Comunali 2017, dal partito-persona al partito-simbolo. Come cambia la politica

13 giugno 2017 ore 12:27, Americo Mascarucci
"Alle elezioni amministrative conta la persona, non il simbolo". Parole e musiche del deputato 5Stelle Riccardo Fraccaro che fotografa così la disfatta del Movimento alle comunali dell’11 giugno. E nell’affermare ciò l’esponente grillino sembra confermare l’ennesima metamorfosi della politica italiana, con il passaggio dal partito-persona al partito-simbolo.
Comunali 2017, dal partito-persona al partito-simbolo. Come cambia la politica

L'ERA DEL PERSONALISMO - C’è stata un’epoca in cui non c’era simbolo senza persona nel senso che, il nome del leader stampato e ben visibile all’interno del logo, diventava essenziale per trainare il consenso degli elettori. Tutto iniziò con Silvio Berlusconi: fu lui il primo a capire che i partiti, e dunque i simboli, senza un collegamento diretto con il leader maximo non avevano grandi chance di successo. Infatti accadeva sistematicamente che il centrodestra, e Forza Italia in particolare, vincevano le elezioni politiche con Berlusconi in prima linea facendo man bassa di voti nelle grandi città e nei comuni, per poi però non ripetere lo stesso analogo successo alle elezioni amministrative dove l’ex Cavaliere non era in campo in prima persona. Ecco quindi l’idea di stampare il nome "Berlusconi" nel simbolo tanto alle elezioni politiche che nelle prove locali dove il candidato sindaco, indipendentemente dal profilo qualitatitivo più o meno alto, passava in secondo piano rispetto alla circostanza che a sostenerlo c’era "Berlusconi in lista" non direttamente come candidato, ma come marchio di garanzia. Forza Italia per Berlusconi, Casa delle Libertà con Berlusconi, Popolo delle Libertà con Berlusconi e così via. 
L’esperimento risultò talmente efficace che in breve anche gli altri leader politici compresero che il simbolo da solo non bastava più a fare la differenza e che era indispensabile legarvi anche il nome. Nacquero quindi: L’Ulivo per Prodi, Il Partito Democratico – Veltroni premier, Udc – Casini Premier ecc. 
L’ultimo ad aver sperimentato efficacemente la forza del nome nel simbolo è stato Matteo Salvini con quel Noi con Salvini che in pratica è diventato un marchio, molto più riconoscibile ed efficace della stessa Lega Nord. 

LA SVOLTA - Ora però le ultime elezioni amministrative sembrano aver modificato la prospettiva del partito- persona in favore dell’affermazione del partito-simbolo. E’ ad esempio il caso del Movimento 5Stelle che è rimasto praticamente fuori da tutti i ballottaggi nelle grandi città chiamate al voto. Ed è un dato di fatto che Grillo e company vincano, o quantomeno reggano botta, negli appuntamenti elettorali di carattere eminentemente politico, elezioni parlamentari ed europee per esempio dove gli elettori scelgono il simbolo prima che le persone; mentre non sfondino, o come in questo caso perdano clamorosamente, laddove è la persona, candidato sindaco nei comuni o candidato governatore alle regionali, a prevalere sulla forza e l’efficacia di un logo. 
Grillo nel tentativo di creare un Movimento a sua immagine e somiglianza, quindi l’ennesimo partito-persona ha finito per far trionfare il logo, cioè la forma, sul candidato, ossia la sostanza. Colpa certamente dell’incapacità dei 5Stelle di creare sul territorio una classe dirigente all’altezza di questo nome, affidandosi per le amministrative a candidati spesso impreparati o comunque dallo scarsissimo carisma e dal basso impatto politico e mediatico. 
La situazione l’ha fotografata alla perfezione oltre a Fraccaro, anche il deputato di Forza Italia Fabrizio Di Stefano che, intervistato da Intelligonews, nel commentare la disfatta dei 5Stelle alle amministrative ha detto: "La prova di Roma e Torino ha sicuramente avuto un ruolo importante, ma c’è di più. Fino a quando questo movimento si nasconde dietro un simbolo o dietro la proiezione telematica di Grillo-Casaleggio ha una forza, nel momento in cui mette in campo le facce dei suoi esponenti, questa forza si riduce enormemente". 

CONCLUSIONI - E questo è senza dubbio ciò che più di tutto traspare dai risultati di queste amministrative. Il Movimento 5Stelle è ormai "simbolo-dipendente" con il paradosso che la forza del logo diventa essenziale per far eleggere nelle istituzioni le persone magari più sconosciute e inesperte, diventando invece del tutto ininfluente nel momento in cui dovrebbe servire da traino all’elezione dei rappresentanti locali. 
La forma che vince sulla sostanza, la grafica che prevale sulla persona, la forza dell’immagine stampata sulla scheda che annulla la qualità dell'individuo. Dal personalismo dunque al simbolismo, con un unico filo conduttore: la morte della meritocrazia: perché prima con il partito-persona, ora con il partito-simbolo ciò che conta sempre meno è la storia e il profilo dei candidati per il Parlamento. Con gli elettori che, parodia delle parodie, mandano a decidere le sorti della Nazione, votando il simbolo senza guardare le persone, a chi poi magari nel proprio comune con una maggiore attenzione all'effettiva qualità dei candidati, non eleggerebbero nemmeno come presidente del circolo nautico.

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