Legge elettorale, al via in Aula. La sfida di Alfano: “È incostituzionale”

06 giugno 2017 ore 14:47, intelligo
Dopo il via libera in commissione Affari costituzionali, la riforma della legge elettorale sostenuta dalle principali forze politiche (Pd, Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Lega Nord) è approdata nell’aula della Camera. Un avvio di discussione blando, con 29 deputati iscritti a parlare dopo il relatore di maggioranza Emanuele Fiano (Pd). Intanto, però, i partiti minori affilano le armi e preparano uno scontro che ruoterà anche attorno all’accusa di incostituzionalità.
 
AVVIO IN SORDINA MA PERCORSO NON IN DISCESA - Se nell’assemblea di Montecitorio il clima per ora non è da battaglia finale, il percorso verso l’approvazione del cosiddetto “tedeschellum” o “germanichellum” (una riforma ispirata al modello tedesco secondo i suoi presentatori, una proposta elettorale che di germanico ha ben poco a detta dei detrattori) non sarà necessariamente in discesa. A frapporre ostacoli verso l’approvazione della legge elettorale alla tedesca (un sistema sostanzialmente proporzionale con collegi uninominali e listini bloccati da presentare a livello circoscrizionale, sbarramento nazionale al 5 per cento, senza voto disgiunto e senza preferenze) sono i partiti minori, che temono di non superare l’asticella per entrare in Parlamento. Un assaggio di quanto avverrà nei prossimi giorni (la Camera dovrebbe dare il via libera in settimana, poi la palla passerà al Senato) è stato dato da Angelino Alfano.
Legge elettorale, al via in Aula. La sfida di Alfano: “È incostituzionale”

ALFANO: È UN “INCIUCELLUM” DA FERMARE - Il leader di Alternativa popolare e ministro degli Esteri, sempre più in rotta con il segretario Pd Matteo Renzi, ha denunciato che la riforma elettorale – da lui ribattezzata “inciucellum” in quanto frutto di un innaturale accordo a quattro - ha “palesi ragioni di incostituzionalità". Alternativa popolare presenterà una questione pregiudiziale di costituzionalità che verterà in particolare sul modo in cui sono stati ritagliati i collegi uninominali. L’esponente del governo denuncia che “i collegi elettorali sono disegnati su dati di censimenti precedenti”, in particolare sul censimento effettuato nel 1991, e questo non è ammissibile, dunque “occorre ridisegnarli". Altra questione rilevata criticamente da Ap, il fatto che un vincitore di collegio, qualora il suo partito di riferimento non superi il 5 per cento, debba cedere il seggio al meglio piazzato tra i non eletti. "Le elezioni anticipate non le porta la cicogna, ma il Pd”, ha polemicamente ricordato Alfano.

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autore / intelligo
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