Tumore al polmone, svolta Pembrolizumab: nuovo farmaco aiuta chemio

11 settembre 2017 ore 11:43, Americo Mascarucci
Buone notizie per la cura dei tumori a polmone e vie urinarie. Secondo gli studi infatti starebbero dando sempre più positivi risultati i trattamenti a base di Pembrolizumab, molecola immuno-oncologica che blocca un meccanismo protettivo sulle cellule tumorali permettendo al sistema immunitario di distruggerle. La cura come detto continua a mostrare risultati soddisfacenti con un miglioramento significativo della sopravvivenza globale rispetto alla chemioterapia. A sostegno di questa tesi ci sono i dati aggiornati dello studio di fase III KEYNOTE-045, presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) in corso a Madrid.
Tumore al polmone, svolta Pembrolizumab: nuovo farmaco aiuta chemio

I DATI
Secondo lo studio illustrato la sopravvivenza dei pazienti con tumore del polmone in fase avanzata si allunga se trattati con pembrolizumab in aggiunta alla chemioterapia (pemetrexed + carboplatino). A 18,7 mesi di follow-up, oltre la metà dei pazienti trattati con l’associazione chemioterapia-immunoterapia, rispetto ad appena un terzo di quelli trattati con sola chemioterapia, ha mostrato  una risposa al trattamento e un buon controllo dei sintomi. In più, prolungare la durata del trattamento con pembrolizumab non si associa ad un aumentato rischio di tossicità. I dati vengono dallo studio di fase II KEYNOTE-021G e riguardano non solo i pazienti con una buona espressione del PD-L1 (il biomarcatore che individua i pazienti a maggiore probabilità di risposta a questo immunoterapico), ma anche quelli con bassa espressione di PD-L1. 

ANALISI DEGLI ESPERTI
"Questi dati – afferma il prof. Sergio Bracarda, Direttore dell’Oncologia Medica di Arezzo e del Dipartimento Oncologico dell’Azienda USL Toscana SUDEST – confermano l’efficacia degli inibitori di checkpoint nel trattamento dei tumori uroteliali associando al vantaggio in sopravvivenza anche una buona tollerabilità, particolarmente rilevante in una popolazione spesso caratterizzata da età elevata e/o altre patologie anche importanti. Sarà molto importante continuare a verificare l’andamento nel tempo di questi dati per cercare di capire quanti dei casi trattati potranno aspirare ad una cronicizzazione di malattia. La buona tollerabilità osservata è, inoltre, un buona premessa per possibili combinazioni con altri farmaci". 
L’EMA (Agenzia Europea per i Medicinali) ha recentemente approvato pembrolizumab per il trattamento di pazienti con carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico. In particolare, pembrolizumab è approvato per l’uso in monoterapia per il trattamento del carcinoma uroteliale localmente avanzato o metastatico di pazienti adulti che hanno ricevuto una precedente chemioterapia contenente platino e di adulti non eleggibili alla chemioterapia contenente cisplatino. 
"Un dato questo che, se confermato da altri studi – afferma la professoressa Silvia Novello, ordinario di Oncologia Medica presso l’Università di Torino e presidente dell’associazione Women Against Lung Cancer in Europe (Walce) - potrebbe portare a rivedere le attuali indicazioni prescrittive. In una patologia come il tumore del polmone in fase avanzata – prosegue l’oncologa – avere una conferma di superiorità di efficacia a più di 18 mesi è già un risultato importante. Ma i dati più eclatanti di questo studio sono l’ulteriore riduzione del rischio di progressione e morte in oltre il 40 per cento nei soggetti trattati con pembrolizumab in aggiunta alla chemioterapia tradizionale".  

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