Pensioni, sindacati contro Boeri: Inps si vergogni circolari non cambiano legge

13 luglio 2017 ore 14:13, Luca Lippi
La legge che disciplina il trattamento previdenziale per politici e sindacalisti "deve essere rivista". Lo ha affermato il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla circolare inviata dal presidente dell'Inps al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Barbagallo ha fatto notare che la legge non è stata fatta per i sindacalisti ma per i politici, e poi estesa. Inoltre, ha aggiunto, quelli che ora appaiono come privilegi un tempo erano considerate conquiste: "Anche il sistema retributivo ora appare come un privilegio, perché il sistema è cambiato". Barbagallo è quindi andato all'attacco del presidente dell'Inps, Tito Boeri: "Rischia solo di fare cose che creano contenziosi". Il sindacalista ha portato l'esempio delle buste arancioni: "Stanno spendendo soldi inutilmente". Ha poi rincarato la dose lo stesso Barbagallo: "Le norme sulle pensioni pregresse dei sindacalisti vanno riviste, ma non sono privilegi, é cambiato il sistema". Lo ha detto a margine di un convegno: "Si tratta di una legge che riguarda il settore pubblico e che poi veniva applicato anche ai sindacalisti in distacco. Io ad esempio vengo dal settore privato e quindi questa norma non mi riguarda. Ma  queste norme un tempo si consideravano conquiste, adesso le chiamiamo privilegi. Comunque i tempi sono cambiati". E poi va giù pesante sul presidente dell’Inps: "Boeri spesso fa cose che rischiano di creare solo contenzioso. Come ad esempio con le buste arancioni per le quali si stanno spendendo inutilmente un sacco di soldi creando tensioni. Come fa oggi a dire cosa accadrà fra vent'anni in una materia così mutabile”.
Pensioni, sindacati contro Boeri: Inps si vergogni circolari non cambiano legge
Il fatto: Dopo quattro mesi di attesa negli uffici legislativi del ministero del Lavoro, la circolare dell’Istituto di previdenza che avrebbe dovuto cancellare il privilegio pensionistico dei sindacalisti è tornata al mittente. Abbastanza per arricchire di una nuova puntata il lunghissimo braccio di ferro tra il dicastero guidato da Giuliano Poletti e l’Inps. In sostanza, nella lettera che ha di fatto respinto l’applicazione della circolare, il ministero riconosce l’esistenza di un privilegio nel trattamento previdenziale dei sindacalisti, ma non si assume la responsabilità di una scelta politica “pesante”.
Probabile che il problema resti senza soluzione. I tecnici di Poletti, infatti, hanno chiesto all’Inps di definire “i caratteri della fissità e continuità dell’emolumento/contribuzione aggiuntiva” che non sono riconducibili alla quota pensionabile A ma rientrano nel più ampio concetto di remunerazione, alla stregua di un’indennità accessoria computabile in quota B. Una distinzione puramente tecnica, ma fondamentale per la definizione dell’assegno pensionistico soprattutto per i dipendenti pubblici che si trovano nel regime misto o nel retributivo precedente alla riforma Fornero.

L’attacco di Boeri: aveva detto a inizio marzo: “Abbiamo intenzione di intervenire sui privilegi di alcune categorie. Cominceremo con una circolare che interviene su quello che si sono concessi i sindacalisti”, ricordando che “alla fine della loro carriera hanno versato copiosamente contributi per rimpinguare la loro posizione previdenziale”, con l’effetto di aumentare l’importo della pensione percepita.
E in effetti il velo sui vantaggi che una carriera sindacale può portare era stato alzato proprio dall’Inps nel 2015 con il rapporto “Porte aperte” dal quale era emersa una situazione paradossale: se i rappresentanti dei lavoratori  che ricevono versamenti aggiuntivi da parte delle organizzazioni sindacali venissero trattati come gli altri, perderebbero il 27% dell’attuale assegno previdenziale. I sindacalisti in aspettativa non retribuita o in distacco sindacale (aspettativa retribuita utilizzata nel settore pubblico) hanno, infatti, diritto nel periodo di assenza dal lavoro all’accreditamento dei contributi figurativi. Spesso per lo stesso periodo vengono loro versati anche i contributi dal sindacato che, per i dipendenti del settore pubblico, vengono ancora valorizzati applicando le regole precedenti al 1993 (la pensione viene quindi calcolata sull’ultima retribuzione percepita).
La circolare dell’Inps ha provato quindi a fare chiarezza spiegando la differenza tra aspettativa e distacco sindacale: nel primo caso “la contribuzione aggiuntiva deve essere versata sull’eventuale differenza fra il compenso erogato dall’Organizzazione sindacale e la retribuzione di riferimento per l’accreditamento della contribuzione figurativa”, mentre nel secondo caso il sindacato “può versare l’intero importo dovuto a titolo di contribuzione aggiuntiva, entro il previsto termine, in quanto la misura della contribuzione aggiuntiva è calcolata sull’intero importo degli emolumenti erogati dall’Organizzazione Sindacale al lavoratore in distacco”.
La questione è importante perché secondo le banche dati dell’Istituto, i lavoratori in aspettativa non retribuita nel settore privato sono stati 2.773 nel 2013 mentre è molto rara in questo settore l’aspettativa retribuita. Viceversa, è frequente nel settore pubblico: i dipendenti in distacco sindacale erano 1.045 mentre quelli in aspettativa erano 748. I dati del 2010, invece, dicono che le giornate di assenza dei pubblici dipendenti per motivi sindacali (inclusi i permessi) rappresentano lo 0,16% delle giornate complessive di lavoro, pari al lavoro di 3.655 dipendenti per un anno e si traducono in un costo complessivo annuo valutabile in 113.277.390 euro.
Anche per questo la circolare sottolineava che la copertura contributiva aggiuntiva non è automatica, ma facoltativa. Per quanto riguarda i riflessi pensionistici, l’Inps chiarisce che “predetti emolumenti e indennità non sono riconducibili alla quota pensionabile A ma rientrano nel più ampio concetto di remunerazione, alla stregua di un’indennità accessoria computabile in quota B”. 

Il sindacati insorgono: "Le leggi non si modificano con le circolari, lo sanno anche i ragazzini". Cosi' il segretario confederale della Cisl, Gianni Petteni. Prosegue il dirigente Cisl:  "L'Inps dovrebbe vergognarsi per le prestazioni che dà. Boeri ha l'abitudine di attaccare il sindacato. Se ha un problema fisiologico col sindacato lo dica chiaramente. Perche' non dice invece che se 60 mila lavoratori possono richiedere l'Ape social lo fanno grazie ai patronati che non prendono un soldo?". La procedura per richiedere l'Ape social si può fare esclusivamente online attraverso internet. "L'unica cosa che fa il presidente dell'Inps è attaccare il sindacato. Se ha un problema fisiologico col sindacato lo dica chiaramente". 

In conclusione: Per il governo, le motivazioni dell’Inps non sono sufficienti, e i sindacalisti possono tirare un sospiro di sollievo.

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autore / Luca Lippi
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