I forconi perquisiti dalla Digos: c'è clima di tensione

22 marzo 2017 ore 23:59, Luca Lippi
Perquisizioni domiciliari da parte della Digos su tutto il territorio nazionale nei confronti di leaders ed esponenti del Movimento 9 Dicembre – Forconi.
L’attività è condotta dalla Digos di Latina, in collaborazione con le Digos di Ascoli, Campobasso, Como, Firenze, Roma, Taranto, Treviso e con il coordinamento della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.
L’indagine nasce da un battage ordito dal movimento attraverso un ‘manifesto’ dal quale si incitava a dare esecuzione al cosiddetto Ordine di Cattura Popolare”, un documento di 19 pagine redatto da alcuni tra gli odierni indagati e dal contenuto fortemente istigatorio con il quale si incitano i cittadini ad “arrestare” tutti i parlamentari della Repubblica, gli esponenti del Governo e finanche il Presidente della Repubblica. Per essere più chiari, un esempio è il finto arresto del parlamentare Di Napoli dei mesi scorsi, un atto dimostrativo ma che per la Digos è stato letto come un segnale di allarme.

IL MOVIMENTO DEI FORCONI
Evidentemente per la Digos, il movimento potrebbe trasformarsi presto in un fenomeno di rilevanza internazionale. Perché se da un lato, con le sue peculiarità, è difficile che possa estendersi oltre i confini italiani, dall’altro, per molti osservatori esteri, è parte di una tendenza in crescita in Europa.
Secondo la società americana di intelligence Stratfor, il movimento, così come altri nel resto del Vecchio Continente, rappresenta la risposta dei cittadini europei all’incapacità delle istituzioni nazionali e di quelle di Bruxelles di alleviare i disagi sociali derivanti dalla crisi economica.
La tesi di Stratfor è “sposata” anche dal britannico Financial Times, che dà spazio alla lettura di Antimo Farro, docente di Sociologia all’università La Sapienza di Roma, che descrive i Forconi come una “mobilitazione di protesta” piuttosto che un movimento sociale, una mobilitazione che unisce diversi gruppi “contro un sistema politico che è incapace di costruire una prospettiva di sviluppo per il Paese“.

I forconi perquisiti dalla Digos: c'è clima di tensione

GLI OBIETTIVI DELLA PROTESTA
Per l’organizzazione fondata da George Friedman non è un caso che il movimento abbia due elementi chiave, che ritornano in molti Paesi in difficoltà. Innanzitutto “ha una forte agenda anti-establishment, che critica non solo i politici italiani, ma anche le misure di austerità imposte dall’Unione europea” e da Berlino. Inoltre si oppone “all’aumento indiscriminato di imposte". Problemi riscontrabili in molte nazioni periferiche dell’Unione, ma che si stanno estendendo anche a Paesi come la Francia.

DA DOVE SI PEREPISCE LA PERICOLOSITA’ POTENZIALE
Un elemento molto importante che in pochi sottolineano, è che le organizzazioni sindacali hanno preso ufficialmente le distanze dal movimento. Questo, può sembrare un elemento poco significativo, in relatà è un segnale di elevata pericolosità. In sostanza i sindacati fanno parte di un ‘sistema’, quindi il movimento è visto come un morbo pericoloso e incontrollabile a voler sottolineare il carattere anti-sistema.
Questo ovviamente, nonostante il movimento faccia parlare assai poco di sé soprattutto negli ultimi mesi, ha richiamato l’attenzione della Digos  che nello specifico delle sue funzioni si interessa di terrorismo a livello nazionale ed internazionale, anche di tipo informatico e telematico. Controlla anche tutte le attività di gruppi estremistici che perseguono scopi di sovvertimento sociale con il ricorso alla violenza. Insomma non si muovono per operazioni di ordine pubblico come si può intendere convenzionalmente. 

C’È RISCHIO CONCRETO DI RIVOLTA?
Questo può saperlo solo la Digos e le altre organizzazioni che si occupano del fenomeno da tempo.. E su questo sta lavorando.
Già da tempo si parla di risveglio globale” (“the Global Awakening”) indicato come rischio reale da alcuni esponenti della elite come Zbigniew Brzezinski, già cofondatore della “Trilateral Commission”, il quale già negli anni passati, in alcune analisi fatte nel corso di riunioni della “Council of Foreign Relations” a Montreal,  aveva parlato
di questo pericolo connesso anche alla diffusione di internet e delle tecnologie informatiche che, avendo in parte incrinato il monopolio dell’informazione dei grandi media controllati dalla Elite (i mega media), hanno l’effetto di aumentare il grado di percezione condivisa e di consapevolezza nelle nuove generazioni suscitando possibili rivolte che si diffondono a macchia d’olio in molti paesi.
Si tratta dunque, della insofferenza delle classi giovanili, delle aspettative non soddisfatte, della loro impossibilità di garantirsi un futuro e del loro desiderio di rivalsa in assetti sociali dove le risorse sono gestite da pochi e le ineguaglianze sociali diventano intollerabili. Situazione che sta manifestandosi anche Grecia, Spagna, Italia e Francia.

IN CONCLUSIONE
Le perquisizioni della Digos in Italia hanno colpito 18 persone evidenziatesi nei mesi scorsi per la loro appartenenza o comunque vicinanza al Movimento e che hanno manifestato l’intenzione di porre in essere una serie di condotte criminose. 
Nel corso dell’indagine, gli odierni indagati si sono evidenziati oltre che per aver depositato presso alcuni Uffici di Polizia l’ “Ordine di Cattura Popolare” anche per aver postato sui social network inquietanti proclami di rivolta sociale e per aver partecipato a iniziative di piazza connotate da illegalità tra cui il citato tentativo di “arresto” del parlamentare Di Napoli.

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autore / Luca Lippi
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