Dieta mediterranea di lusso: la qualità fa bene ma è per ricchi

01 agosto 2017 ore 21:24, Luca Lippi
La dieta mediterranea fa bene, è un dato di fatto, tuttavia emerge che la ‘qualità’ della dieta dichiarata patrimonio immateriale dell’Unesco sarebbe accessibile (economicamente) solo a una platea di persone benestanti. Il concetto è troppo superficiale, ma andando ad esaminare concretamente il risultato di uno studio scientifico, emerge con  più chiarezza quanto segue.  La scoperta arriva dall’Italia, i vantaggi associati vengono confermati ma restano appannaggio dell”upper class’, secondo gli scienziati che lo hanno constatato analizzando oltre 18 mila persone reclutate all’interno del noto studio ‘Moli-sani’, un progetto partito nel marzo 2005 che ha trasformato il Molise in un grande ‘laboratorio a cielo aperto’ coinvolgendo circa 25 mila abitanti. 
La fotografia scattata dallo studio, considera i fattori genetici e ambientali correlati a patologie come i tumori e le malattie cardiovascolari e degenerative. Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica ‘International Journal of Epidemiology’, da un lato conferma il potere della dieta mediterranea di ridurre il rischio di malattie del cuore, ma dall’altro rivela che tali benefici sono fortemente influenzati dalla posizione socioeconomica.
Dieta mediterranea di lusso: la qualità fa bene ma è per ricchi
I DATI
Data un’adeguata aderenza al modello alimentare, la ricerca condotta dal Dipartimento di epidemiologia e prevenzione dell’Irccs di Pozzilli (Isernia) ha dimostrato che la riduzione del rischio cardiovascolare si osserva nelle persone con un livello di istruzione superiore e/o un maggiore reddito familiare. Nessun beneficio reale viene invece osservato per i gruppi meno avvantaggiati.
Più nello specifico, tentando di identificare anche i possibili meccanismi alla base di questa disparità, è emerso che “Le disparità socioeconomiche in salute stanno crescendo anche nell’accesso a diete sane. I nostri risultati dovrebbero promuovere una seria considerazione di questo scenario – avverte Giovanni de Gaetano, direttore del Dipartimento – Negli ultimi anni abbiamo documentato sull’intera popolazione un rapido spostamento dalla dieta mediterranea, ma potrebbe anche essere che i cittadini più deboli tendono ad acquistare alimenti mediterranei con un valore nutrizionale inferiore".

IL COMMENTO DEGLI ESPERTI
Ha spiegato Maria Laura Bonaccio, primo autore dello studio, che i benefici cardiovascolari associati alla dieta mediterranea nella popolazione generale “sono ben noti, però per la prima volta il nostro studio ha rivelato che lo status socioeconomico è in grado di modulare questi vantaggi di salute. In altre parole, è improbabile che una persona con un basso livello socioeconomico che si sforza di seguire un modello alimentare mediterraneo abbia gli stessi benefici di una persona con reddito più elevato, nonostante entrambi aderiscano in maniera simile alla stessa dieta sana".
Partendo proprio da un’adeguata aderenza alla dieta tricolore per eccellenza, ho spiegato Licia Iacoviello, responsabile del Laboratorio di epidemiologia nutrizionale e molecolare, che “i gruppi più avvantaggiati sono stati maggiormente in grado di riportare un numero più ampio di indici di dieta di alta qualità rispetto alle persone con condizioni socioeconomiche basse. Ad esempio, fra coloro che segnalano un’adesione ottimale alla dieta mediterranea (misurata da un punteggio che include frutta e noci, verdure, legumi, cereali, pesce, grassi, carne, prodotti lattiero-caseari e assunzione di alcol) le persone con reddito alto o istruzione superiore hanno consumato prodotti più ricchi di antiossidanti e polifenoli e hanno mostrato una maggiore diversità di scelte di frutta e verdura".
Ma non solo questo, la Iacoviello ha aggiunto: “Abbiamo trovato anche un gradiente socioeconomico nel consumo di prodotti integrali e nei metodi di cottura preferiti. Queste differenze sostanziali nel consumo di prodotti appartenenti alla dieta mediterranea ci porta a pensare che la qualità degli alimenti possa essere importante per la salute come la quantità e la frequenza di assunzione". La dieta mediterranea si conferma un’abitudine salutare, sottolinea de Gaetano: “Abbiamo visto su quasi 19 mila persone che l’adesione a questo stile alimentare riduce il rischio cardiovascolare in maniera significativa per una media del 15%. Ma andando a osservare più da vicino, abbiamo identificato una parte in cui non si osserva lo stesso beneficio che abbiamo visto sulla popolazione generale: sono le persone con reddito e istruzione più bassi".

COME RISOLVERE
Gli studi condotti a detta degli esperti, finora hanno puntato molto, se non esclusivamente, sulla quantità e la frequenza di consumo, ma poco sulla qualità. Non bisogna solo rallegrarsi del fatto che la dieta mediterranea confermi il suo potere benefico in termini di prevenzione cardiovascolare, ma andare più a fondo, in modo che le differenze che possono renderla più o meno utile scompaiano. Il dottor Giovanni de Gaetano ha dichiarato:Da medici possiamo invitare a riflettere. Per esempio, si potrebbero valutare misure come abbassare l’Iva sull’olio extravergine d’oliva certificato, su frutta e verdura per favorire l’acquisto di prodotti più freschi. O si potrebbe pensare a un sistema che permetta di scaricare dalle tasse l’acquisto di prodotti della dieta mediterranea, come succede per i farmaci che vengono messi nella dichiarazione dei redditi. In fondo, si tratta di qualcosa che fa altrettanto bene. E la salute è un problema anche della politica e della società intera".

#DietaMediterranea #Ricchi #Rischi #Studio #soluzione

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...