Il ‘dramma familiare’ di Fini: l’intervista verità sulla famiglia Tulliani

14 dicembre 2016 ore 14:17, Luca Lippi
Dalle carte dell'inchiesta che ha portato in carcere Francesco Corallo emerge una verità che non può non ferirlo: non solo suo cognato Giancarlo Tulliani avrebbe comprato la famosa casa di Montecarlo con soldi forniti dallo stesso Corallo, ma nella vicenda sarebbe stata coinvolta anche la compagna di Fini, Elisabetta Tulliani.  
Per la casa di Montecarlo, Fini ammette: "Sono stato un coglione ma non sono un corrotto"
Tutto parte da un'inchiesta sulle slot machine legata ad un decreto che avrebbe agevolato Corallo, il quale secondo gli inquirenti attraverso paradisi fiscali ha permesso la creazione di "nero" per decine di milioni di euro. Di questi almeno 3,5 milioni sarebbero finiti direttamente a Sergio Tulliani, suocero di Fini.
Secondo chi indaga, la famiglia Tulliani con una parte di quei soldi ha acquistato il famoso appartamento di Montecarlo, necessario per il giro di denaro off shore, che era di proprietà di Alleanza Nazionale quando Fini ne era segretario
E quell'appartamento, stando alle carte dei magistrati, in realtà era di fatto di Elisabetta.
Gianfranco Fini, sconsolato, ammette di essere all’oscuro di tutto quello che secondo lui era solamente una semplice cessione.
Secondo i Pm quella casa non solo non era di Giancarlo Tulliani, ma della moglie di Fini, Elisabetta, acquistata con dei soldi illegali, ed è qui che si configura il dramma familiare dell’ex Presidente della Camera.

Il ‘dramma familiare’ di Fini: l’intervista verità sulla famiglia Tulliani

La famosa casa di Montecarlo, una vicenda che aveva di fatto chiuso la carriera politica di Gianfranco Fini. L'ex presidente della Camera nel 2010 poteva prendere in mano la destra italiana, ma questo scandalo lo mise invece alle corde.
E affida tutto il suo disagio a IlFatto, concedendo un’intervista a tutto tondo sulla vicenda condotta da Marco Lillo. "Ho pagato un prezzo salato pur non riconoscendo a me stesso nessuna responsabilità personale se non familiare".
Gianfranco fini apprende direttamente dall’intervistatore l’epilogo della vicenda che ha totalmente ‘tagliato le gambe’ al leader di Fiuggi e naturale erede della nuova Destra  all’epoca dei fatti.
L’intervista 
Presidente Fini ha sentito? La società della casa di Montecarlo per i magistrati è di sua moglie.
Lei dice? Addirittura è di mia moglie, nemmeno del fratello Giancarlo, è sicuro?
La società Timara Ltd è riconducibile a Elisabetta Tulliani. I pm hanno trovato le procure del 2014 rilasciate da sua moglie.
Che devo dirle, sono notizie delle quali non ero minimamente a conoscenza. Sono davanti a un bivio: o sono stato talmente fesso oppure ho mentito volutamente. In cuor mio so qual è la verità e non pretendo di essere creduto ma per me questo è un dramma familiare.
Ne ha parlato con sua moglie Elisabetta?
No, lo scopro adesso da lei.
Ci sono 3,5 milioni bonificati a suo suocero e a suo cognato. Un bonifico del 2009 sarebbe legato al decreto sulle slot machine.
A chi viene fatto il bonifico?
A suo suocero.
E che c’entra Sergio Tulliani con il decreto?
Infatti c’entra più lei …
Il presidente della Camera non c’entra nulla. Non potevo fare nulla.
Il Pdl però era potente.
Mi sembra assoluta fantasia, è solo una vicenda familiare drammatica.
Alla famiglia di sua moglie arrivano milioni di euro e lei non nota nulla?
Pensa me lo abbiano detto?
Il tenore di vita della sua famiglia è stato influenzato dall’arricchimento dei Tulliani?
No, come campavo prima campo adesso.
Nel 2010 lei poteva prendere in mano la destra italiana.
Non c’è dubbio che io ho pagato un prezzo salato pur non riconoscendo a me stesso nessuna responsabilità personale se non … familiare.
Davvero credeva ai Tulliani?
Giancarlo Tulliani mi disse che l’appartamento non era di proprietà e io dissi che se fosse stata di sua proprietà mi sarei dimesso. Gli ho creduto, sì.
Che dirà stasera a cena a sua moglie?
Questi sono affari miei.
Bplus è accusata di avere portato via 215 milioni euro allo Stato e 3,5 sono andati alla famiglia di sua moglie. Sono anche affari nostri.
Se è così ne risponderà in tribunale. Io ho stima del procuratore Pignatone.
Da segretario ha venduto una casa del partito alla società di sua moglie. Non pensa di dover chiedere scusa?
Se l’avessi saputo non l’avrei venduta! Secondo lei è piacevole a 65 anni ammettere di essere un coglione?
E ai vecchi militanti del Msi e di An cosa vorrebbe dire?
Che sto soffrendo quanto loro e sono stato un coglione, ma non sono mai stato un corrotto.

autore / Luca Lippi
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