Tumore al polmone 'senza fumo': allarme batteri killer ma c'è immunoterapia

13 dicembre 2016 ore 10:33, Americo Mascarucci
Per scongiurare il rischio tumore potrebbe non bastare più soltanto evitare le sigarette.
Il fumo resta infatti la principale causa dell’insorgenza del cancro, ma c’è un restante 20% di malati che potrebbero contrarre il tumore attraverso altre vie.
Come spiega Il Giornale il motivo dello sviluppo del tumore nel restante 20% circa di soggetti potrebbe risiedere in un’infezione da microrganismi come spiegato dagli esperti 17esima Conferenza mondiale sul cancro al polmone, svoltasi recentemente a Vienna. 
Questa tesi è sostenuta da Harald zur Hausen - Premio Nobel per la Medicina nel 2008 per le ricerche che hanno identificato il legame tra l'infezione da virus Hpv ed il cancro alla cervice - secondo il quale virus, batteri e funghi potrebbero avere un ruolo determinante come cause del tumore al polmone: 
"Mentre il fumo è chiaramente il maggiore fattore di rischio per il tumore al polmone, con il 25% circa di forti fumatori che svilupperanno la malattia sul lungo termine - ha sottolineato zur Hausen - è però vero che il 20-25% dei pazienti non è mai stato fumatore, e ciò indica che devono esserci delle influenze addizionali per lo sviluppo di tale forma tumorale". 
"I virus ‘oncogenici’ - aggiunge l'esperto - richiedono delle modifiche genetiche affinché il cancro possa svilupparsi, poiché le infezioni virali in se stesse non sono sufficienti a determinare il tumore". 
Ma quali batteri potrebbero agevolare lo sviluppo del tumore?
"Possibili veicoli di questi microrganismi sarebbero gli animali domestici e non, i quali - sempre secondo zur Hansen - potrebbero portare virus patogeni che, sebbene non pericolosi per gli animali stessi, risulterebbero cancerogeni allorché trasferiti all'uomo; ciò spiegherebbe, peraltro, l’alto rischio di tumore polmonare in alcune categorie come ad esempio i macellai ed i lavoratori dei macelli".

Tumore al polmone 'senza fumo': allarme batteri killer ma c'è immunoterapia
Ogni giorno in Italia si registrano più di 110 nuove diagnosi di tumore del polmone, per un totale di 41.300 nuovi casi stimati l’anno, di cui l’80% è provocato dal fumo. 
La grande speranza per i pazienti, riferisce invece La Stampa risiederebbe oggi nell'immunoterapia, in quei trattamenti cioè che utilizzano il sistema immunitario dell’organismo per attaccare le cellule tumorali. 
Nel caso del cancro ai polmoni, l’immunoterapia è particolarmente efficace nella forma più frequente, quella non a piccole cellule. 
"L’immuno-oncologia – sottolinea il professore Federico Cappuzzo, direttore Oncologia all’Ospedale di Ravenna – ha già evidenziato risultati decisivi in seconda linea nella fase avanzata della malattia. La sfida ora è individuare i pazienti che possono maggiormente beneficiare di questa nuova arma in prima linea, cioè al momento della diagnosi".
Le possibilità di guarigione cambiano drasticamente in relazione allo stadio in cui avviene la diagnosi. 
Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni nella forma non a piccole cellule in stadio I è compresa tra il 47% e il 50%, mentre per lo stadio IV scende al 2%. Nella forma a piccole cellule, tumore che cresce più rapidamente, i tassi di sopravvivenza tendono a essere più bassi (in stadio I sono compresi tra il 20 e il 40%, in stadio IV scendono all’1%). 
Complessivamente, la percentuale di sopravvivenza a 5 anni delle persone colpite da carcinoma del polmone in Italia è pari al 14,3%, più elevata rispetto alla media europea (13%).  

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