Refrendum, il voto degli italiani all'estero 'è renziano': vince il Sì

05 dicembre 2016 ore 15:35, Luca Lippi
Abbiamo sciolto definitivamente il nodo dei voti provenienti dai connazionali all’estero? 
Diciamo che Matteo Renzi aveva fatto i conti con quanto accaduto alle elezioni 2006 quando Romano Prodi riuscì a sconfiggere Silvio Berlusconi. Velleitario, all’epoca c’era ancora interesse e un barlume di rispetto e sensibilità per la politica, oltre l’attaccamento alle radici di quanti lavorano all’estero.
Matteo Renzi alla vigilia della consultazione aveva dichiarato al belga Le soir: “Se il Sì riesce a conquistare il consenso dei due terzi degli italiani allora ce la possiamo fare”. 
Il premier sembrava quindi convinto che quei voti potevano cambiare le sorti del referendum (quindi incerto in Italia). Se, infatti, la maggior parte degli aventi diritto avesse votato Sì, e se le percentuali di votanti “in casa” fossero rimaste su quelle delle elezioni europee del 2014, allora i voti provenienti dall’estero a favore del Sì avrebbero potuto pesare addirittura il 3% (complessivamente il voto dall’estero rappresenta circa l’8% del corpo elettorale). 
Dopo tante polemiche, ecco i numeri reali sul voto all’estero. 
La Farnesina ha reso noto che dei 4.052.341 italiani oltre confine aventi diritto al voto, hanno partecipato alla consultazione referendaria 1.251.728 elettori. Il dato corrisponde a un’affluenza del 30,89%. Contrariamente al resto della penisola all’Estero il sì ha stravinto con il 64,7% delle preferenze (contro il 35,3% del No).
Nel referendum sulle trivelle dell’aprile 2016 votò il 19,82% degli italiani all’estero, alle politiche del 2013 il 32,11%. E va detto che il ‘peso’ politico degli italiani all’estero incide di più sui referendum che non per le elezioni politiche. In questo caso, come sperava Renzi, “se noi ne prendessimo un milione, allora l’ago della bilancia si sposterebbe”.

Refrendum, il voto degli italiani all'estero 'è renziano': vince il Sì

Ma in concreto, come poteva Matteo Renzi ipotizzare un voto determinante proveniente dall’estero? 
La sensazione che il premier e segretario del Pd, Matteo Renzi, avrebbe perso il referendum costituzionale era piuttosto corposa ed evidente man mano che ci si avvicina al giorno della votazione. Tutti gli scenari e le possibilità di vittoria o sconfitta venivano diffusi sulle base di sondaggi e, cioè, di percentuali, mai sulla base di numeri assoluti. 
E' con questi, invece, i numeri assoluti che in questa votazione, più che in altre, bisognava fare i conti, e in questo si nasconde tutta la superficialità di chi è preposto a fare valutazioni.
Va ricordato, infatti, che il referendum confermativo di leggi costituzionali non abbisogna di quorum (soglia di partecipazione al voto), ma lo vince chi prende anche solo un voto inpiù. 
In sostanza, mentre nelle elezioni politiche, come in quelle amministrative, i voti assoluti vengono trasformati in seggi (e, dunque, in maggioranze e minoranze) grazie ai sistemi elettorali di volta in volta adottati, al referendum (ripetiamo: solo in quello confermativo come quello costituzionale del 4 dicembre, Non in quello abrogativo, cui serve il quorum per essere valido, a prescindere da chi lo vinca) non esiste sistema elettorale: i voti si contano in numeri assoluti e, chi prende un voto in più, ha vinto.
E dunque, Renzi sapeva benissimo di perdere davvero il referendum del 4 dicembre, e se non lo sapeva è piuttosto grave!
confrontando i dati reali (cioè i voti assoluti) dei partiti pro-riforma (Pd+Ncd+Sc+centristi minori) e di quelli contro la riforma (M5S+FI+Lega+Fd'It+Sel+partiti minori di destra e sinistra), parametrandoli i voti presi alle Politiche 2013, alle Europee 2014 e ai passati referendum dai suddetti partiti, il risultato è sempre lo stesso: Renzi e il Pd perderanno il referendum di diversi milioni di voti. 
E dunque i voti provenienti dall’estero, anche nell’ipotesi di una affluenza massiccia avrebbero influito al massimo di un 1%.
Poi comunque ci sarà la polemica sul voto proveniente dall’estero, perché quando l’avversario è sconfitto si rende necessario ‘finirlo’. E allora ecco che alcuni rappresentanti dei comitati del No, con in testa il Movimento 5 Stelle, hanno denunciato di essere stati esclusi per circa due ore dalle operazioni preliminari allo spoglio per degli errori formali “compiuti dalla Corte d’Appello” e lasciati fuori dall’edificio. 
Il consigliere regionale pentastellato del Lazio, Davide Barillari, ha dichiarato:  “I nostri nomi sono stati messi in una lista sbagliata. Per due ore hanno fatto quello che volevano. Nel periodo di tempo in cui non c’eravamo non sapremo mai cosa è accaduto”.
I capigruppo di Sinistra italiana, Loredana De Petris e Arturo Scotto, mettono il sale sulla ferita: “Di fronte alla pessima figura nell’organizzazione dei seggi per il voto agli italiani all’estero presso Castelnuovo di Porto è evidente che non sono sufficienti le argomentazioni burocratiche della Corte d’Appello, che dovrà spiegare pure i cartellini ‘comitato per il Sì’ per tutti i rappresentanti. Nelle prossime ore sarà nostra cura presentare in Parlamento interrogazioni perché vogliamo andare fino in fondo in questa vicenda kafkiana”.
Detto questo, l’errore di fondo che è stato fatto è non aver calcolato un’affluenza in crescita, che ha annichilito il peso degli italiani all’estero.
autore / Luca Lippi
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