Piano assunzioni Madia, via libera a precari statali da 3 anni

16 febbraio 2017 ore 12:51, Luca Lippi
Il governo è in procinto di varare un piano straordinario di assunzioni rivolto ai dipendenti precari della pubblica amministrazione che lavorano da almeno tre anni anche non continuativi in loco. Una misura che colora di bianco quella parte di nero che era stata determinata dai licenziamenti disciplinari.
In sostanza, siamo alla stretta prima che la bozza vada alle Camere, e in sintesi è riassumibile così:
- accordo con i sindacati per l’aumento medio di 85 euro mensili che i 3,2 milioni di lavoratori pubblici attendono ormai da anni
- rimozione delle ‘gabbie’ salariali del ministro Brunetta, che non permettevano l’erogazione di premi a pioggia
- piano straordinario di stabilizzazione, che sarà operativo fino al 2018 e che permetterà l’ingresso nei ranghi del pubblico impiego per chi ha avuto contratti precari per almeno tre anni. Nei concorsi avranno riservato il 50% dei posti.
Con la scelta dei tre anni il governo, come prima cosa, intende circoscrivere meglio la platea dei beneficiari che in base al conto annuale della Ragioneria sono in tutto 300 mila, compresi 82 mila tempi determinati concentrati soprattutto nella sanità e negli enti locali e 37mila collaborazioni. Senza trascurare il fatto che con questa mossa si allinea il settore pubblico a quello privato, dove il tetto massimo per i contratti a termine è fissato in 36 mesi. Resta ancora da definire la data da cui far partire i 3 anni: fonti sindacali parlano di 5 anni per cui, partendo la sanatoria nel 2018, il conteggio inizierebbe col 2013. Ma qualcuno spinge per arrivare anche al 2009.

Piano assunzioni Madia, via libera a precari statali da 3 anni

IN SINTESI CHI POTRA' ESSERE ASSUNTO
Il piano straordinario per le assunzioni coprirà il triennio che va dal 2018 al 2020 e si snoderà su un doppio binario. Da una parte si da la possibilità di trasformare in fisso chi già lavora in una data amministrazione a tempo determinato ed è stato selezionato tramite concorso; dall'altra si consentirà di aprire bandi che destinino almeno il 50% dei posti disponibili al personale interno con contratti di lavoro flessibile.  
Quindi chi ha già fatto un concorso può essere assunto senza doverne fare di nuovi, mentre gli altri avranno l'opportunità di poter partecipare a un concorso contando su una riserva, su una quota consistente di posti a loro dedicati.    
L'intervento che ha fatto da apripista, sul cui modello è basato il piano, è quello, lanciato dal governo l'estate scorsa, che ha consentito alla amministrazioni comunali di risolvere il problema del personale scolastico, precario, di materne e asili nido.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA
Ci sono poi le nuove regole per il licenziamento degli statali. Tra i casi di licenziamento nella Pubblica Amministrazione non solo i furbetti del cartellino che timbrano e vanno a casa, ma anche casi di corruzione e lunghe assenze ingiustificate dal lavoro. Non si rischia solo per falsa attestazione della presenza in servizio ma si può essere cacciati anche per scarso rendimento (ma solo per chi è già stato richiamato o c’è stata una reiterata valutazione negativa delle performance). E la sanzione massima si potrebbe attivare anche, nei casi più gravi, per il responsabile dell’ufficio che ignora gli illeciti.
 Altra situazione limite sarà quando un dipendente statale accetta regali costosi o abusi dell’auto di rappresentanza: la sanzione massima si attiverà anche per il responsabile dell’ufficio che davanti agli illeciti non agirà con le sanzioni. 
Dovrebbe rientrare nel decalogo anche l’infrazione dolosa delle regole sulla responsabilità disciplinare. Il nuovo Testo Unico riprenderà la procedura rafforzata e abbreviata prevista per chi timbra il badge e poi se ne va, estendendola ai casi in cui si viene colti con le ‘mani nel sacco’. Iter da concludere in 30 giorni, con possibile sanzione massima per il dirigente che si gira dall’altra parte.
L’articolo 18 modello 1970, quello scritto nello Statuto dei lavoratori, rimarrà in vigore negli uffici pubblici anche dopo la nuova riforma che si dovrebbe avviare nelle prossime settimane, ma le violazioni formali o procedurali non potranno più cancellare la sanzione. 
Ci sono poi altre due novità: la prima cancella tutti gli obblighi procedurali aggiuntivi previsti da regolamenti, clausole contrattuali o «disposizioni interne comunque qualificate» rispetto al l’iter del procedimento disciplinare scritto nella legge, che peraltro viene accorciato da 120 a 90 giorni. Ma la violazione dei termini, e qui c’è la seconda novità al centro della discussione con i sindacati, non farebbe più decadere procedimento disciplinare e sanzione. Questo non significa che il “processo” al dipendente pubblico accusato di violazioni tali da farlo uscire definitivamente dalla Pa possa durare in eterno.
Per sopravvivere, procedura e sanzione non devono cozzare contro il diritto di difesa del diretto interessato, e devono secondo la bozza rispettare un «principio di tempestività» che andrà però declinato concretamente.

#Madia #precari #Pa

autore / Luca Lippi
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