Bce accelera sul risanamento di Mps: vincitori e vinti dall'operazione

30 dicembre 2016 ore 16:49, Luca Lippi
Siamo nell’unione bancaria europea, e le scelte sui salvataggi sono più complicate di quello che un governo in ‘sovranità’ potrebbe fare; sono le regole del gioco. 
La vigilanza della Bce ha fatto una scelta politica, interpretando nel modo più rigoroso possibile le regole tecniche della valutazione della sostenibilità del salvataggio del sistema bancario nazionale (Mps capofila), e trattandoci come la Grecia. 
Ma le scelte politiche le ha fatte anche l’Italia:
-cinque anni fa, dopo l’emersione delle prime crepe nella Rocca Salimbeni
-tre anni fa con la ventata di ossigeno provvisorio dei “Monti bond” 
-sei mesi fa gli “stress test” che hanno imposto la ricapitalizzazione all’istituto
-tre mesi fa la scelta dell’allora governo Renzi di affidarsi al mercato e alla Jp Morgan per operare l’intervento (senza sottovalutare l’elemento referendum).
Mettendo tutto dentro lo stesso paniere, possiamo dire che il conto non è poi stato così salato, la Bce avrebbe potuto alzare ulteriormente l’asticella attualmente posta a 8,8 miliardi euro. Piuttosto, sta velocizzando tutte le procedure per evitare che tali costi aumentino ulteriormente.
Il ministro Padoan non ha ancora chiari i motivi di una simile somma, ma in concreto, la Bce non sta facendo conto sui conti dell’istituto senese, piuttosto sull’emorragia di liquidità che inevitabilmente guasta l’equilibrio contabile di bilancio.
La spiegazione di questo conto particolarmente salato comunque, la leggiamo nella lettera inviata al Monte Paschi di Siena, e che lo stesso Mps ha reso pubblica: La posizione di liquidità della Banca ha subìto un rapido deterioramento tra il 30 novembre 2016 e il 21 dicembre 2016”, ha fatto notare la Bce, nella stessa missiva, indirizzata anche al ministro dell’economia, in cui da un lato si certifica che “la Banca è solvente” e dall’altro si fa lievitare a 8,8 miliardi il fabbisogno di capitale.

Bce accelera sul risanamento di Mps: vincitori e vinti dall'operazione

E quindi lo stato entra, con la benedizione della Commissione europea, nel capitale del Monte dei Paschi di Siena per salvare, dal fallimento, la più antica banca italiana.
Pochi si sono chiesti però chi sono i vincitori e chi i vinti dell’operazione, se, quando e come, Mps ritornerà al mercato e chi paga per i costi dell’operazione. 
Non è certo la prima volta che per proteggere il risparmio di numerose migliaia di cittadini un Governo si trova costretto a entrare nel capitale di istituti di credito. Lo fece la Svezia del 1990; un’operazione analoga, anche se non direttamente ma tramite istituti controllati dallo Stato, lo facemmo noi in Italia nel 1992 per la salvare i “banchi meridionali” proprio alla vigilia dell’entrata in vigore del Trattato di Maastricht che lo avrebbe, se non impedito, almeno reso difficile. 
Lo fece, soprattutto, il Segretario al Tesoro americano Henry Paulson per limitare i danni della crisi finanziaria del 2008¬; Paulson è sempre stato un liberista convinto proveniente dal mondo bancario di Wall Street, dove è tornato al termine della sua esperienza ministeriale. 
Senza dubbio, dato che il mercato (si è parlato anche di un fondo del Qatar) non avrebbe fornito quanto necessario per l’aumento di capitale indispensabile per evitare il fallimento di Mps, l’intervento dello Stato è la misura di ultima istanza non solo per impedire danni a milioni di risparmiatori che hanno avuto fiducia nell’istituto, ma anche per evitare un vasto contagio in Italia e in Europa. 
Lo dimostrano chiaramente nel saggio “Crisis Transmission in the Global Banking Network” (IMF working paper No. 16/91), in cui Galina Hale (Federal Reserve Board of San Francisco), Tümer Kaplan (Fannie Mae, l’istituto di riassicurazione di mutui edilizi) e Camelia Minoiu (Fmi) studiano la trasmissione degli shock bancari internazionali. 
Ciò indica che le stesse autorità europee hanno autorizzato un’operazione di aiuti di Stato non solo nell’interesse dell’Italia, ma in quello del più vasto contesto europeo. D’altronde, già lo scorso giugno, nella sua funzione di autorità di vigilanza, la Banca centrale europea aveva scritto a Mps indicando le misure da prendere per evitare il collasso dell’istituto. 
Quindi il negoziato tra il ministero dell’Economia e delle Finanze e le autorità europee è stato verosimilmente meno difficile di quanto mostrato sulla stampa. I vincitori sono, in questo contesto, il ministero dell’Economia e delle Finanze, l’attuale management di Mps e, soprattutto, i numerosissimi risparmiatori che temevano di essere i veri e gli unici perdenti di un pasticcio creato da una dirigenza quanto meno incompetente e cooptata secondo criteri di suscitare perplessità (il resto lo vedranno le autorità giudiziarie). 
I vinti sono tutti gli italiani che pagano lo scotto di un aumento del deficit di 20 miliardi di euro con le sue inevitabili ripercussioni sul debito pubblico. La teoria del public choice ci dice che quando i costi vengono spalmati su 60 milioni di individui e i benefici riguardano un paio di milioni di risparmiatori, i costi individuali pro capite sui primi sono tali che questi ultimi quasi non se ne accorgono, mentre lo percepiscono eccome! Coloro che l’avevano vista brutta per i loro risparmi. Questi ultimi sarebbero i vincitori, mentre i primi i vinti. 
Si sarebbe potuto evitare? Certo dando maggiore e tempestiva informazione delle nuove regole che si stavano negoziando nei tre anni di trattativa sull’unione bancaria, ci sono state in quegli anni proposte parlamentari dirette all’utilizzazione di strumenti come la Pubblicità Progresso della Presidenza del Consiglio per avvertire gli italiani di cosa comportava il bail-¬in e quali fossero i rischi connessi alle obbligazioni subordinate. Non hanno ricevuto alcuna risposta. Mentre le autorità giudiziarie esamineranno quali pene e penali infliggere agli amministratori che hanno causato forti danni a Mps.
Vince però anche lo Stato, cioè noi tutti, che con la ricapitalizzazione a 8,8 miliardi di euro arriva a detenere il 70% di Mps, in sostanza “abbiamo una banca”.

autore / Luca Lippi
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