Pensioni, cosa c’è sul tavolo di domani tra Governo e sindacati

20 febbraio 2017 ore 12:51, Luca Lippi
Domani l’incontro tra Governo e parti sociali, sul tavolo la questione delle pensioni, Ape e Quota 41 per i Precoci. Il tavolo di confronto dovrà discutere sui requisiti di accesso alle misure e sulle modalità di conseguimento di tali benefici. I decreti sono attesi entro il 2 marzo 2017, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio.
Ape: consentirà dal 1° maggio 2017 ai lavoratori dipendenti e ai lavoratori autonomi (tranne i liberi professionisti iscritti nelle rispettive casse professionali) di chiedere un prestito pensionistico erogato dall’Inps, fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia. L’APE partirà in via sperimentale e durerà 2 anni, fino al 31 dicembre 2018.
Quota 41 e precoci: la legge di Stabilità, ha stabilito che i precoci possono uscire con 41 anni di contribuzione versata, se 12 mesi di questi contributi sono stati versati prime del compimento del diciannovesimo anno di età e solo se rientrano nella categoria di lavori considerati usuranti e gravosi. Tra i tanti punti da chiarire ci sono anche il nuovo cumulo dei periodi assicurativi e le mansioni usuranti.

Pensioni, cosa c’è sul tavolo di domani tra Governo e sindacati

Il tavolo di confronto dovrà fare il punto in particolare sui requisiti di accesso alle misure in questione e sulle modalità di conseguimento di tali benefici che dovranno essere tradotti puntualmente in alcuni decreti che la Presidenza del Consiglio dei Ministri sta mettendo a punto per la fine del mese. 

I PUNTI DA CHIARIRE IN FRETTA
Durante l'esame in Commissione il Pd aveva chiesto che nella valutazione del requisito contributivo appena indicato fossero espressamente utilizzabili anche i contributi figurativi (es. disoccupazione, malattia eccetera), precisazione che attualmente manca nel testo della legge ma che non è stata accolta dal Governo lasciando aperta la possibilità di una interpretazione restrittiva nelle prossime istruzioni di attuazione. 
Altra questione da risolvere è quella del fondo pensionistico in cui il requisito contributivo minimo deve essere ragguagliato. Se, ad esempio, i 30 anni di versamenti (o i 36 anni) fossero frutto di carriere contributive miste (10 anni in una gestione pubblica o nella gestione separata ed altri 20 anni nel fondo pensione lavoratori dipendenti) c'è il rischio di non poter accedere all'APe sociale. Lo stesso vale per quanto riguarda l'APE volontario dove il requisito contributivo è minore, pari a 20 anni. Si era detto che il Parlamento avrebbe potuto avocare a sè la questione per non lasciare la palla interamente in mano al Governo e all'Inps. Che come noto sono abituati a fornire interpretazioni restrittive. Ma così non è stato. 
C'è poi il vincolo, per i lavoratori impiegati in mansioni difficoltose o rischiose che le attività in questione siano state svolte per almeno 6 anni in modo continuativo. Un paletto che taglia fuori dal beneficio soprattutto gli edili che per la natura del loro lavoro difficilmente riescono a centrare il requisito. Anche in tal caso il PD aveva proposto un emendamento, non accolto dal Governo, che proponeva di cancellare il vincolo della continuità del lavoro dato che per alcune professioni questo requisito potrebbe non essere facilmente raggiunto in modo continuativo. 
I problemi da risolvere non finiscono qui. La legge prevede, infatti che per l'accesso all'Ape sociale non è necessario, a differenza di quanto si prevede con l'Ape volontario, che l'interessato sia a non più di 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia nel regime obbligatorio. Quest'ultimo punto, tuttavia, è stato smentito dall'Inps nelle schede di approfondimento della misura in cui l'istituto ha introdotto (indebitamente) il paletto in questione. Una condizione che, se confermata, metterebbe a rischio l'accesso all'APE agevolato per parte dei nati nel 1955 con effetti negativi anche sulla classe 1954. 
I punti oscuri interessano anche l'Ape volontario. Tra i tanti uno preminente è chiarire cosa accade in caso il lavoratore raggiunga i requisiti per la pensione anticipata, durante il sostegno economico, prima della maturazione dell'età pensionabile di vecchiaia. 
Si pensi ad un lavoratore con 63 anni e 42 anni di contributi che accede all'Ape volontario. In teoria il prestito dovrebbe accompagnarlo sino ai 66 anni e 7 mesi ma se il percettore riuscisse nel frattempo a lavorare (è espressamente possibile farlo durante l'Ape volontario senza limite di reddito anche con rapporti di lavoro part-time) e raggiunge, pertanto, i 42 anni e 10 mesi di contributi utili per la pensione anticipata prima del pensionamento di vecchiaia, il meccanismo andrebbe in cortocircuito. Il prestito continuerebbe infatti sino alla pensione di vecchiaia (l'interessato deve, infatti, fare domanda di pensione di vecchiaia all'Inps al momento di accesso all'Ape volontario) nonostante il lavoratore avrebbe già maturato il diritto all'uscita anticipata con diversi anni di anticipo. Sarebbe utile che si prevedesse espressamente la possibilità di estinzione anticipata del prestito in tale circostanza abbassando così i costi complessivi per il lavoratore.

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autore / Luca Lippi
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