Aumento Iva, retromarcia Padoan: “Misure alternative” ma non le dice

20 aprile 2017 ore 10:42, Luca Lippi
Il ministro dell’economia Padoan ha deciso di fare marcia indietro sull’aumento dell’Iva. Così come accade nel mondo del calcio, laddove ogni volta che c’è un problema tecnici e dirigenti delle società se la prendono con i giornalisti (pare funzioni), allo stesso modo padoan ha ‘accollato’ la responsabilità dell’enfasi delle sue dichiarazioni alla Stampa.
Ieri abbiamo affrontato il discorso ‘tecnicamente’ qui e non possiamo concludere diversamente, perché 'se non è zuppa è pan bagnato'. L’Iva, che piaccia o no, sarà aumentata perché non ci sono spazi di manovra diversi e seppure un male, come lo è, questo sarebbe sempre il minore. Solamente ieri abbiamo scritto del fatto che il ministro sia ‘incuneato, stritolato’ nella morsa delle questioni politiche, costrett a non potere di fatto, da tecnico, fare molto per gli interessi del Paese, e solo a 24 ore di distanza eccone la riprova.
Padoan si scusa anche per il ritardo nella presentazione della cosiddetta 'manovrina' (la manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro), corrispondente allo 0,2% del Pil, che Bruxelles ha imposto all'Italia, pena l'apertura di una procedura di infrazione per debito eccessivo. Il testo completo della manovrina dovrebbe arrivare oggi, giovedì 20 aprile.
Aumento Iva, retromarcia Padoan: “Misure alternative” ma non le dice
Riguardo la proposta di presunto scambio tra l'Iva e il cuneo fiscale, il ministro Padoan al Senato ha dichiarato: “Io posso avere preferenze che sono state amplificate in modo assolutamente distorto dalla stampa nei giorni passati e invito a non prenderle come preferenze inossidabili". Il ministro spiega il presunto equivoco affermando che le sue dichiarazioni sono state "semplicemente una risposta a una domanda specifica del giornalista, che è stata tradotta in una mia preferenza". Ma si tratta di "una delle tante ipotesi e mi auguro che il dibattito possa essere molto franco, con un po’ di analisi tecnica e non solo analisi politica".
Dunque quello che abbiamo scritto ieri è tutto confermato, è una questione che deve poter essere affrontata ‘tecnicamente’ e quindi il rischio che Padoan per questioni di opportunità lasci la guida del Mef è sempre più elevata.
Niente aumento Iva, dunque, nella prossima legge di bilancio. Così sembra promettere stavolta il ministro, precisando che il governo si è impegnato a intervenire con la prossima legge di bilancio per modificare la previsione di incremento delle imposte e “sostituirla con altre misure, sul lato delle spese e sul lato delle entrate". Per poi precisare che "l'intendimento del governo nell'impostazione della prossima legge di bilancio prevede di escludere tale aumento attuando una manovra alternativa".
Padoan spiega che "l'aumento delle imposte contenuto nelle clausole di salvaguardia diventerebbe operativo nel 2018, con effetti che valgono circa l'1,1 percento del Pil", ma "il decreto legge dell'11 aprile sterilizza una parte di questo aumento, che quindi resta contemplato a legislazione vigente per un valore di poco inferiore allo 0,9%".
Insomma, Padoan torna a ricordare che il governo non ha alcuna intenzione di alzare le tasse: "Confermata la volontà del governo di proseguire nel percorso di progressiva riduzione della pressione fiscale, resta la necessità di finanziare tale riduzione in modo permanente, così che i tagli siano credibili".  E tiene a precisare che "il quadro programmatico del Def  è costruito su realistiche ipotesi di politica di bilancio, ma il Governo è aperto ad una discussione ampia ed approfondita sulle scelte che andranno finalizzate in sede di formazione della Legge di Bilancio". Poi prosegue: "Le privatizzazioni sono uno strumento importante non solo di finanza pubblica, ma soprattutto di politica industriale, di politica di efficienza e gestione delle partecipate. Ci sono situazioni diverse nei diversi settori, le decisioni vanno prese caso per caso e non con l'equivalente di tagli lineari, non è questo il mio atteggiamento e il mio convincimento. Così come è il mio convincimento che si debba parlare tranquillamente di privatizzazioni". E su un possibile intervento di Cassa e depositi e prestiti, sottolinea che l'operazione "non è contenuta nel decreto".
Il ministro, chiamato a riferire direttamente con i senatori del Pd ribadisce il concetto e la promessa di non alzare le tasse: soprattutto in questa sede Padoan afferma che non ci sarà alcun aumento dell'Iva per finanziare il cuneo fiscale. Manco a dirlo, le opposizioni non si sono lasciate sfuggire l’occasione di criticare intravedendo nella giravolta del ministro la regia dell'ex premier Matteo Renzi.
Poi Padoan, proseguendo a parlare del Def, ha colto l’occasione per esprimere il disaccordo di prassi sulle dichiarazioni dell'Fmi che, nel World Economic Outlook presentato qualche giorno fa ha reso noto di stimare per l'Italia una crescita del Pil decisamente inferiore a quella prevista nel Def. Il ministro rimane ottimista: "L'andamento recente dell'economia italiana è "incoraggiante". La crescita "ha ripreso slancio nella seconda metà del 2016 grazie a un balzo della produzione industriale e, dal lato della domanda, a un'accelerazione di investimenti ed esportazioni. Il 2017 sembra essere cominciato col piede giusto".  
In particolare, ricorda "gli indici di fiducia delle imprese italiane sono saliti notevolmente durante il primo trimestre, toccando a marzo il livello più alto dal 2007 per quanto riguarda l'industria". E questo significa che "il miglioramento dei dati economici e delle aspettative nelle economie avanzate, Italia compresa, potrebbe giustificare una significativa revisione al rialzo della previsione di crescita del Pil per i prossimi anni".  Ciò significa che "le previsioni di crescita riportate nel programma di stabilità devono pertanto essere lette come valutazioni prudenziali. La previsione programmatica per i prossimi tre anni riflette inoltre l'intendimento del governo di seguire un sentiero di politica di bilancio in linea con le regole europee e la normativa italiana". Sulle altre misure che il governo intende prendere per rilanciare l'economia e affrontare il nodo del debito pubblico, ci sono le privatizzazioni, altro terreno di scontro tra Renzi e Padoan.
In conclusione, l’Iva aumenterà, c’è da scommeterci (dopo le elezioni oppure dopo la decisione di finire la legislatura con un accordo di non belligeranza trasversale o addirittura, dopo le elezioni tedesche chissà). Di fatto la strada che sarà seguita sarà sempre la stessa, sarà rispolverato l'escamotage politico del governo "tecnico" a cui, come fu per gli esecutivi di Monti e Letta solo per menzionare gli ultimi due precedenti, puntualmente ed immancabilmente è affidato l'aumento dell'Iva. Emergerà nuovamente anche la giustificazione, al momento opportuno, anche quella sempre la stessa: "ce lo chiede l'Europa". Comunque sia l’Iva aumenterà, il gioco del gatto e del topo tra Renzi ed il ministro dell'Economia si concluderà con l’aumento dell'Iva, Renzi addosserà l'odiato fardello sulle spalle di Padoan che, come è sempre capitato, avrà in premio il privilegio di tornare alle sue occupazioni professionali, e tutti i protagonisti politici, dall'ex sindaco di Firenze al Cav, al comico genovese, dopo gli schiamazzi e le invettive di rito, saranno ben lieti di non avere più tra i piedi una tale zavorra.

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autore / Luca Lippi
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