Dal Mattarellum al Porcellum e ritorno? Parte prima

02 maggio 2017 ore 20:56, intelligo
Purtroppo, come per tante altre cose, in Italia la situazione della legge elettorale è un gran pasticcio. Comincia perciò oggi una serie di articoli che vuole cercare di rendere meno astruso sentire parlare continuamente di “modifica alla legge elettorale”, di Mattarellum, Porcellum, Italicum e Consultellum senza che poi si capisca in maniera chiara e semplice cosa c’è che non andava nelle leggi passate, o nella  legge corrente, e come si vorrebbe costruire la legge elettorale futura che tutti auspicano, almeno a parole. 
All’inizio fu il Mattarellum, o legge Mattarella, dal nome del suo relatore, proprio quel Sergio Mattarella che oggi è il nostro Presidente della Repubblica. Il 4 agosto del 1993 videro la luce le leggi 276 e 277 che modificavano il nostro precedente sistema elettorale per l'elezione del Senato e della Camera dei deputati, introducendo un sistema elettorale misto. La legge Mattarella prevedeva:
1) maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari;
2) recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato attraverso un meccanismo di calcolo denominato "scorporo" per il rimanente 25% dei seggi assegnati al Senato;
3) proporzionale con liste bloccate per il rimanente 25% dei seggi assegnati alla Camera;
4) sbarramento del 4% alla Camera.

Dal Mattarellum al Porcellum e ritorno? Parte prima
DUE ANIME
Il fatto che il Mattarellum fosse stato concepito da sopraffina mente democristiana è evidente già a una prima lettura. Infatti, questo sistema elettorale tendeva a mettere d’accordo chi avrebbe voluto votare con un sistema maggioritario puro e gli irriducibili del proporzionale, stabilendo inoltre uno sbarramento solo alla Camera dei Deputati e nemmeno proibitivo. Che poi per la Camera ci fosse proprio una quota proporzionale, mentre per il Senato si dovesse ricorrere a un “recupero” proporzionale, era un ulteriore distinguo, tanto che i detrattori più accaniti di questa legge la ribattezzarono Minotauro, riferendosi all’orrendo mostro metà uomo e metà Toro.  Il Mattarellum, come lo battezzò il politologo Giovanni Sartori,  o Minotauro che fosse, sostituiva la vecchia legge elettorale tutta basata sul proporzionale che, a detta di molti se non tutti, per decenni aveva dato luogo a inciuci e accordi più o meno palesi e di tutti tipi, spesso solo per brama di potere più che per il bene del Paese. Con il Mattarellum si votò nel 1994, nel 1996 e alle politiche del 2001. 

I LIMITI
La complessità del Mattarellum, quel suo triplice computo dei voti, la volontà di voler fare contenti tutti, si rivelò però il vero tallone d’Achille di quella legge elettorale. Soprattutto nell’aspetto compensativo proporzionale, infatti, potevano creare non pochi problemi, non ultimo quello che lo stesso fosse eluso dalle cosiddette liste civetta, vere e proprie liste create da partiti e coalizioni per aggirare il meccanismo dello scorporo. Spiegare tecnicamente tutto il sistema degli scorpori su cui si basava il Mattarellum risulterebbe complesso oltre che noioso, ma un esempio lo possiamo tentare.  Prendiamo che  in un collegio elettorale X il candidato vincente della coalizione, Tizio, collegato alla lista "Tiziani", ottenga 1000 voti in più del suo diretto rivale, Caio,  della coalizione “Caiani”, quei mille voti di differenza devono essere sottratti alla cifra nazionale della lista "Tiziani" nel calcolo dell'assegnazione dei seggi nella quota proporzionale. Questo avrebbe avvantaggiato le liste che avessero eletto pochi deputati nella quota maggioritaria, per lo più liste di partiti minori. Per scongiurare che accadesse, i grandi partiti e le coalizioni, evitavano il collegamento ai loro candidati nei collegi uninominali, apparentandoli invece a liste fittizie (appunto liste civetta) che non avrebbero mai superato lo sbarramento del 4% non appartenendo in realtà a nessun reale partito politico. Perciò, a monte nessun collegamento era fatto tra Tizio e i Tiziani, ma Tizio veniva collegato alla lista civetta “Sempronio”, non causando così alcun danno – almeno teoricamente perché vedremo che anche qui non sarà proprio così - alla sua vera coalizione. Si legge su Wikipedia: “Le liste civetta furono utilizzate nella tornata elettorale del 2001 sia dall'Ulivo (lista civetta Paese Nuovo) che dalla Casa delle Libertà (lista civetta Abolizione Scorporo) e ciò comportò la perdita per Rifondazione Comunista - l'unico partito non coalizzato ad aver superato il quorum - di 7 seggi a vantaggio delle due coalizioni. Nel caso della Casa delle Libertà, tuttavia, l'abuso delle liste civetta impedì a Forza Italia di ottenere dei seggi in quanto la lista, avente diritto a 62 seggi, disponeva solo di 55 candidati (gli altri erano collegati, appunto, ad Abolizione Scorporo).” Ed ecco così che, malgrado tutto, un danno l’avevano causato anche le liste civetta. 

LA SOLUZIONE ALL'ITALIANA
Questo pasticciaccio all’italiana, qui sopra illustrato, creò un vulnus non da poco. Infatti, per tentare di risolvere il problema, e garantire il plenum alla Camera (cioè 630 Deputati), la Corte di Cassazione decise di assegnare 5 di questi 7 seggi a candidati di FI che non ce l’avevano fatta nel collegio uninominale, 1 seggo ai DS e 1 alla Margherita.  Ma questo non risolse completamente, perché dei 60 forzisti eletti, molti erano plurieletti come ad esempio lo stesso Silvio Berlusconi che aveva trionfato in varie circoscrizioni, liberando perciò già loro altri posti per candidati sconfitti, ed esaurendo così i candidati rimasti fuori. La Camera perciò iniziò i lavori con “soli” 619 parlamentari.  Il problema non venne risolto per quella legislatura in corso, lo sarebbe stato nella successiva grazie a una leggina varata il 4 aprile 2005 se non fosse stato che la disposizione venne superata quando il legislatore, per risolvere le problematiche del Mattarelum decise di abrogarlo introducendo il terribile Porcellum…

di Anna Paratore 

#leggeelettorale #mattarellum #elezioni

autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...