Referendum: con la richiesta di statuto speciale Zaia sulla scia di Puigdemont

24 ottobre 2017 ore 10:26, Americo Mascarucci
Altro che autonomia! Il Governatore del Veneto Luca Zaia forte dei risultati del referendum di domenica con il quale più del 57% dei veneti si è espresso a favore di una maggiore autonomia regionale ha spiazzato tutti annunciando la volontà di chiedere per la sua regione il riconoscimento dello Statuto speciale. Richiesta che naturalmente il Governo ha già rispedito al mittente considerando che una proposta del genere per essere attuata richiederebbe una modifica della Costituzione. Ma non è soltanto il Governo ad essere rimasto spiazzato dall'iniziativa del governatore leghista, ma il Carroccio stesso, in primis il governatore lombardo Roberto Maroni che si è detto contrariato dall'iniziativa del collega veneto. Il quale già a conteggio dei voti ancora in corso aveva già aperto un casus belli con il Governo chiedendo di trattare su autonomia fiscale e sicurezza, materie però che, a detta del ministro Maurizio Martina non possono costituzionalmente essere delegate alla regioni.
Referendum: con la richiesta di statuto speciale Zaia sulla scia di Puigdemont

ZAIA SULLA SCIA DI PUIGDEMONT?
Zaia con la sua richiesta di uno statuto speciale per il Veneto di fatto sembra indirizzarsi su un percorso non più inserito in quella cornice costituzionale che era stata invece sembra evidenziata durante la campagna elettorale, per dimostrare come i referendum autonomisti di Lombardia e Veneto non potessero essere in alcun modo paragonati al caso catalano. Zaia sa perfettamente che chiedere lo statuto speciale significherebbe aprire ad una revisione della Costituzione e il suo tentativo non appare più così lontano dalle forzature messe in atto dal presidente catalano Puigdemont che hanno aperto la crisi in Spagna fra Madrid e Barcellona.
La trattativa fra Governo e Veneto si annuncia quindi già impossibile se queste realmente saranno le premesse. Lo si evince chiaramente dalle parole del sottosegretario agli Affari regionali Gian Claudio Bressa che in riferimento alla richiesta di Zaia dice: "La sua è una provocazione, siamo pronti ad aprire un tavolo subito ma la condizione di partenza è che le Regioni approvino una legge in attuazione dell'articolo 116 della Costituzione per chiedere autonomia differenziata. Il problema - aggiunge - è che oggi Zaia ha fatto approvare in Giunta una proposta di modifica costituzionale per inserire il Veneto tra le Regioni a statuto speciale. È una proposta non ricevibile dal Governo, semmai di competenza del Parlamento".

IL NO DI MARONI
Ed è rottura anche all'interno della Lega. Il Governatore lombardo Maroni sembra molto contrariato dallìiniziativa di Zaia fino quasi a lasciar intendere una separazione netta delle strade fin qui intraprese. "Luca Zaia mi ha un po' spiazzato - ammette il lombardo intervistato da Repubblica - È indubbio che ora c'è un problema all'interno della Lega. E un altro con il governo. Questa mossa non era concordata. Leggerò la sua proposta di legge e capirò se sarà possibile un percorso comune".
Di certo la mossa di Zaia appare alquanto pericolosa visto che sembra smentire la volontà di intavolare una trattativa di carattere costituzionale. Il timore è che il governatore veneto in realtà voglia intraprendere un percorso simil catalano e ora usi il consenso ottenuto in Veneto per alzare la posta in gioco. Dimenticando forse che gli elettori veneti hanno votato per avere più autonomia, non certo per forzare la Costituzione e aprire un conflitto con il governo centrale.

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