Dai congiuntivi al deputato morto col vitalizio, le gaffe targate Di Maio

18 luglio 2017 ore 9:00, Giuseppe Tetto

"Un certo Boneschi, dopo un giorno in Parlamento, riceve 3.108 euro al mese di vitalizio". Gaffe di Luigi Di Maio sugli ex parlamentari che percepiscono i vitalizi che cita per ben due volte (prima nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio, poi in una diretta Facebook sul suo profilo) Luca Boneschi, avvocato e militante per lungo tempo nel Partito Radicale, senza sapere che è morto a ottobre del 2016. Non c’è pace per il pupillo di Grillo visto che non è nuovo a questi lapsus storici. Basta ricordare la gaffe su Pinochet collocandolo in Venezuela invece che in Cile.

Dai congiuntivi al deputato morto col vitalizio, le gaffe targate Di Maio
DA MASTELLA A CICCIOLINA: Ad ogni modo la battaglia M5s sui vitalizzi va avanti e non si ferma. Nella sua video conferenza Di Maio passa da Clemente Mastella con i suoi 6.939 euro mensili a Ilona Staller con i suoi 2.231. Ma è lungo l'elenco degli ex politici citati da Di Maio che punta l’indice contro "Scajola, Taormina e Laboccetta ma anche Vittorio Sgarbi, Ombretta Colli o Eugenio Scalfari che ci fa la morale" . Poi aggiunge "La battaglia per far saltare i vitalizi e pensioni a settembre non si ferma. A usufruire dei primi sono 2.600 parlamentari e 200 di essi beneficiano di più vitalizi per un costo per gli italiani di 215 milioni di euro l'anno". E qui spunta il nome di  Luca Boneschi e la conseguente gaffe.

CHI ERA BONESCHI? Boneschi è stato noto alle cronache parlamentari per essere il deputato rimasto in carica per meno tempo: eletto il 12 maggio 1982 in sostituzione del dimissionario Marcello Crivellini aveva presentato le proprie dimissioni dall'incarico, accettate dall'Aula, il giorno successivo. Boneschi si dimise per difendere la famiglia di Giorgiana Masi, la diciottenne uccisa nel 1977 con un colpo di pistola a Roma, sul Ponte Garibaldi, durante gli scontri tra i manifestanti e le forze dell'ordine. Le sue dimissioni arrivarono, con annessa rinuncia all’immunità parlamentare, dopo essere stato denunciato dal giudice istruttore che aveva disposto l'archiviazione del processo sulla morte della giovane Giorgiana, perché ritenutosi diffamato. 

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