Tar del Lazio “boccia” 5 direttori e Franceschini. Renzi in soccorso

25 maggio 2017 ore 13:02, intelligo
I giudici del Tar del Lazio hanno riscontrato anomalie nelle procedure di selezione adottate per la riforma dei musei, quella promossa dal Ministro dei beni culturali Dario Franceschini, bocciando cinque dei venti direttori preposti. Ad essere messo in discussione è l’intero modus operandi utilizzato per la selezione dei candidati, dalle modalità con le quali sono state effettuate le selezioni, così come alla tipologia di partecipanti ammessi alla prova. Il Tar ha, infatti, riconosciuto che solo i cittadini italiani avrebbero dovuto avere la possibilità di partecipare al bando, e sette dei direttori che concorrono alla direzione dei poli culturali risultano essere stranieri, tra questi Gabriel Zuchtriegel e Peter Assmann, l’uno candidato alla direzione del Parco archeologico di Paestum, l’altro al ruolo di direttore del Palazzo ducale di Mantova. Entrambi hanno presentato ricorso. Ma le problematiche riscontrate non sono solo queste.

Tar del Lazio “boccia” 5 direttori e Franceschini. Renzi in soccorso
 
La riforma- Con la sua riforma, Franceschini ha concesso ad alcuni musei (32 in totale) la possibilità di valutare autonomamente le varie scelte operative, dal punto di vista finanziario, scientifico, organizzativo e contabile. Contemporaneamente, ha scelto di estendere la selezione dei direttori al di fuori dei confini nazionali. “Il mondo ha visto cambiare in 2 anni i musei italiani e ora il Tar Lazio annulla le nomine di 5 direttori. Non ho parole, ed è meglio- afferma Franceschini- Faremo subito appello al Consiglio di Stato. Sono preoccupato per la figura che l'Italia fa nel resto del mondo, e per le conseguenze pratiche perché da oggi alcuni musei sono senza direttore”. Immediato il commento di Matteo Renzi, già segretario del PD e presidente del consiglio: “Il fatto che il Tar del Lazio annulli la nostra decisione merita il rispetto istituzionale che si deve alla giustizia amministrativa ma conferma una volta di più che non possiamo più essere una repubblica fondata sul cavillo e sul ricorso - continua il segretario del PD- Non abbiamo sbagliato perché abbiamo provato a cambiare i musei: abbiamo sbagliato perché non abbiamo provato a cambiare i Tar”.

I motivi del Tar- Secondo i giudici del Tar, i criteri utilizzati per la selezione presentano varie anomalie, in primo luogo quelli presi in considerazione per la scelta dei candidati da ammettere al colloquio, dopo la valutazione dei titoli presentati, dai quali non si ravvisa la possibilità, a detta dei giudici, di «comprendere il reale punteggio attribuito a ciascun candidato». Inoltre, il Tar pone l’accento sulle modalità vere e proprie con le quali ha avuto luogo il colloquio di alcuni candidati via Skype, ovvero colloqui video, senza la presenza di alcun tipo di testimone estranei. Il Tar sottolinea la necessità che “durante le prove orali sia assicurato il libero ingresso allocali”. In ultimo, il già citato criterio adottato per riconoscere a quali partecipanti dare la possibilità di concorrere all’assegnazione del ruolo. Secondo il Tar, infatti, questa può essere concessa unicamente a cittadini che hanno la cittadinanza italiana, poiché alcuna norma derogatoria darebbe al Ministro la possibilità di dare incarichi da dirigenti pubblici a cittadini stranieri.

di Sofia Nacchia

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