Microbi africani rafforzano bimbi? Per il medico Meluzzi: "Gli indios furono sterminati..."

10 maggio 2017 ore 17:02, Micaela Del Monte
"Ci rafforzeranno i microbi africani", così titola "La Stampa" di Torino. Approfondimento questo che ha fatto molto discutere il web e non solo. Nell'articolo infatti viene spiegato come i batteri che arrivano oggi in Italia attraverso i migranti sono in grado di aiutare i nostri figli ad avere un sistema immunitario molto più resistente nei prossimi anni. Per commentare l'articolo sui "batteri subsahariani che arricchiscono il sistema", Intelligonews ha contattato Alessandro Meluzzi,  psichiatra, saggista, politico e accademico.

Microbi africani rafforzano bimbi? Per il medico Meluzzi: 'Gli indios furono sterminati...'
Sta facendo molto discutere il pezzo de "La Stampa" secondo cui i microbi africani rafforzerebbero i nostri bimbi negli anni a venire. Quanto c'è di vero in questa affermazione?

"Non so chi abbia parlato così, dovrebbe essere un'autorità in materia. Io posso dire la mia da medico: di solito quando dei ceppi batterici o virali incontrano delle persone che non hanno sistemi anticorpali strutturati per riceverli succede quello è successo agli indios del sud America, agli amazzonici o agli indiani d'America che non avevano anticorpi adeguati per il morbillo o altri tipi di infezioni e che sono stati sterminati da questi. Quindi è possible che nel giro di un milione di anni ci rafforzeremo, ma non vorrei che nei prossimi dieci noi potremmo avere un'epidemia da meningococchi, che sono endemici nell'Africa subsahariana e rispetto ai quali non abbiamo nessun tipo di copertura adeguata, oppure che riemergano malattie come la tubercolosi che per altro è già riemersa. Non sarà così. Ma mi sembra che quanto teorizzato su La Stampa sia una visione delle cose ottimistica".

Si discute sull'obbligo per i bambini che frequentano l'asilo nido di vaccinarsi, poi arrivano su questi barconi senza schermo vaccinale. Non è un controsenso?

"Bambini o anziani non fa differenza. Lei è mai stato a New York? Lì c'è Ellis Island, un'isola dove gli italiani che immigravano negli Stati Uniti venivano tenuti in quarantena perlomeno per 40 giorni ma se apparivano sintomi di una qualunque malattia infettiva rimanevano anche di più. Quella era una prassi che veniva usata in queste situazioni e che invece nel presente non mi sembra venga presa minimamente in considerazione. Quindi mi pare che ci sia un'attenzione di tipo virologico e batteriologico che mi lascia da cittadino straordinariamente perplesso".

Questo far passare l'immigrazione come un qualcosa di utile ed esorcizzare in questo modo i pericoli non è un po' troppo buonista? 

"A me pare che ci sia un disegno complessivo che è quello di realizzare che Oriana Fallaci aveva definito la trasformazione dell'Europa in Eurafrica. E' un disegno che avrà delle ragioni probabilmente in un progetto che riguarda il funzionamento dei prodotti interni lordi, dei consumi e della sostituzione etnica. Non credo che però farà felice la popolazione sostituita, non si può chiedere a un cappone di fare festa a Natale".
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