Senato, nessuna fiducia a Gentiloni da Verdini: le mosse del 'pokerista' Denis

14 dicembre 2016 ore 10:35, Americo Mascarucci
Oggi il Governo Gentiloni si presenterà in Senato per ottenere il voto di fiducia dopo l’ok della Camera.
Fiducia che appare scontata, nonostante il voto contrario annunciato dal gruppo Ala di Denis Verdini che con i suoi 18 senatori fino ad oggi aveva garantito la sopravvivenza al Governo Renzi mettendolo al riparo da eventuali defezioni della minoranza Dem o dai ribelli dell’Ncd. 
I voti di Verdini, almeno per oggi, non ci saranno ma ad ogni modo non saranno determinanti.
La maggioranza di governo senza i voti di Ala e del senatore a vita Mario Monti che ha annunciato il suo personale voto contrario, conterebbe su 172 voti ai quali però potrebbero aggiungersi quelli dei senatori di Fare, ex leghisti legati a Flavio Tosi. 
Tuttavia si starebbe lavorando per recuperare comunque Verdini attraverso l’assegnazione di un numero di sottosegretari più che soddisfacenti. 
Questo perché i voti di Ala potrebbero tornare utili in futuro se davvero la minoranza Dem dovesse mettere in atto quanto annunciato nella direzione nazionale: ossia esaminare i provvedimenti caso per caso e respingere quelli ritenuti non in linea con la discontinuità richiesta a Gentiloni. 

Senato, nessuna fiducia a Gentiloni da Verdini: le mosse del 'pokerista' Denis
Sta prendendo sempre più quota l’ipotesi che a non volere l’ingresso di Ala nel Governo Gentiloni sia stato proprio Matteo Renzi desideroso di tenere il governo appeso al filo di una flebile maggioranza, da poter  far saltare qualora dovessero maturare le condizioni per tornare presto al voto. 
Scenario più che realistico se si pensa che Gentiloni non ha posto limiti temporali alla durata del suo Esecutivo ribadendo l'intenzione di restare in carica fino a quando avrà la fiducia del Parlamento come vuole il Capo dello Stato contrario a governi invernali, balneari ecc.
C’è chi addirittura arriva ad ipotizzare che Verdini stia al gioco, ma forse si rischia di trascendere nella fantapolitica visto che avere qualche ministero sarebbe tornato politicamente molto utile all'ex braccio destro di Berlusconi. 
Ora bisognerà capire se con l’offerta dei sottosegretari il dissenso di Ala potrà rientrare o meno.
Verdini avrebbe voluto una ricompensa per il supporto garantito per mesi a Renzi dall'esterno e per la mobilitazione che anche Ala ha messo in campo per il Sì al referendum costituzionale.
Ritrovarsi con un pugno di sottosegretari varrà un'adeguata ricompensa? 
Il fatto che l'ex viceministro Zanetti negando la fiducia alla Camera abbia aggiunto quel "per ora", lascerebbe aperte comunque le porte a possibili ripensamenti. 

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