Pensioni news: a marzo la fase II su nodi Ape, quota41 e secondo pilastro

27 febbraio 2017 ore 12:06, Luca Lippi
Nella cosiddetta FASE II del confronto in essere fra Governo e sindacati in tema di pensioni, ripreso proprio nella settimana passata, una proposta attualmente in discussione è quella di offrire una pensione di base di circa 500 euro, realizzata grazie alla fiscalità generale e destinata a coloro che dovranno confrontarsi con il sistema previdenziale di tipo puramente contributivo.
l'On Cesare Damiano, Presidente della Commissione lavoro alla Camera, ha dichiarato:È certo che le nuove generazioni entrate prima nel capitalismo finanziario e poi in quello digitale, hanno anche bisogno di una pensione di cittadinanza a causa del lavoro discontinuo e precario”.
Ancora aperto, dunque, il cantiere Pensioni e Lavoro, in realtà i nuovi incontri tra esecutivo e parti sociali sono fissati per il mese di marzo. Il focus si concentrerà sulle c.d. carriere discontinue, con un possibile taglio del cuneo fiscale che si affiancherà alla già citata istituzione di una pensione minima per chi rientra nel contributivo puro. A lato si parlerà anche di un nuovo approccio alla governance dell'istituto di previdenza pubblica e dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro.

Pensioni news: a marzo la fase II su nodi Ape, quota41 e secondo pilastro

LA PREVIDENZA INTEGRATIVA
I sindacati premono per un rilancio dopo che negli scorsi anni si è agito in controtendenza, alzando le imposte sui rendimenti dei fondi. Una misura che è calata sul settore scoraggiando le adesioni, che risultano insufficienti rispetto alle reali necessità dei lavoratori rispetto all'esigenza di far fronte ad una pensione pubblica sempre più magra.
Si parla del secondo pilastro. Il sistema previdenziale italiano, in seguito alle molteplici riforme succedutesi nel corso degli anni, si fonda ad oggi su tre fondamentali pilastri: previdenza pubblica, previdenza complementare collettiva e previdenza complementare individuale.
Essendosi indebolito il primo pilastro (gap previdenziale) è urgente integrarlo attraverso il secondo e il terzo. E prima lo si fa meglio è!
Vediamo nello specifico i tre pilastri:
- Il primo pilastro è costituito dalla previdenza pubblica obbligatoria, finanziata dai lavoratori e dai datori di lavoro durante tutto il corso della vita lavorativa. Occorre immediatamente sottolineare il fatto che, con il passaggio dalle pensioni calcolate con il metodo retributivo a quelle calcolate con il metodo contributivo, la previdenza di primo pilastro non sarà più sufficiente per garantire il mantenimento del tenore di vita. 
- Il secondo pilastro si realizza attraverso i fondi pensione di categoria ai quali i lavoratori aderiscono in forma collettiva destinando il proprio TFR. I fondi pensione sono gestiti secondo il sistema della capitalizzazione (i contributi raccolti sono investiti al fine di generare un montante da convertire in rendita al momento del pensionamento, attraverso una gestione che non passa più attraverso lo Stato ma tramite gestori appositamente selezionati dai fondi). 
- Il terzo pilastro è rappresentato dalla previdenza integrativa individuale, che ciascuno può realizzare, discrezionalmente, mediante forme di risparmio individuali, con la finalità di integrare sia la previdenza pubblica sia quella realizzata in forma collettiva, per mantenere così invariato il proprio tenore di vita una volta cessata l'attività lavorativa.

DECRETI ATTUATIVI E APE
Proprio il primo di marzo ci sarà un tavolo riguardante i Dpcm sull'Ape volontaria e su quella sociale, mentre un decreto a parte dovrebbe approfondire la nuova quota 41 in favore dei lavoratori precoci. 
Ricordiamo che l’Ape volontaria annovera tra i requisiti il raggiungimento di almeno 20 anni di contributi assieme ai 63 anni di età e ad un assegno di almeno 1,4 volte il trattamento minimo. 
L’Ape social prevede invece il sostegno dello Stato ma sarà destinata a lavoratori in situazioni di difficoltà o che svolgono attività particolarmente faticose, mentre i contributi minimi saliranno a 30-36 anni. 
L’Ape aziendale prevederà che il datore di lavoro offra il proprio contributo per farsi carico del costo dell'operazione. I dettagli mancanti alla definizione finale delle misure restano comunque fondamentali per il loro funzionamento, primo fra tutti l’accordo fra Abi e Ania giacchè è necessario l’intervento di banche e assicurazioni.

QUOTA 41
L'attesa di un tavolo a parte riguarda anche i lavoratori precoci, che attendono proprio uno specifico Dpcm con le indicazioni delle categorie di impieghi che saranno considerate ‘meritevoli’ di tutela. 
tuttavia l'accesso al prepensionamento resta legato ai fondi stanziati anno per anno ed oggetto di un apposito monitoraggio.

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autore / Luca Lippi
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