Assemblea Pd, la strategia di Renzi e la sconfitta "spiegata" con Zalone

18 dicembre 2016 ore 13:46, Adriano Scianca
“Eravamo a un passo dalla Terza repubblica e siamo tornati alla Prima”. Matteo Renzi apre l'assemblea nazionale del Pd all'Hotel Ergife con il brano satirico “La Prima Repubblica” di Checco Zalone. Scelta, lo dice lui stesso, non casuale: “Non a caso abbiamo messo Zalone. La bocciatura è un dato netto e su cui discutere. Ma dobbiamo dirci che eravamo a un passo dalla Terza Repubblica e sembra che siamo tornati alla Prima. Abbiamo detto che la riforma avrebbe fatto bene al Paese, avrebbe permesso all'Italia di essere un Paese più facile, più banale. Un No molto forte non ci impedisce di dire che questo blocca per i prossimi anni ogni possibilità di cambiare. C'era nel fronte del No chi diceva che in 15 giorni avrebbe fatto le sue proposte di riforma. Aspettiamo i prossimi cinque mesi”. 

Assemblea Pd, la strategia di Renzi e la sconfitta 'spiegata' con Zalone

Ma come è maturata la sconfitta del governo al referendum? Spiega l'ex premier: “Abbiamo straperso, anche il 41% al referendum è una sconfitta netta. Sognavo 13 milioni, ne abbiamo presi 13 e mezzo, non è bastato. Dove abbiamo perso? Al Sud: il nostro approccio non è stato di disinteresse, ho visitato i luoghi più difficili. Ma abbiamo sbagliato pensando fosse sufficiente una politica di investimenti e patti per il Sud senza il coinvolgimento vero di quella parte di Sud che doveva essere portata con noi in una sfida etica prima che economica. Il primo errore. Poi, abbiamo messo tanti soldi per il Mezzogiorno, saranno utili, gli amministratori locali li utilizzeranno bene e il governo controllerà bene. Ma dico che mettere queste risorse senza coinvolgere le persone è stato un errore. Bisogna ricostruire un ponte con queste persone. E solo noi possiamo farlo”. È mancato anche il voto giovanile: “Abbiamo perso sui 30 e 40enni, abbiamo perso in casa. Fa male, perché la nostra generazione che perde nella sua fascia di riferimento fa pensare. Perché? Rabbia? Non è una generazione arrabbiata ma disincantata, da presidenti del Consiglio indagati, presi a monetine, cresciuta col mito sella semplificazione e talvolta del semplicismo. Non siamo riusciti a prenderla sul referendum. E' un luogo da cui ripartire, non fisico. Una generazione globale, ma la globalizzazione tecnologica fa pendant con sfide che mettono quella generazione a rischio”. 

Altra nota dolente: la rete. “Abbiamo perso sul web - spiega il segretario -. Abbiamo lasciato il web a chi in queste ore è sotto gli occhi internazionali, a cominciare dal New York Times, in quanto diffusore di falsità. Questo è un tema cruciale. Potremmo proporre al M5s la stessa cosa che un candidato democratico disse ai repubblicani: voi la smettete di dire le bugie sul nostro conto e noi la smettiamo di dire la verità sul vostro. Ma il punto - ribadisce - è che abbiamo perduto la sfida del web”. Resta, tuttavia, una base da cui ripartire: “I signori del No non sottovalutino che c'è un 41% su cui fare i conti. Noi rifletteremo per ripartire. Il No non è una proposta politica omogenea e le prossime politiche si giocheranno su proposte. Il 41% è una sconfitta, ma questo popolo ha bisogno di trovare luoghi da cui ripartire. E noi siamo il luogo più importante. Stiamo andando al voto, non sappiamo quando e non è importante nemmeno sapere la questione - prosegue Renzi -. In questo momento chi ha paura di votare sono gli altri. Perché per loro va benissimo agitare la bandierina del 59%, ma se li metti in una competizione elettorale come partito non possono più lamentarsi, devono iniziare a dire cosa pensano. Dicono che si deve andare a votare ma ne hanno una paura matta”.

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