Fiscal Compact, oggi alla Camera prove di "resistenza europea" di Renzi

09 maggio 2017 ore 10:16, Andrea De Angelis
La partita del Parlamento si è chiusa (quasi) un paio di settimane fa, quando il Senato, sorprendendo chi alla vigilia era convinto che ciò non accadesse, ha dato l’ok al Documento di economia e finanza 2017, il Def, senza innalzare barricate contro la trasposizione del Fiscal Compact nei Trattati europei, prevista dallo stesso Patto di bilancio. Inizialmente infatti (si era lavorato su questo anche durante le vacanze pasquali) la risoluzione della seconda Camera conteneva un passaggio contro la trasformazione dell’accordo in trattato, ma poi è sparito dalla seconda versione del testo che è stata approvata. Vediamo cosa ha dunque detto il Senato al governo, andando contro quelle che sembrano essere le volontà di premier e predecessore (nonché, nel frattempo, neo segretario del Pd). 

IL SENATO
I senatori, con 158 voti a favore, 99 contrari e 2 astenuti lo scorso mese hanno impegnato il governo a “continuare a promuovere una strategia di riforma degli orientamenti di politica economica e finanziaria prevalenti in sede comunitaria”, per dare “una maggiore centralità alla crescita economica, all’occupazione e all’inclusione sociale”. Tuttavia, mentre nella prima versione della risoluzione si indicava di perseguire queste finalità anche “evitando l’inserimento del Fiscal compact all’interno dei Trattati prima di aver concordato con gli altri Paesi membri le necessarie modifiche”, questa indicazione è sparita dal testo approvato ad aprile. Da qui l'irritazione di un certo Matteo Renzi. 

Fiscal Compact, oggi alla Camera prove di 'resistenza europea' di Renzi
LA PREOCCUPAZIONE DI RENZI
Come scrive puntualmente l'Unità, Renzi ha una preoccupazione che si chiama proprio Fiscal Compact. Se infatti il premier Paolo Gentiloni dovrà rispettarlo alla lettera (per evitare una dura procedura d’infrazione di Bruxelles), il nuovo segretario dei democratici si muoverà per disinnescare quello che il quotidiano democratico ha definito "una bomba ad orologeria", pronta a scattare alla fine del Quantitative Easing della Banca Centrale Europea. "C'è chi è favorevole all'inserimento nei Trattati e chi pone un freno. Noi siamo in questa seconda categoria", ha detto Renzi chiudendo a Bruxelles la campagna per le primarie del Partito democratico dieci giorni fa. Il Fiscal compact obbliga, lo ricordiamo, gli Stati membri a convergere verso il pareggio di bilancio e a ridurre di un ventesimo in media annua la quota di debito superiore al 60% del Pil.

MOZIONI ALLA CAMERA
Così oggi alla Camera arrivano le mozioni "concernenti la questione dell'inserimento del cosiddetto Fiscal Compact nei Trattati Europei, nonché le politiche economiche e di bilancio dell'Unione Europea". Sul sito di Montecitorio, alla sezione "lavori", è possibile leggere nel dettaglio i contenuti delle suddette mozioni. Si legge, citando alcuni punti, che la Camera impegna il Governo a "intervenire con forza, in tutte le sedi europee, assumendo iniziative per una radicale riscrittura dei Trattati europei per ridurne le contraddizioni con i princìpi delle Costituzioni dei Paesi dell'Unione europea, nate dopo la II Guerra mondiale. In assenza di tale riscrittura, a rifiutare di inserire il Fiscal compact nei Trattati europei, opponendo il veto in sede europea"; e ancora "nell'ambito di una revisione del Fiscal Compact, a promuovere una rinegoziazione complessiva di tutti gli altri trattati dell'Unione europea vigenti, nessuno escluso"; a "intervenire nelle sedi europee rifiutando in modo perentorio l'inserimento del Fiscal compact nei Trattati europei, e quindi opponendo il veto dell'Italia"; ad "adoperarsi, costruendo le opportune alleanze, affinché il Fiscal Compact sia modificato nella direzione di una golden rule sugli investimenti anche nazionali da esercitare almeno entro il limite del 3 per cento oppure, in caso contrario, a contrastare l'inserimento del Fiscal Compact nei Trattati europei"; a "farsi promotore, per quanto di propria competenza, in tutte le opportune sedi europee, di una revisione totale del trattato del Fiscal compact, in occasione della scadenza dei cinque anni al termine dei quali si dovrà negoziare l'inserimento di questo accordo all'interno del quadro costituzionale europeo".

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