Tensione Usa Corea del Nord: Trump non andrà a riferire in Senato

26 aprile 2017 ore 15:40, Luca Lippi
Installati impianti antimissile Thaad in Corea del Sud, a spese Usa in risposta alle minacce di Pyongyang. È tutto qui l’intervento usa contro la Corea del Nord che continua  minacciare lanci di missili nucleari che nel massimo della loro potenzialità sono in grado di danneggiare il malleolo di chi li lancia. Le operazioni di installazione della batteria antimissili, cominciate un po’ a sorpresa, sono state decise a meno di una settimana dall’ok della Us Forces Korea (USFK) alla messa in sicurezza del sito ottenuto dal governo di Seul e destinato a ospitare i sistemi il cui scopo è fare da scudo (nell’ottica della strategia della deterrenza) verso le minacce della Corea del Nord. Un atto gradito dall’attuale governo di Seul ma che ha sollevato le proteste di Russia e Cina, oltre che dell’opposizione sudcoreana.
La tensione tra la corea del Nord e Trump è tornata a salire a livelli d’allerta dopo che un sommergibile nucleare americano è arrivato ieri nel porto sudcoreano di Busan. L’Uss Michigan, dotato di missili tattici e di alte capacità di comunicazione, precede l’arrivo della portaerei Uss Carl Vinson, ancora in viaggio nel Pacifico. 
Tensione Usa Corea del Nord: Trump non andrà a riferire in Senato
In un editoriale del Rodong Sinmun il regime di Kim Jung un ha detto che “è finita l’era in cui gli Usa costituivano in via unilaterale una minaccia nucleare”. Pyongyang possiede ora “la volontà e le capacità di rispondere a ogni tipo di guerra”. Se la Casa Bianca e Seul continuano “la preparazione incauta di un attacco preventivo”, la Corea del Nord ne “lancerà uno senza preavvisi per punizione trasformando le loro terre in inferni ardenti”.
Entrambe le mosse sono comunque legate alla possibilità che Pyongyang esegua un nuovo test nelle prossime ore, nell’85esimo anniversario della nascita delle forze armate, sfidando le pressioni di Wasghington e Pechino. “Il mondo si prepara al nuovo test nucleare” ha scritto il Global Times, il giornale in lingua inglese del partito comunista cinese. E la stessa Cina ha voluto dimostrare di non essere da meno, varando nel porto di Dalian la prima portaerei costruita interamente nel paese.
Ma se fosse tutta una bufala? Come spiega la Cnn “Mentre la Casa Bianca parlava dell’invio di una armata navale verso la penisola coreana, le navi in questione stavano andando nella direzione opposta, per partecipare a esercitazioni militari nell’Oceano Indiano, a circa 3.500 miglia di distanza. Un addetto dell’amministrazione ha ufficialmente ammesso che c’è stata una miscommunication tra Pentagono e Casa Bianca nel riferire che la portaerei non stava facendo rotta verso il Mare del Giappone, conosciuto anche come il Mare Orientale, e che non stava andando a dare nessuna dimostrazione di forza alla Corea del Nord. L’addetto dell’amministrazione ha detto che responsabile del frainteso è stata una mancanza di follow-up con i comandanti che sovrintendono ai movimenti della portaerei USS Carl Vinson”.
Poiché una portaerei non è un’utilitaria con la quale andare all’appuntamento dal dentista, come si può “miscommunicate- sbagliare” e non capire se una portaerei sta in un posto, se non ci sta o se andrà da quella parte o da un’altra parte?
Non abbiamo elementi sufficienti per parlare di Fake-news, tuttavia la “Minaccia della Corea del Nord” è solo una distrazione, una messa in scena teatrale, tremendamente costosa.
Fino ad ora tutto sembra un’immensa sceneggiatura necessaria e sufficiente per distrarre e per lasciare tutti, disperati e incollati alla televisione. Non è cinismo, ma in concreto nessuno è in guerra con la Corea del Nord.
In realtà c’è solo questo: Pyongyang continua a minacciare "Taglieremo la gola agli imperialisti americani". A Washington il Senato (che è una rappresentativa di lobbisti che spesso di politica ne sanno poco e niente) si prepara a fare due chiacchiere sulla situazione. Calcolando che a questa riunione Trump probabilmente neanche parteciperà, c’è da valutare quanto messa in scena deve ancora durare.
Per la cronaca, i funzionari americani sono convinti che a Punggye-ri, il sito dove il regime sta preparando il temutissimo, sesto test nucleare che potrebbe scatenare la reazione Usa, i lavori di scavo sotto la montagna di Mantapsan sono ripresi.
La ripresa degli scavi vuol dire che il test non sarebbe così imminente come gli ‘esperti’ internazionali hanno previsto da giorni, visto che prima di ogni test intorno al sito si assiste solitamente a 30-40 giorni di assoluto blackout. La notizia avrebbe origine dalla stessa Difesa Usa e quindi è un segnale che arriva direttamente da Casa Trump, e sembra davvero la traduzione dell'invito a "allentare la tensione" fatto dal cinese Xi Jinping nell'ultima telefonata tra i due presidenti.
In ogni caso, l'assenza di Trump alla maxiriunione in Senato, se fosse confermata, sarebbe un altro segnale di allentamento della tensione, soprattutto dopo l'arrivo nelle acque della penisola del sommergibile nucleare USS Michigan che Pyongyang ha già salutato come l'ennesima prova di invasione.

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autore / Luca Lippi
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