Stallo Fincantieri-Stx e governo: out-out di Padoan e golden share di Calenda

02 agosto 2017 ore 17:00, Luca Lippi
E' in una situazione di stallo la trattativa tra Fincantieri e Stx. Padoan non ha alcuna intenzione di cedere terreno e si impunta sulle quote. La guerra economica, purtroppo, l’Italia non ha nemmeno cominciato a combatterla. Quando Fincantieri ha provato a entrare in Francia è stata cacciata via a legnate. Sulla questione Stx-Fincantieri, ancora in fase di trattativa, Padoan ha detto: “Abbiamo constatato che tra Italia e Francia permangono differenze che non si sono sanate. Abbiamo detto che è impossibile per noi accettare una ripartizione 50 e 50 e su questo rimaniamo fermi. Detto questo, è stato stabilito che c'e' tempo fino al 27 settembre, giorno del vertice italo-francese con il premier italiano e il presidente della Repubblica francese, per valutare se sarà possibile colmare queste differenze

TUTTA COLPA DELLA CINA
Xi Jinping, si erge a protettore della globalizzazione ma allo stesso tempo mette i bastoni tra le ruote a gruppi che puntano a espandersi all’estero, come Hna, primo azionista di Deutsche Bank con una quota del 10%, o Suning che ha comprato l’Inter. Un comportamento che può stupire solo chi non conosce la genesi del capitalismo cinese. A Pechino il vero potere risiede nelle mani dell’élite politico-militare cresciuta nel Partito Comunista, non dei grandi imprenditori. I magnati vengono accettati e sostenuti se proiettano e amplificano la volontà dell’élite, non quando trasferiscono i loro capitali all’estero e giocano la loro partita da soli. Per dirla in modo chiaro: Jeff Bezos può andare alla Casa Bianca e al Congresso a battere i pugni sul tavolo e comunque sviluppare come vuole le sue strategie all’estero. Ma non può fare altrettanto a Pechino. Deve stare anzi attentissimo che ogni sua mossa non si metta in contrasto con gli obiettivi dell’élite politico-militare.
Stallo Fincantieri-Stx e governo: out-out di Padoan e golden share di Calenda
COSA C'ENTRA LA GLOBALIZZAZIONE
Per l’appunto niente! Lo scontro fra Italia e Francia sui cantieri Saint Nazaire non è certo un episodio isolato. In tutto il mondo la globalizzazione batte in ritirata a favore del protezionismo e del nazionalismo economico. 
Già nel 1990 Edward Luttwak avvertiva che le nuove guerre non sarebbero più state combattute da soldati in divisa ma da dirigenti e funzionari pubblici o privati in giacca e cravatta. L’obiettivo sarebbe stato quello di conquistare l’egemonia in settori dell’economia di altri Paesi. La vera guerra, insomma, non si sarebbe più fatta sui campi di battaglia ma negli asettici quartier generali delle grandi aziende e sui mercati finanziari.
Come osserva l’economista Antonio Maria Rinaldi, le guerre economiche si conducono e si vincono “non più tanto appropriandosi in modo fraudolento di brevetti o know how aziendali, come sempre avvenuto in passato, ma minando dall’interno le economie stesse per renderle più vulnerabili e dipendenti dall’esterno”. Se questo è vero, allora è inevitabile il ricorso al protezionismo per difendere la vera indipendenza di uno Stato. E allora Trump non ha portato nessuna innovazione, ha semplicemente ‘goffamente’ scoperto il gioco mettendo in agitazione tutti che si sono ritrovati in maniche di coulotte.

IL RUOLO DI MACRON
il presidente francese Emmanuel Macron, salutato da molti sprovveduti come un campione della globalizzazione e del libero mercato, nel Consiglio europeo dello scorso 23 giugno, il primo a cui ha partecipato, ha subito chiesto, per ora invano, di proteggere dalle acquisizioni cinesi industrie considerate strategiche dall’Ue. “Siamo di fronte al disordine della globalizzazione e alle sue conseguenze nei nostri Paesi”, aveva detto per perorare la causa, aggiungendo di essere “a favore del libero commercio ma contro l’ingenuità”. Pochi giorni dopo la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva aperto alla proposta Macron, osservando che “da Pechino, l’Europa sembra più una penisola asiatica. Ovviamente, noi abbiamo un punto di vista diverso”.
Macron ha preferito nazionalizzare i cantieri di Saint-Nazaire piuttosto che lasciarli all’italiana Fincantieri. Una mossa che mina alle fondamenta la narrazione europeista: libero mercato, formazione di colossi transnazionali per competere con Stati Uniti e Cina, svuotamento dell’interesse nazionale a favore di un superiore interesse europeo.
L’opinione pubblica italiana è andata a sbattere la testa contro la realtà. Quella della zona euro è una partita che si gioca tra Francia e Germania, mentre gli altri Paesi fanno da contorno quando va bene e diventano prede da spogliare quando va male. 

LA STRATEGIA DELLA FRANCIA
La Francia vuole le aziende italiane per cercare di riequilibrare i rapporti di forza economica con la Germania. L’Ue reale è molto diversa da quella ‘narrata’: il libero mercato e la caduta delle frontiere sono a senso unico. Vanno bene quando sono i francesi a comprare in Italia, non il contrario. Se Fincantieri ci prova arriva Macron che sbatte la porta in faccia allo straniero e nazionalizza.
Prima del Trattato di Maastricht, Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti tentarono di espandersi all’estero e vennero duramente bastonati. Il Cavaliere sbarcò in Francia con La Cinq, la prima televisione privata francese. Osteggiata dall’opinione pubblica transalpina, l’avventura durò pochi anni. Nello stesso periodo l’Ingegnere tentò di scalare la Société Générale de Belgique, un conglomerato belga con un’importante presenza in Francia. Parigi fece scendere in campo Suez per cacciare il finanziere italiano, che fu costretto ad abbandonare il campo con le ossa rotte. Dopo trent’anni si è tornati al punto di partenza.
Maastricht, l’euro, il Fiscal Compact, ce lo chiede l’Europa, tutto quello che è servito per far cedere sovranità all’Italia (il sospetto di Guido Carli era fondatissimo) mentre Francia e Germania, al di là dell’uso strumentale della retorica europeista, hanno sempre avuto come obiettivo primario l’interesse nazionale. 

LA STRATEGIA DELL’ITALIA PER FINCANTIERI
Cinquantasette giorni per firmare la pace, accorciando distanze ancora molto marcate. Il 27 settembre il presidente francese Emanuel Macron e il premier italiano Paolo Gentiloni si incontreranno per una “bilaterale” a Lione, fino a quel mercoledì già autunnale i governi di Roma e Parigi avranno tempo di preparare un dossier che dovrà chiarire il futuro dei cantieri Stx France di Saint Nazaire e la possibilità di una grande alleanza tra i due Paesi sulle costruzioni navali civili-militari. Con una importante sottolineatura sulla ricca pietanza militare.
Al momento, ma non c’è da fidarsi troppo, la Francia si è impegnata a non invitare altri interlocutori nell’assetto azionario di Stx, avendo individuato Fincantieri come “opzione preferita” per il sito produttivo atlantico. Il governo italiano, almeno per il momento resiste, quindi riconoscimento della maggioranza di Stx a Fincantieri e ‘no secco’ alla proposta transalpina di fare 50/50.
Presso il Mef la mezzora di colloquio  tra i ministri Pier Carlo Padoan e Carlo Calenda per il governo italiano, il ministro Bruno Le Maire per l’esecutivo francese, è durato dalle 17.30 alle 18, ha portato un risultato sostanzialmente prevedibile (come dimostrato anche dalla rapidità dell’incontro): tregua estiva. Dunque nessun passo avanti con la trattativa e questo proccupa, non per la perizia di Padoan o di Calenda, ma per le pressioni che potrebbero arrivare da Bruxelles. Al momento non ci sono tracce visibili di interventi…al momento.

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autore / Luca Lippi
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