Arresto per Giancarlo Tulliani: il caso da Corallo, Laboccetta a Fini

21 marzo 2017 ore 23:59, Luca Lippi
Il Gip ha firmato un mandato di arresto nei confronti di Giancarlo Tulliani. L’accusa è quella di riciclaggio. Allo stato attuale, Tulliani risulta però irreperibile perché residente a Dubai, dunque il provvedimento non è stato eseguito. Il riciclaggio di denaro secondo gli investigatori è stato compiuto tramite una società delle Antille olandesi, riferibile al manager Francesco Corallo, considerato il “re delle slot machine”.  

GIANCARLO TULLIANI
Sempre secondo gli inquirenti, Giancarlo Tulliani avrebbe messo a disposizione di Rudolf Baetsen, braccio destro di Corallo, due società offshore per poter far transitare soldi destinati alle Antille, il favore sarebbe stato concesso a fronte di un congruo anticipo ricevuto per l’acquisto dell’appartamento di Montecarlo.

DOV'E' IL REATO
Il reato vero e proprio, o meglio la contestazione addebiti al Tulliani da parte del Gip, non è affatto sull’acquisto della casa di Montecarlo, ma si contesta la sospetta origine illecita delle provvidenze impiegate per concludere l’acquisto stesso.
Infatti, secondo le indagini condotte dalla Guardia di Finanza, i 300 mila euro impiegati per l’acquisto dell’immobile sarebbero stati trasferiti dal conto di Corallo ai Tulliani.  
La vicenda ha poi avuto un seguito, con il trasferimento della proprietà dell’immobile di Montecarlo per 1 milione e 400 mila euro a un terzo compratore facendo monetizzare un guadagno importante alla famiglia Tulliani. Ma non è l’unico scambio di denaro tra Corallo e Tulliani. Un’altra transazione sarebbe stata individuata nel 2009. In questo caso sarebbero stati trasferiti da un conto della società di Corallo a Tulliani una volta 300 mila euro ed un’altra 2 milioni 400 mila euro. 

Arresto per Giancarlo Tulliani: il caso da Corallo, Laboccetta a Fini
 
 
UNA PRESUNTA ORGANIZZAZIONE
Nell’inchiesta condotta dagli investigatori della Guardia di Finanza, sarebbe altresì emerso che il gruppo (composto secondo gli inquirenti oltre che da Corallo e dai due Tulliani anche dall’ex parlamentare Amedeo Laboccetta) riciclava in tutto il mondo i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco online e sulle video-lottery. Il padre di Giancarlo, Sergio Tulliani risulta ancora indagato.

FINI NON POTEVA NON SAPERE
Inevitabilmente, rientra nell’inchiesta per riciclaggio anche l’ex Presidente della Camera Gianfranco Fini. La sua posizione, si evince dall'ordinanza di arresto per Tulliani, si complica sulla base di nuove dichiarazioni rese da Amedeo Laboccetta, ex parlamentare che ai magistrati avrebbe detto di aver fatto conoscere Fini e Corallo. Con una nota, Fini fa sapere di aver dato mandato ai suoi legali di querelare Laboccetta per calunnia, dopo aver chiesto nei giorni scorsi di essere interrogato dai magistrati.
In Procura si consolida la convinzione che Gianfranco Fini “non poteva non sapere”. 
A confermare i dubbi degli investigatori è stato ancora una volta l'ex parlamentare Amedeo Laboccetta che pochi giorni fa, correggendo buona parte delle dichiarazioni rese lo scorso dicembre durante un interrogatorio di garanzia, ha retrodatato al 2002 (anno in cui fu approvata la legge 289 in materia di giochi) la preparazione della società di gioco legale ad opera di avvocati presumibilmente, a detta della procura, interessati anche in Alleanza Nazionale e a uomini vicinissimi a Fini.

I RAPPORTI TRA CORALLO E TULLIANI
I rapporti tra Corallo e Giancarlo Tulliani, con la sua famiglia, sarebbero sorti solo successivamente, quando l'imprenditore (secondo la ricostruzione degli inquirenti) costituì delle società off shore per loro per la realizzazione di una serie di significativi affari immobiliari, nella speranza che il rapporto con Fini gli tornasse sempre utile soprattutto per superare una serie di difficoltà con strutture istituzionali maturate dopo l'esito della gara. E per diversi anni, a partire dal 2007-2008, i Tulliani, a parere di chi indaga, diventano di fatto centrali ai fini della ricezione di ingentissime somme di denaro e varie utilità provenienti da Corallo.
Ultimo, ma non ultimo in ordine di importanza, c’è da dire che secondo gli inquirenti, Corallo, era assistente parlamentare di Laboccetta e solo successivamente "re dello slot". Titolare di imprese che hanno operato in regime concessorio all'interno dello Stato, "qualificabili in realtà, secondo gli accertamenti investigativi, come strutture di sistematica violazione degli obblighi fiscali, con gravissime interferenze su un Ufficio di controllo strategico quale era quello dei Monopoli di Stato".

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autore / Luca Lippi
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