Primarie Pd, ufficiale la corsa a tre. Il favorito non è Renzi

07 marzo 2017 ore 15:36, Andrea De Angelis
Adesso è ufficiale. Matteo Renzi ha presentato la sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico. L'ex segretario dunque ci riprova, come ampiamente previsto. I suoi avversari, non solo quelli alla corsa per la segreteria di cui parleremo tra un attimo, avevano auspicato che dopo la sonora sconfitta dello scorso 4 dicembre avrebbe deciso di non tornare più. Altri invece, probabilmente la maggior parte degli osservatori e degli addetti ai lavori, da tempo fanno notare come non solo Renzi dopo quella sconfitta sia rimasto alla guida del partito per oltre due mesi, ma come soprattutto non abbia mai lasciato intendere di voler considerare conclusa la sua esperienza democratica. 

Primarie Pd, ufficiale la corsa a tre. Il favorito non è Renzi
RENZI RINCORRE
I motivi per i quali Matteo Renzi rischia di non essere favorito per le primarie del 30 aprile sono almeno due. Da un lato, infatti, con lui alla guida del partito i tesserati sono diminuiti in modo importante. Un segnale questo che la capacità di scaldare i cuori del suo popolo è diversa rispetto alle ultime primarie. Inoltre, particolare da non sottovalutare, in base al caro, vecchio discorso dell'alternanza in politica, l'idea che un segretario sconfitto e dimissionario possa essere rieletto non è affatto scontato. Può avere i numeri al Congresso, altra cosa sono però le primarie. Infine, questo il terzo punto, proprio alle primarie potrebbero presentarsi, anche senza essere chiamati, elettori di altri partiti. Per il desiderio, già visto in parte lo scorso 4 dicembre, di far perdere l'ex premier. 

SEGRETARI, NON PREMIER
"Chi guida il Pd difficilmente sarà presidente del consiglio", ha detto il ministro Andrea Orlando a SkyTg24. "Oggi siamo in una situazione - ha detto Orlando - di superamento della concezione maggioritaria e siamo anche in una situazione di tripolarismo. Io ci ho creduto nel maggioritario, ma nei fatti è stato superato dagli eventi, che non ci piacciono, tanto è vero che io ho fatto la battaglia in favore del sì al referendum; ma occorre prenderne atto. Chi guida il partito difficilmente sarà presidente del Consiglio, prendiamone atto e dedichiamoci a ricostruire il Pd: aiuterebbe chi sarà destinato a diventare Presidente del Consiglio".
Sulla stessa lunghezza d'onda anche Michele Emiliano, che già giorni fa ha spiegato come lui punti ad assumere la guida del partito, non certamente a diventare il nuovo inquilino di Palazzo Chigi. 
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