Tutto Letta in 1/2 ora: allerta Pd renziano sull'asse con Orlando

27 marzo 2017 ore 14:06, Luca Lippi
Enrico Letta ha scelto, è sicuro e determinato: "Non riscendo in campo ma alla fine voglio dare una chance al partito, parteciperò e voterò per Andrea Orlando". Lo ha annunciato a 'In 1/2 ora' su Raitre. Però non mancano le stoccate a distanza tra i due, e soprattutto è appena cominciata la guerra dei numeri.
Secondo l’ex primo ministro l'attuale ministro della Giustizia "vuole unire il Pd, che è stata una storia di tante persone, non il comitato elettorale di un capo" e ha aggiunto:  "Spero che non siano le ultime primarie del Pd. Mi ha colpito molto il fatto che ieri Orlando sia stato l'unico dei tre candidati a sottolineare che il Pd non può che essere per un'Europa diversa, ma per l'integrazione europea. In un'Italia in cui ormai tutti i leader politici parlano contro l'idea dell'integrazione europea, noi diciamo che l'Europa va cambiata sì, ma non con il ritorno al nazionalismo che è quanto di peggio ci possa essere. Noi dobbiamo cambiare in meglio un'integrazione, ma la strada rimane quella".
La preoccupazione però rimane, perché secondo Letta la Legge elettorale è il vero problema del Paese: "Se non si cambia, la legislatura finisce come il casellante ai treni, che resta a guardare lo spettacolo di due treni che si scontrano. Se non cambi la legge elettorale e non dai nuovo impulso si andrà a votare e sarà peggio della Prima Repubblica, si torna al proporzionale con i capilista bloccati con i capi dei partiti che sceglieranno tutti i parlamentari".

Entra decisamente nel vivo la battaglia per le primarie Pd. Un’accelerata improvvisa dopo una partenza lenta e senza interventi da parte della vecchia guardia del partito. Dopo la scissione e l’uscita di Bersani e Dalema di cui non si è avuta più notizia, ecco che scende in campo Letta e ricorda a tutti che oltre la guerra di nomi c’è anche quella dei numeri. Quindi ulerore scissione all’interno dei superstiti del Pd, i lettiani si schierano tutti per Orlando, oppure contro Renzi (lettura alternativa).

Tutto Letta in 1/2 ora: allerta Pd renziano sull'asse con Orlando


Orlando si è sicuramente rafforzato, spinto da Letta sicuramente, emerso dopo la ‘caduta’ di Renzi che ha sempre tenuto un po' tutti in ombra con la sua personalità, rafforzato anche da una stima diffusa, Orlando può altresì contare su una rete di rapporti che ha anche una sua dimensione accademica e internazionale (Letta che lo sostiente), tutti elementi che all’improvviso alzano l’asticella dello scontro. 
Una curiosità: dai fedelissimi dell’ex premier parte un ordine: "Non rispondete a Sarracino". Marco Sarracino (napoletano, trentenne), portavoce nazionale della mozione di Andrea Orlando, è andato giù duro rivolgendosi ai vertici del Pd: "Sarà mai possibile avere i dati ufficiali forniti dal partito? In base ai dati in nostro possesso la percentuale dei partecipanti al voto congressuale finora registrata sarebbe sicuramente inferiore al 50%".
Secondo alcuni dati, l'ex premier sarebbe al 64%, Orlando al 29%, ed Emiliano al 7%, Orlando rimonta sottolineando la disaffezione degli iscritti dovuta a una cattiva gestione degli anni precedenti. Il Pd è un partito in cui il dato degli iscritti è sceso rispetto all'ultimo congresso, quindi rispetto al 2013. Allora gli iscritti erano quasi 540mila adesso sono 420mila. Non solo. L'Huffpost sabato ha sollevato il tema del calo dei votanti in questa prima fase congressuale riportando i numeri dei primi circoli: il trend dice che un po' ovunque, in termini assoluti, il numero dei votanti è più basso della volta scorsa.
E allora Letta, ancora memore di quel passaggio di campanella eseguito malvolentieri, esce allo scoperto, è il suo momento, ha saputo aspettare, e da politico consumato cerca di far emergere le differenze. 
Affonda un colpo tanto per fare sentire la punta e mettere ansia all’avversario ormai storico. Letta invita Renzi "a imparare la lezione del 4 dicembre perché le scelte vanno fatte insieme, bisogna condividerle con il paese e non immaginare di avere ragione mentre gli altri sono un'accozzaglia". Inoltre, aggiunge: "Negli ultimi anni è stata raccontata una storia non vera: la linea dell'austerity ha caratterizzato l'Europa dal 2008 fino al 2014 ma dal 2014 da quando è arrivato Juncker e con la politica espansionista di Draghi l'Italia ha avuto margini di flessibilità molto larghi e la politica di Draghi ci ha consentito di risparmiare 33 miliardi sul costo del debito". "A forza di raccontare la storia che era cambiata l'Italia, il governo non ha fatto tutte le scelte che doveva e ora si trova davanti ad una manovra che è quella da cui noi uscimmo all'inizio della legislatura. Qualcosa non ha funzionato", attacca l'ex premier ribadendo che "la flessibilità è stata usata male". "Scaricare sempre la colpa su Bruxelles è il modo migliore per aiutare i nazionalisti ma la gente poi sceglie l'originale", ha concluso.
Renzi indirettamente risponde al su predecessore: "Negli ultimi 10 anni si sono sbagliate quasi tutte le politiche economiche, sull'austerity si sono prese misure devastanti. Fanno credere che noi avevamo margini macro migliori ma non è così, noi la flessibilità l' abbiamo stando nei parametri delle stupide regole del fiscal compact. Il deficit dei governi Monti e Letta era più alto, noi l'abbiamo tenuto più basso. Noi nel 2014 abbiamo detto basta, l'ha fatto il Pd ed il governo italiano, e abbiamo cominciato a fare un po’ i matti in Ue". Renzi ha sottolineato: "L'Ue è la più grande conquista del ventesimo secolo della politica mondiale ma così com'è non funziona più, se insegue concetti sbagliati rischia di trascinare con sé la storia bella".

IN CONCLUISIONE
Alla fine, il tentativo sarà quello di spostare l’attenzione sui numeri. Da una parte c’è la sottile, pacata e autorevole provocazione di Letta, dall’altra c’è la reazione muscolare di renzi che usa il solito metodo comunicativo di partire dando ragione all’interlocutore per poi smontarne le tesi. Tuttavia, poiché è complicato tenere testa alla ragionevolezza e all’indiscussa differenza di preparazione ‘politica’, si cercherà di distogliere l’attenzione utilizzando la guerra dei numeri. Numeri che hanno un significato politico perché misurano lo stato di salute di un intero partito, un parti diviso in tre fazioni (una quarta è già scesa dal carro) pronte a darsi battaglia. Per i renziani il Pd è un partito reattivo i cui militanti vanno a votare per la partita congressuale, per Orlando ed Emiliano è un partito in smobilitazione o comunque attraversato da una disaffezione frutto dalla gestione-non gestione di questi ultimi anni, che ha allontanato gli iscritti dalla battaglia per scegliere il segretario.
#Pd #Letta #Orlando

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...