Caso Zuccaro al vaglio del Csm. Magistrati e sanzioni

28 aprile 2017 ore 14:39, Luca Lippi
Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro è al centro di una polemica sulla questione di presunte Ong ‘oscure’. Pare che dai verbali della procura di Catania non emergano fonti e prove sulle conclusioni esposte dal Procuratore Zuccaro e quindi, su questo, è stato chiamato a riferire presso il Comitato parlamentare di controllo sull'attuazione dell'Accordo di Schengen, di vigilanza sull'attività di Europol, di controllo e vigilanza in materia di immigrazione.
In concreto, la polemica sta stritolando il procuratore Zuccaro che in concreto ha solamente detto di procedere, ma che nella sostanza non ci sono prove. L'eventuale azione disciplinare del Csm sarebbe opportuna in relazione al fatto che il magistrato rilasci dichiarazioni pubbliche. In concreto però, Zuccaro non sbilanciandosi dichiara di indagare senza addurre conclusioni di alcun tipo.
Certo, più di qualcuno invoca un richiamo da parte del Csm, e probabilmente questo avverrà, come è avvenuto per altri illustri magistrati (per esempio Ingroia, Falcone, Basentini, De Magistris…) tuttavia il richiamo non è mai punitivo, e comunque non è detto che l’intento lo sarebbe necessariamente a priori.
Caso Zuccaro al vaglio del Csm. Magistrati e sanzioni
MAGISTRATI E SANZIONI - Sui casi di richiamo dei magistrati Antonio Leone, presidente della Sezione disciplinare del Csm intervenendo a LexFest, il festival nazionale dedicato alla giustizia e agli operatori del diritto e dell’informazione che si era da poco svolto a Cividale del Friuli, aveva sottolineato come le sanzioni disciplinari sui magistrati fossero poco efficaci: Molti sostengono che se una persona viene prima condannata da un magistrato e poi assolta da un altro magistrato significa che la giustizia funziona. Chi lo dice dimentica che nel frattempo la persona interessata ha subito la galera, in alcuni casi la gogna. E’ inevitabile quindi fare una riflessione sull’operato dei magistrati. Il procedimento disciplinare, così com’è, funziona. Ciò che non funziona è che alla fine il magistrato non paga, perché manca l’efficacia della sanzione disciplinare”.
Insomma: il procedimento disciplinare scatta, ma quando si chiude con una sanzione, questa non ha alcun effetto negativo sulla valutazione di professionalità: “Potrei portare molti nominativi di magistrati condannati in via disciplinare per i ritardi di elaborazione degli atti”, ha aggiunto Leone, “ma che non hanno subito alcun effetto negativo sulla loro valutazione di professionalità. Il problema è che non c’è alcun nesso tra sanzione disciplinare e valutazione di professionalità. Ma bisogna avere il coraggio di dire che quando un magistrato viene condannato con una sanzione, quella condanna deve influire sul suo avanzamento di carriera”.
Le dichiarazioni di Antonio Leone si vanno ad aggiungere ad altre prese di posizione autorevoli quanto precise sulla stessa questione. Tra i più convinti della necessità di intervenire sui criteri di avanzamento delle carriere e sull’aspetto disciplinare per i magistrati che sbagliano, l’ex Procuratore di Venezia Carlo Nordio. 

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autore / Luca Lippi
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