Udienza Charlie Gard, il Great Ormond: "Ci sono segni di deterioramento"

14 luglio 2017 ore 15:16, intelligo
Charlie senza saperlo è davanti all'Alta Corte, davanti a 'Mr Justice' Nicholas Francis, ossia il giudice che aveva deciso per lui l'interruzione dei supporti vitali fosse nel miglior interesse del piccolo. Ieri il scontro di visioni tra i genitori e il Gosh, ossia il Great Ormond Street Hospital di Londra che lotta per decidere chi abbia voce in capitolo. E' qui che si è determinata, secondo il Gosh, la distanza con i genitori. "Charlie è un bellissimo bambino colpito da una delle più crudeli malattie", ha detto in seguito nella dichiarazione fornita in occasione dell'udienza di ieri all'Alta Corte inglese. Ma... c'è sempre un ma. Il problema è il consenso sul destino del piccolo e si valuterà la percorribilità di un incontro multidisciplinare che aiuti a fare chiarezza. Fermo restando che ogni paziente sia di se stesso, "una persona unica e speciale" per la struttura, e che questo implichi un "dovere di cura a ciascuno di essi". Insomma ribadiscono che la missione è "il bambino prima e sempre". 
Il punto è che "c'è disaccordo - ricostruisce la struttura rappresentata da Katie Gollop come riporta l'Adnkronos- nell'opinione riguardo ai rischi, benefici e l'etica di sottoporre Charlie" al trattamento sperimentale "dopo che il suo cervello è stato profondamente colpito dalla malattia". 
Udienza Charlie Gard, il Great Ormond: 'Ci sono segni di deterioramento'
Ma la frattura fondamentale e "incolmabile" è "di principio", sostiene l'ospedale: "I genitori credono di essere i soli ad avere il diritto di decidere quale trattamento Charlie debba o non debba fare e ritengono che il Gosh non avesse il diritto di rivolgersi alla Corte per una decisione indipendente e oggettiva". Il Gosh, continua l'ospedale, "abbraccia e si ritiene legato a principi diversi. Un mondo dove solo i genitori parlano e decidono per i bambini, e dove i bambini non hanno un'identità separata o diritti e nessuna corte che li ascolti e protegga, è lontano dal mondo in cui il Gosh tratta i suoi piccoli pazienti".  

Charlie, proseguono dalla struttura, "non può scegliere per sé. Per tutto questo tempo ha dovuto sopportare un respiratore, il che significa che l'aria viene forzatamente ventilata nei suoi polmoni perché non può usare i suoi muscoli per respirare. Non ha avuto qualità di vita", ripetono, sottolineando ancora una volta che la malattia "lo ha privato dei suoi sensi" e dopo molti mesi di encefalopatia il bimbo sarebbe "senza alcuna consapevolezza". "E' cresciuto, ma la crescita non è stata accompagnata dalla salute" e per il Gosh, che rivela anche come di recente si sia cominciato a somministrare al piccolo una dose bassa di morfina orale, "ci sono segni di deterioramento". La struttura ricorda dunque la visione "unanime" dei suoi medici che hanno seguito il piccolo, confortata "dai pareri indipendenti di tre diversi specialisti consultati": che "il ritiro della ventilazione e una cura palliativa siano tutto ciò che di coerente con il suo benessere l'ospedale può offrire. Questo perché, a giudizio del suo team di cura e di tutti coloro da cui il Gosh ha ottenuto un secondo parere, non ha qualità di vita e nessuna vera prospettiva di qualunque qualità di vita". Quindi, assicurano dal centro, l'ospedale continuerà fino alla fine a "onorare i diritti di Charlie, come essere umano". Il punto è che i genitori del bimbo e la struttura parlano di diritti diversi. 

Intanto va ricordato che c'è stata la disponibilità dello specialista americano, sentito ieri in collegamento video da New York, di volare a Londra e l'impegno messo in campo dal gruppo di super esperti, sotto l'egida dell'ospedale Bambino Gesù di Roma, per fornire nuovi dati sul trattamento sperimentale Usa.

autore / intelligo
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