La password della settimana: Sì o No al referendum

02 dicembre 2016 ore 13:22, Paolo Pivetti
Finalmente un referendum confermativo, dove potremo votare sì per dire sì, e no per dire no; non come nei soliti referendum abrogativi dove si vota sì per dire no, rispondendo a questiti fatti apposta per cancellare una legge, tipo “Volete eliminare la legge che impone cappuccio e brioche a colazione?”, e dobbiamo votare sì per dire finalmente no a cappuccio e brioche; e chissà quanta gente, in casi simili, si confonde! Qui invece tutto è chiaro: voteremo sì per approvare o no per bocciare le famose riforme. E allora, visto che è tutto così chiaro, vediamo di approfondire che cosa ci accingiamo a votare.
La password della settimana: Sì o No al referendum
Sì è, secondo il dizionario italiano, un avverbio affermativo con valore olofrastico
: parola difficile che vuol dire capace di esprimere un intero ragionamento con una sola parola, come quando diciamo attenzione! oppure auguri! oppure basta. Olo-frastico: da due parole greche, l’aggettivo holos, tutto e il verbo phràzein, dire. 
La provenienza del nostro sì è dal latino sic, “così”. Ma guai a dimenticare, parlando e soprattutto scrivendo, di mettere l’accento tonico sulla ì. Altrimenti pronunceremmo e scriveremmo la nota musicale si: la settima nota della scala diatonica. Interessante sapere, tra parentesi, che il nome di questa settima nota musicale è formato dalla successione delle iniziali di Sancte Johannes, San Giovanni, da un inno liturgico in onore di san Giovanni Battista trascritto da Guido d’Arezzo; e qui ci ritroviamo addirittura a cavallo dell’anno Mille, per la precisione tra il 991, anno di nascita del famoso monaco e il 1033, anno della sua morte. Dunque il sì va obbligatoriamente accentato, e questo rende ancor più efficace la convinzione con cui è espresso. “Ti piacciono i gelati?” “Sì!” 
Quanto al no, anche le sue origini sono latine, esattamente dall’avverbio non, forma sincopata derivante dall’antichissimo noenum, espressione nata dalla somma di nec più oenum che era la forma arcaica per unum.
Nella nostra lingua, per esprimere una negazione, possiamo scegliere tra no e non. Con una differenza trai due.
No è, come il suo opposto sì, segno olofrastico, dunque, come sì, può stare benissimo da solo. Esempio: “Ti piacciono i gelati?” “No.”
Non, invece, è soltanto la premessa negativa di una frase che segue.  Esempio: “Non amo i gelati”. Nessuno, alla domanda “Vuoi un gelato?” risponderebbe “Non”, lasciando la frase in sospeso. Dovrebbe rispondere per esteso “Non amo i gelati” oppure, olofrasticamente, con un semplice “No”. Potrebbe anche dare maggior forza alla ragione ricorrendo a tutti e due: “No, non amo i gelati”. E se poi volesse aggiungere un po’ di buone maniere, potrebbe completare: “No, grazie, non amo i gelati”.
Adesso, se mettiamo al posto dei gelati la riforma costituzionale, sapremo cosa rispondere al nostro referendum. 
Vinca il migliore.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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