Londra, denaro sporco anche con Brexit: dati Transparency International

03 aprile 2017 ore 15:40, Luca Lippi
Londra ‘lavatrice’ di denaro illecito dal mondo? Secondo i calcoli della National Crime Agency (Nca), l’agenzia contro il crimine organizzato del Regno Unito, vengono riciclati ogni anno fra i 36 e i 90 miliardi di sterline (fra i 42 e i 105 miliardi di euro) e la gran parte di questi soldi approdano a Londra. Il rapporto da cui emergono questi dati risale a novembre dello scorso anno quando anche la Transparency International segnalava la medesima problematica.
Il divorzio dall’Unione europea potrebbe attrarre ancora di più nella City un fiume di denaro illecito. Già oggi, In pratica, ogni giorno vengono immessi nella piazza finanziaria londinese 38,8 milioni di euro di cui è impossibile stabilire con certezza la tracciabilità. 
Il contatore del denaro sporco o di dubbia provenienza gira a pieno ritmo: 1,6 milioni di euro ogni ora del giorno. Il rapporto della National Crime Agency risulta come una motivazione in più a deplorare la scelta dei Britannici del giugno scorso di abbandonare la Ue, ma nella sostanza non è altro che una scoperta di acqua calda. Che ‘certa finanza’ usi i Mercati per far transitare fiumi di denaro è una ‘non notizia’. Non è neanche una denuncia, di fronte a simili flussi di denaro è fisiologico che si inseriscano operazioni poco limpide. E’ inevitabile.
Londra, denaro sporco anche con Brexit: dati Transparency International
IL RAPPORTO TRANSPARENCY INTERNATIONAL
Il titolo del rapporto in originale èSpring Cleaning: How unexplained wealth orders could have helped the UK’s role in laundering corrupt wealth from Arab Spring states”. Tra 36 e 90 miliardi in sterline di denaro sporco viene lavato nel centro finanziario globale di Londra. ‘Pulizie di primavera’, è il titolo del rapporto di denuncia sul ruolo del Regno Unito nel riciclaggio di ricchezza sporca dagli stati della primavera araba, pubblicato a fine autunno del 2016.
Gran parte di questa enorme cifra sarebbe arrivata dal Medio Oriente e da Paesi comunque travolti da sanguinose rivoluzioni e guerre feroci.
Il rapporto mostra in modo inequivocabile come la Gran Bretagna avrebbe potuto e dovuto fare di più per assicurare che ‘testuale’I leader corrotti in Siria, Egitto e Libia e le loro famiglie non potessero nascondere i loro miliardi rubati in Gran Bretagna”.
Ma tutto era troppo facile e il meccanismo del riciclaggio troppo oliato. Con abili professionisti che hanno creato società di comodo nei ‘territori d’oltremare’, vedi le Isole Vergini Britanniche, per riciclare denaro, e banche e professionisti del settore legale e immobiliare esecutori senza fare domande mentre cambiavano di mano le proprietà più lussuose di Londra.
I ‘birbaccioni’ comprano senza tirare sul prezzo, mentre chi vende insiste a considerarsi soltanto persona in affari.

ASSAD, MUBARAK E GHEDDAFI
Esempio, sempre estratto dal ‘Trasparency’, la ricchezza personale stimata di Bashar al-Assad nel 2012 era vicino a 1 miliardo di sterline, quello della famiglia Assad di quasi 5 miliardi. La maggior parte di quelle ricchezza è ormai fuori della Siria e in gran parte sarebbe arrivata nel Regno Unito.
Il rapporto descrive inoltre la facilità con cui famiglie ed ex alti funzionari di governo dei regimi di Mubarak e Gheddafi abbiano usato denaro riciclato in acquisti immobiliari a Londra e in altre parti del Regno Unito. Ma quasi nulla è stato mai sequestrato.
Sola eccezione un palazzo a nord di Londra di proprietà del figlio di Gheddafi Saadi, del valore di 10 milioni di sterline.
Non è certo facile seguire i percorsi del denaro sporco, ammette il rapporto. I ‘giochi di prestigio’ di chi nasconde ‘testuale dal rapporto’ “the aforementioned offshore companies with near Harry Potter-like magical powers to conceal”, e l’incapacità dei governi post-rivoluzione nel fornire prove sufficienti per giustificare un’indagine britannica.
Considerazione preoccupante: Nel caso dell’Egitto, è crescente preoccupazione che la corruzione in stile Mubarak sia di nuovo fiorente sotto el-Sisi, e in Libia a causa della situazione caotica in cui non si capisce quale sia in governo realmente in carica”.

TROPPA RICCHEZZA NON TROVA LOGICA
Anche se il rapporto di Transparency International fa una serie di raccomandazioni per contrastare il fenomeno, a Londra sembra prevalere il fare comunque affari. Eppure il meccanismo di contrasto sarebbe anche facile. Un esempio ‘testuale dal rapporto’: “Un ministro di un paese notoriamente corrotto, diciamo lo Yemen (lo dicono loro), acquista improvvisamente per milioni di sterline un palazzo nell’ultra ricco quartiere Hampstead di Londra. Com’è possibile? La ricchezza inspiegabile del ministro avrebbe dovuto suscitare almeno la curiosità del ‘Serious Fraud Office’ e della ‘National Crime Agency’. Non sarebbe stato complicato per la Gran Bretagna, se lo  avesse voluto, inviare il messaggio che il Regno Unito era seriamente intenzionato a limitare il flusso di denaro sporco nel paese. Ma così non è stato”.

IN CONCLUSIONE
Why not take one small step to show that despite our many failures to support the legitimate aspirations of people sorely afflicted by corrupt despots and brutal wars, we really do have a sense of fair play and a moral compass that says no to dirty money”. Tradotto “Perché non fare un piccolo passo per dimostrare che, nonostante i nostri molti fallimenti per sostenere le legittime aspirazioni di persone gravemente colpite da despoti corrotti e da guerre brutali, esiste davvero un senso di giustizia e di una bussola morale che dice no al denaro sporco”.

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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