Con l'Italicum si governa solo con le larghe intese. Prime proiezioni

27 gennaio 2017 ore 11:10, Americo Mascarucci
In attesa delle motivazioni con cui la #Corte Costituzionale ha ritoccato l'#Italicum, eliminando il #ballottaggio e introducendo il sorteggio per l'assegnazione dei collegi elettorali in caso di candidature multiple, iniziano a circolare le prime proiezioni di voto su come andrebbero le cose se si andasse a votare con le leggi eletorali che la Consulta ha offerto sia per la #Camera che per il #Senato.
Leggi elettorali che, seppur diverse e secondo molti incompatibili, sarebbero però potenzialmente applicabili.
Una cosa è certa: andando al voto con l'Italicum corretto alla Camera e il Consultellum al Senato (frutto del Porcellum a sua volta modificato dalla Consulta) l'unica possibilità per garantire la governabilità sarebbe rappresentata dalle larghe intese.
Secondo la rilevazione dell’Istituto Demopolis che ha realizzato la prima simulazione sull’attribuzione dei seggi in Parlamento, se ci si recasse alle urne, con un’affluenza in crescita al 66%, il Partito Democratico otterrebbe oggi il 30%, seguito dal Movimento 5 Stelle al 29%.
La Lega sarebbe al 13,2%, Forza Italia all’11,8% e Fratelli d’Italia al 4,7%. Sinistra Italiana si ferma al 3,7, Area Popolare al 3,5%.
Nessuno quindi raggiungerebbe il 40% e avrebbe diritto al premio di maggioranza previsto per la Camera.
Con l'Italicum si governa solo con le larghe intese. Prime proiezioni

In pratica Demopolis conferma lo scenario delineato ieri su Intelligonews dall'editoriale del direttore Fabio Torriero.
Solo le larghe intense potranno garantire una maggioranza parlamentare in entrambi i rami del Parlamento, intese che nel caso della Camera, inevitabilmente verrebbero sancite dopo il voto e non prima diversamente dal Senato. Si tornerebbe quindi indietro ai tempi della Prima Repubblica in una soituazione che definire paradossale è un eufemismo.
Secondo l'analisi di Torriero "Alla Camera infatti fermo restando la soglia di sbarramento del 3% su base nazionale e il premio alla lista, non alla coalizione che raggiunge il 40%, i partiti si presenteranno in ordine sparso, per poi ricongiungersi dopo il voto, in Parlamento, o riproponendo lo schema bipolare (centro-destra vs centro-sinistra, magari con equilibri interni alterati), o inventandosi alleanze nuove e spurie, a seconda del consenso elettorale: la Lega potrebbe accordarsi con Grillo (fronte populista-sovranista); e Forza Italia per scongiurare il pericolo dei 5Stelle, potrebbe inventarsi le “Larghe Intese” con il Pd, e via cantando. Mentre al Senato, considerando il fatto che la soglia per superare lo sbarramento, non è nazionale, ma regionale, e riguarda le coalizioni (non la singola lista), il sistema obbliga le stesse a superare il 20% dei voti (con dentro almeno una lista che abbia superato il 3%); il risultato evidente sarà che le coalizioni (classiche o spurie), si faranno prima del ricorso alla urne. Verosimilmente avremo due maggioranze diverse nelle due Camere (una postuma e una precedente al voto). In altre parole, l’ingovernabilità, la palude".
E oggi dalle prime rilervazioni, ecco le conferme. 
Che fare a questo punto? La palla passa al Parlamento ma riusciranno le forze politiche divise fra vocazioni maggioritarie, puramente proporzionaliste e spinte per tornare al voto, a trovare un equilibrio?
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