che lo fa diventare segretario comunale nel comasco. Due anni dopo, nuovo concorso e stavolta ingresso nella Polizia di Stato dove può frequentare la  Scuola Superiore di Polizia. Nel 1981, sempre alternando lavoro e studio, vince il concorso di uditore giudiziario: è assegnato, con funzione di Sostituto Procuratore, alla Procura della Repubblica di Bergamo.
CARRIERA
Dunque, fino ad ora, questo giovanotto del centro-sud ha dimostrato una grandissima volontà di riuscire, di affrancarsi dai suoi poveri natali, di costruire a prezzo di tanta applicazione e tanto sacrificio una carriera e un futuro migliore.  E, da un certo punto di vista, il destino sembra volerlo premiare quando Antonio Di Pietro viene trasferito nel 1985 presso la Procura della Repubblica di Milano, uno degli uffici più importanti d’Italia, specializzato in reati contro la pubblica amministrazione. Il giovanotto ha anche un’altra caratteristica, meglio della maggior parte dei suoi colleghi padroneggia i nuovi strumenti informatici, capacità che gli sarà molto utile quando in Italia scoppierà Tangentopoli o, come la chiamano i giudici per primi, Mani Pulite. Si tratta si una serie d'inchieste giudiziarie condotte negli anni novanta. Viene scoperto un sistema fraudolento che coinvolge la politica e l'imprenditoria: l'impatto mediatico e il clima di sdegno della popolazione che seguono lo scandalo, sono così eclatanti che tali inchieste avranno come effetto quello di decretare la fine della cosiddetta Prima Repubblica. Partiti come la DC e il PSI, che per decenni hanno retto le redini del Paese, si scioglieranno sotto una pioggia di arresti e avvisi di garanzia, mentre il PDS erede del PCI e altro partito di riferimento degli italiani, a fronte di un modesto ridimensionamento viene salvato, e su questo ci sarebbe molto da dire perché come si apprenderà in seguito era anch’esso fin troppo bene inserito nel medesimo sistema degli altri due. Di fatto, ma solo in seguito, diverrà chiaro che a fronte di una sacrosanta battaglia per la giustizia e la pulizia morale di una classe dirigente compromessa, era stata tentata anche una sostituzione di leadership tra i partiti al potere e appunto il PDS che avrebbe dovuto sostituirli. Manovra che poi non andrà in porto per l’inaspettata discesa dell’agone politico italiano di Silvio Berlusconi. 
Detto ciò, e per tornare al nostro, il lavoro di Di Pietro all’interno del Pool di magistrati che realizzano Mani Pulite è molto ampio, e porta il giovane procuratore ad essere conosciutissimo in tutto il Paese. Quando perciò, il 6 dicembre del 1994, all’improvviso Di Pietro dà le dimissioni dalla magistratura, la notizia desta a dir poco scalpore. Intervistato molte volte in proposito, lo stesso Di Pietro darà di volta in volta motivazioni diverse per questa sua scelta. 

POLITICA
Accetta nel 1996 l’offerta di Romano Prodi che gli offre il Ministero de Lavori Pubblici dopo la caduta del primo governo Berlusconi. L’avventura però dura poco perché Di Pietro presenta le dimissioni dopo appena 6 mesi.
Il percorso politico di Antonio di Pietro non si ferma dopo l’uscita dal governo Prodi. Accetta nel giugno 1997 la candidatura per il PDS nel collegio senatoriale del Mugello, in Toscana dove viene eletto. Nel novembre dello stesso anno, si ricandida alle politiche come indipendente, ed eletto aderisce al gruppo misto. Il 21 marzo del 1998 fonda l’Italia dei Valori. La vita del movimento, non è facile. Se all’inizio soprattutto ottiene un buon suffragio dall’elettorato, col trascorrere del tempo le vicende dell’Italia del Valori vengono complicate soprattutto da faide interne, odi e rancori, alleanze con altre compagini politiche che non tutti i dirigenti vedono di buon’occhio, un certo nepotismo e l’atteggiamento da padre padrone che viene contestato allo stesso Di Pietro, e così via. Si arriva in questo modo al 2013, quando Di Pietro decide di rinunciare a presentarsi col suo partito alle politiche, appoggiando invece Rivoluzione Civile, guidato da un altro ex magistrato, Antonio Ingroia. Il risultato è deludente. Il partito di Ingroia non supera lo sbarramento e resta fuori dal parlamento anche lo stesso Di Pietro che, sotto la spinta interna seguita alla sconfitta, si dimette da presidente dell’Italia dei Valori e resta come militante. Il 3 ottobre del 2014, poi, Di Pietro lascia definitivamente il partito che lui stesso aveva fondato. La sua linea molto critica riguardo al governo Renzi, gli mette contro tutta la dirigenza dell’IDV guidato a quel punto da Ignazio Messina che, invece, auspica una forte collaborazione con il PD. 

OGGI
Da quel momento, Antonio di Pietro era tornato al suo paese, Montenero Di Bisaccia, dove si era dedicato a una vasta tenuta agricola che lì possiede, anche se aveva ventilato un suo ritorno in politica all’epoca dell’elezioni del sindaco di Milano nel 2016, alle quali aveva espresso la volontà di partecipare. L’ex pm di Mani Pulite ed ex ministro è stato poi nominato presidente della società autostradale lombarda Pedemontana. Notizia di poco fa il "26 aprile Antonio Di Pietro darà le dimissioni da presidente di Pedemontana secondo MbNews. Chissà se è la classica Fake News. 

di Anna Paratore

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