Chi ha la mania delle ''bionde'' e dove si fuma di più in Italia

01 giugno 2017 ore 16:03, Stefano Ursi
Quanto e dove si fuma di più in Italia? Il datolo si può evincere dal rapporto Ossfad del Centro Nazionale Dipendenza e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità, in cui si legge che i fumatori in Italia sono 11,7 milioni e rappresentano il 22,3% della popolazione. Sono in diminuzione gli uomini tabagisti, 6 milioni rispetto ai 6,9 milioni del 2016, ma aumentano le donne che da 4,6 milioni salgono a 5,7 milioni. Gli ex fumatori, spiegano i dati, sono invece il 12,6% e i non fumatori il 65,1%. Si fuma di più tra i 25 e i 44 anni (il 28%) invece nella fascia d’età più giovane, tra i 15 e i 24 anni, fuma il 16,2%. Si fumano in media 13,6 sigarette al giorno con un picco di 14,1 sigarette sul target 45-64 anni.

Chi ha la mania delle ''bionde'' e dove si fuma di più in Italia
La maglia nera rispetto all’area geografica spetta al Centro dove i fumatori di sesso maschile sono il 26%, al Sud e nelle Isole sono il 25,2% e al Nord il 22,0% ma sono proprio le regioni settentrionali ad avere la maggiore percentuale di fumatrici (24,6%) rispetto a quella dei fumatori (22%). Così Walter Ricciardi, Presidente ISS: ''Oggi nel nostro Paese fumano quasi 6 milioni di donne, circa un milione in più rispetto allo scorso anno. D’altra parte invece sono stati pochi coloro che in presenza di minori hanno fumato in auto, un divieto sul quale è stato d’accordo anche l’86% dei fumatori. L’avvicinamento delle donne fumatrici alle percentuali registrate tra gli uomini ci dice, però, che dobbiamo ancora continuare a contrastare il fumo e a insistere in questa direzione”.

INDAGINE LILT MILANO - ''Smettere di fumare? No, grazie''. È questa la risposta dei fumatori milanesi che in numero sempre più crescente dichiarano di non voler rinunciare alle “bionde”. Il 74% ha, infatti, dichiarato di non voler spegnere per sempre la sigaretta: nel 2016 era, invece, il 63%. E solo il 23%, contro il 26% del 2016, è intenzionato a smettere di fumare. Questi i dati emersi dall’indagine commissionata dalla Lilt di Milano alla Doxa in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco, che si è celebrata il 31 maggio. Ma c'è, nel quadro generale, un dato positivo che è quello relativo al numero dei fumatori milanesi che è in leggero calo: il 19% nel 2017 contro il 20% del 2016. Stessa cosa dicasi per il consumo medio giornaliero di sigarette, che scende a 9,9 nel 2017 contro le 10,5 del 2016. Tra i giovani dai 15 ai 24 anni il 25% è fumatore, mentre il 68% non ha mai fumato. C'è poi un dato che però preoccupa più di altri, ovvero quello relativo ai giovani che non hanno alcuna intenzione di smettere di fumare: il 67%, contro il 25% che, invece, vuole spegnere per sempre la sigaretta.

Chi ha la mania delle ''bionde'' e dove si fuma di più in Italia
Un quadro generale relativo alla popolazione milanese, che permette di analizzare anche altri aspetti correlati, come quello dell'attenzione alla forma fisica; secondo i dati dell’indagine Lilt Milano, infatti, i milanesi che fumano mostrano in ogni caso attenzione alla forma fisica (74%) e all’alimentazione (87%). Per quanto riguarda i giovani fumatori, l’83% è attento alla forma fisica e l’81% all’alimentazione: i ragazzi sono consapevoli che le sigarette possano creare dipendenza ma l’80% di loro non rinuncia a spegnerle. Si nota poi un'attenzione a quella che è l'informazione relativa al fumo e ai danni che esso provoca; i giovani infatti, in questo senso chiedono più campagne anti-tabacco e più informazione, cosa su cui LILT Milano è tuttora impegnata.

I DANNI DEL FUMO - Relativamente ai danni da fumo, citiamo una ricerca del National Cancer Institute (NCI) americano effettuato su ben 290 mila persone, che si focalizza sul fumare poco, che apporta comunque il rischio di danni molto gravi. I ricercatori hanno chiesto ai volontari che si sono sottoposti alla ricerca, tutti di età superiore ai 59 anni, quante sigarette avessero fumato in varie età della loro vita: tra chi ancora fumava, 159 hanno dichiarato di aver acceso in media meno di una sigaretta al giorno per tutti gli anni in cui avevano fumato, mentre 1500 hanno affermato di fumarne da 1 a 10. I ricercatori hanno poi valutato il rischio morte prematura per malattie respiratorie, come l'enfisema, o per patologie cardiovascolari. Chi fuma tra 1 e 10 sigarette al giorno corre un rischio sei volte maggiore di morire per problemi respiratori rispetto ai non fumatori, e una volta e mezzo il rischio di morire per malattie cardiovascolari.

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autore / Stefano Ursi
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