Bere un caffè al giorno può salvarti la vita: ricerca sui biomarker

11 luglio 2017 ore 9:24, Eleonora Baldo

Da piccolo piacere quotidiano a vero e proprio salvavita: questo sembra essere il grande salto di qualità compiuto, secondo i risultati raggiunti da ben due studi scientifici diversi, dal caffè, elemento imprescindibile delle giornate di qualunque persona, in qualunque nazione del mondo.

LA RICERCA - Poco importa se lo preferiate espresso, lungo, americano, o decaffeinato, a fare la differenza secondo gli studi condotti, da un lato,  da Marc Gunter epidemiologo dell’International Agency for research on Cancer e coordinatore di un pool internazionale di 48 ricercatori,  dall’altro,  da Wendy Setiawan, ricercatrice della South California University, sarebbero le proprietà antiossidanti contenute nella bevanda.

Il caffè contiene numerosi composti, come i polifenoli e gli acidi cloro genici e i diterpeni e tutti questi hanno proprietà antiossidanti” ha dichiarato Marc GFunter, forte di uno studio tra i più ampi ed esaustivi mai condotti sul tema: la ricerca da lui coordinata ha coinvolto per ben 16 anni un campione di oltre 520.000 soggetti sparsi in 10 nazioni del mondo (Italia, Danimarca, Francia, Grecia, Germania, Olanda, Norvegia, Gran Bretagna Svezia e Spagna) giungendo a conclusioni più o meno sovrapponibili a quelle raggiunte da quello condotto dalla Dott.ssa Sewian in California che ha indagato sull’associazione tra caffè e mortalità prendendo a campione 185.000 americani di estrazione multietnica (afroamericani, nippoamericani, latinoamericani e caucasici).

Bere un caffè al giorno può salvarti la vita: ricerca sui biomarker

I BENEFICI - In sostanza i consumatori anche di una sola tazzina di caffè al giorno, rispetto ai non consumatori. beneficiano di un rischio inferiore di morte pari al 12% , ricomprendendo all’interno di questa fortunata percentuale tutte le cause di morte, dall’ictus, ai disturbi cardiaci, ai tumori, sino al diabete e ai problemi respiratori e renali. Prospettive ancora più rosee si affacciano all’orizzonte per gli i consumatori seriali della bevanda, ovvero per chi ne consuma tre o più tazzine al giorno che vedono la percentuale di cui sopra salire al 18%.  

L'ANALISI - Il segreto è facilmente spiegato, ancora una volta dallo stesso Gunter, che sul punto afferma: “Chi consuma caffè ha un migliore profilo enzimatico del fegato: lo abbiamo visto analizzanto i biomarker di una parte del campione, i 16.000 soggetti per cui quei dati erano disponibili” – continuando – “inoltre il consumo di caffè è associato anche ad un migliore controllo del glucosio e ad un più basso tasso di infiammazione nell’organismo. Infatti chi beve caffè ha valori inferiori di proteina C reattiva, marcatore di infiammazione. Tutto ciò contribuisce a spiegare perché i bevitori di caffè hanno un rischio di morte inferiore”.

Ulteriori delucidazioni sono state fornite da Elio Riboli, direttore della School of Public Health presso l’Imperial College di Londra ed esponente italiano del pool di ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati anche dalla rivista scientifica Annals of internal medicine: “Nel nostro studio abbiamo fatto un passo in più, perché abbiamo visto che la riduzione è dovuta specificamente a un effetto protettore sulle malattie dell’apparato digerente e quelle cardiovascolari” ha dichiarato, richiamando inoltre i risultati a cui era giunto, qualche anno fa uno studio condotto dall’Istituto Nazionale di Nutrizione di Roma che, confrontando il consumo di verdura con quello di caffè, giunsero alla conclusione che il secondo regalasse ai consumatori un effetto antiossidante decisamente superiore a quello offerto da frutta e verdura.

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